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La casa editrice Rrose Sélavy alla ricerca del bello

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi
La piccola casa editrice Rrose Sélavy veleggia alla ricerca del bello. Nata nel 2014 a Tolentino, delizioso centro del maceratese, per volontà dell’editore e scrittore Massimo De Nardo, si distingue per la cura dell’oggetto libro nel panorama dell’editoria per ragazzi.
Quanto a illustrazioni, la casa editrice si può pregiare di splendide tavole di firme famose quali Gianni De Conno, Fabio Visintin, Paolo D’Altan. Tra gli scrittori del catalogo ce ne sono molti che non avevano mai scritto  per ragazzi, come Loredana Lipperini, Carlo Lucarelli, Sandra Petrignani e Igiaba Scego (a breve l’intervista sul suo Prestami le ali).

Massimo De Nardo ci racconta la sua avventura editoriale.

Partiamo dal nome della casa editrice, Rrose Sélavy, ricercato, ricco di suggestioni e diversi piani di lettura. Ci racconti la genesi di questo nome?
Nasce da una passione per Marcel Duchamp, tra i più interessanti artisti della cultura “visiva” del Novecento (per non dire “pittorica”, dal momento che Duchamp aveva smesso di dipingere). Assieme a Picasso, ha reso tutto possibile, nelle arti figurative, e, al tempo stesso, reso tutto impossibile. C’è una foto, notissima, scattata da Man Ray (altro straordinario personaggio) che ritrae Duchamp vestito (non travestito) da donna. Man Ray ha scritto sulla foto: “Rrose Sélavy alias Marcel Duchamp”. E questa inversione di identità è già di per sé un pensiero concettuale, ironico, giocoso. Le opere di Duchamp hanno più di cento anni, ma per noi, e non solo per noi, rappresentano ancora la modernità. Difficile non essere “duchampiani”. Il nome Rrose Sélavy è parte di una dedica che Duchamp fece al suo amico Picabia. È anche un anagramma: la vita è passione (eros). Un bel po’ di cose, quindi. Che abbiamo fatto nostre.

Quando e perché hai pensato di avventurarti nella creazione di una casa editrice per ragazzi? E a quale fascia d’età si rivolge Rrose Sélavy?
Pubblicavamo una rivista trimestrale, Rrose, sulla creatività. L’idea di un inserto si è poi trasformata in un vero e proprio progetto editoriale (era il 2014), l’attuale collana di libri illustrati per ragazzi, Il Quaderno quadrone. Siccome il nostro destino non è scritto da nessuna parte, succede che – citando Cristina Campo – si possa «realizzare l’impossibile attraverso l’impossibile». Oggi le collane sono tre: Il Quaderno quadrone, Il Quaderno cartone (per i lettori più piccoli), Il Quaderno Ready Made (romanzi brevi, non illustrati). L’età dei nostri lettori: dai quattro ai sedici anni. Una misura anagrafica certo molto elastica, dentro la quale ci sono anche i lettori adulti. Dipende ovviamente dalle storie che proponi.

Quante persone lavorano presso la casa editrice e come sono distribuiti i ruoli? Quanti titoli pubblica annualmente Rrose Sélavy?
Tre (due responsabili tutto-fare e un grafico editoriale). Coerenti con il fatto che siamo una piccolissima casa editrice. Pubblichiamo quattro o cinque titoli, con il desiderio di farne qualcuno in più, senza però oltrepassare quel limite oltre il quale può diventare più difficile seguire con la giusta attenzione i singoli titoli, come invece facciamo.

«Ciò che sta caratterizzando questa nostra piccola casa editrice è l’aver coinvolto scrittori e scrittrici che non avevano mai scritto per ragazzi. Continueremo così».  Quali sorprese e scoperte sono scaturite da questa scelta editoriale?
È stata una scelta che in qualche modo ci ha contraddistinto, anche se non sono mancate le difficoltà, specialmente in questo settore che è abituato un po’ alle etichette di genere. La sorpresa, all’inizio, eravamo noi a farla nascere negli altri: una piccolissima casa editrice che si presenta con autori di alto livello. Le scoperte sono quotidiane, a volte piacevoli altre meno: cercare gli autori, coinvolgere gli illustratori, spostare poi la creatività verso la realtà commerciale nei rapporti con i distributori, le librerie, i lettori. Costruire esperienza sugli errori e sui successi, ogni momento, come per qualsiasi altro lavoro autonomo.

Soffermiamoci sul progetto editoriale Il Quaderno quadrone, che esalta innanzitutto la bellezza dell’oggetto libro.
Quello che una storia racconta non esiste se un libro non viene aperto. Pensiero ovvio. Che porta a dire che l’aspetto esteriore ha una sua responsabilità nel farci desiderare di aprire un libro. Un libro va realizzato con criteri tecnici ed estetici: tipo di carta, lettering, formato, grafica di copertina, impaginazione, rilegatura. Noi siamo partiti da questa linea di condotta, e cercheremo di mantenerla.

La casa editrice è promotrice di cultura in senso lato tra i banchi di scuola attraverso laboratori di scrittura per la scuola primaria e secondaria. Quale impatto ha questa attività sul territorio e quante energie richiede? Va considerata attività necessaria?
Estremamente necessaria. I nostri laboratori sono improntati “rodarianamente” sulla scoperta delle parole, sulla ricerca dei significati, sul racconto fantastico, sul gioco espressivo. Coinvolgere le scuole nei progetti di scrittura è una responsabilità non di poco conto, perché oltre a interessare le insegnanti (in genere, quasi tutte donne) e gli alunni ci sono anche le famiglie e, in maniera più ampia, i cittadini consapevoli.

Rrose Sélavy è una casa editrice che ha sede a Tolentino, splendido paese messo in ginocchio dal terremoto del 2016. Lo scorso novembre è uscito L’altra notte ha tremato Google Maps, di Michela Monferrini. Il libro ha avuto un discreto successo. Letteratura come esperienza di condivisione, come catarsi?
La letteratura è – se così posso dire – la vita degli altri che facciamo nostra. Michela Monferrini, che nel suo libro racconta il terremoto di Amatrice, pur affrontando una realtà carica di dolore è comunque riuscita con intelligenza e sensibilità a raccontarci una storia delicata, i cui protagonisti sono una nonna, suo nipote tredicenne Giordano e una ragazzina, Elisa, con la quale Giordano scambia una serie di sms tra cronaca dell’evento drammatico e sentimenti personali. La domanda del nipote tredicenne: «Come portare la nonna che non cammina più in un posto che non c’è più» è risolta attraverso Google Maps, che ci fa vedere Amatrice com’era prima, ci fa di nuovo attraversare le sue strade. Questo elemento aggiunge valore narrativo a una vicenda che ha coinvolto emotivamente molti lettori. Condivisione e catarsi? Probabile che la letteratura serva anche a questo, e se così è evviva la letteratura.

Massimo De Nardo scrittore e al contempo editore. Che mestieri fantastici!  novembre 2012 (Il Quaderno quadrone, nuova edizione novembre 2016 con illustrazioni di Giulia Orecchia) e Maffin, marzo 2016 (collana Il Quaderno Ready Made).
Due identità che vanno molto d’accordo tra loro. Si aiutano a vicenda, e spero di ricavarne uno sguardo completo, oggettivo e partecipativo. Essere editore (nel mio piccolo) mi fa vedere più razionalmente l’altra parte di me che pretende di essere scrittore (nel mio piccolo).

Ultima domanda di rito: quali libri ci sono sul tuo comodino?
Uno solo, ma sta lì da tempo. Perché ho smesso di leggere a letto. Per il semplice motivo che leggo molto durante il giorno. Credo però che la domanda non volesse indicare un luogo o delle abitudini di lettura, ma sapere cosa legge chi si occupa, come me, di editoria per ragazzi. Non faccio delle distinzioni nette, importante è che le storie siano ben scritte e che abbiano qualcosa da dire. Mi ritrovo comunque a leggere di più i libri per adulti, anche se – come dico spesso durante i nostri laboratori di scrittura – è il modo in cui le racconti, le storie, a farle essere per adulti o per ragazzi.

Qualcunoconcuicorrere: giovanissimi in blog!

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

Ho conosciuto Matteo Biagi, professore di italiano di scuola media e fiorentino di adozione, lo scorso gennaio. L’occasione: Pezzettini. La festa della lettura a Torpignattara; il tema della chiacchierata e dell’incontro: raccontare con tutti i mezzi.  Matteo, appassionato ed entusiasta, ha raccontato la bellissima esperienza del blog qualcunoconcuicorrere.org. che ha fondato nel 2012, Nel 2015, invece, ha dato vita insieme ad altre quattordici persone alla rivista Libri Calzelunghe, dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi.

Matteo Bianchi

Matteo Bianchi

Approfondiamo queste esperienze a partire dalla tua vocazione, l’insegnamento dell’Italiano a ragazzi tra gli 11 e i 14 anni e la promozione della lettura. Che cosa occorre oggi per essere un buon insegnante, al passo con i tempi? Che cosa alimenta la tua passione per l’insegnamento in questi anni difficili, soprattutto per il mondo della scuola?
Credo davvero che la risposta rischi di apparire banale: innanzitutto bisogna amare questo mestiere, ritenerlo uno dei più gratificanti, e ricordarsi ogni giorno, in mezzo a tutte le difficoltà, che il nostro primo obiettivo è quello di trasmettere ai nostri alunni un po’ della nostra passione. Poi c’è la questione dell’innovazione: occorre conoscere bene le Indicazioni Nazionali,  un documento che lascia spazio a una didattica nuova, e aver voglia di sperimentare.

Che cos’è qualcunoconcuicorrere.org?
È un blog gestito da una redazione di circa venti ragazzi, tra i 12 e i 19 anni. Il lavoro è organizzato e pianificato in questo modo: le uscite settimanali garantite devono essere due, una recensione e un incipit. Gli incipit li cura chi può, spesso io, anche perché è un modo per segnalare le novità editoriali che ci sembrano più interessanti. Le recensioni invece seguono un calendario ben preciso. I ragazzi hanno la totale libertà di scelta dei testi da recensire. In più, quando abbiamo tempo, integriamo con articoli diversi, bibliografie, segnalazioni di film.
Ho chiesto ai redattori di spiegare quale sia, per loro, il valore della partecipazione a questa esperienza. Afferma Vittoria: «Leggere è sempre stata un’azione fondamentale nella mia vita e fin da piccola la vedevo come un qualcosa da fare nella propria intimità. Grazie al blog e al gruppo ho imparato, però, una nuova parola: la condivisione».
Aggiunge Giulia: «Sarò strana, perché se devo essere sincera non conosco quasi nessuno degli altri, ma non credo esista nulla di meglio se non un “luogo” dove ognuno può esprimersi ed essere capito da persone che magari non ti hanno mai visto ma, in un certo senso, sono simili a te in maniera strabiliante. Io il mio posto l’ho trovato in qualcunoconcuicorrere. Mi sento a casa, e non penso esistano sensazioni più belle di questa».

Qual è il riscontro ricevuto dal blog?
Un riscontro davvero inaspettato: in cinque anni di vita ci arrivano testimonianze del fatto che è conosciuto da molti insegnanti che lo leggono nelle classi, da tutti i principali autori per ragazzi, dalle case editrici, alcune delle quali ci inviano i loro testi in anteprima per conoscere il pensiero dei ragazzi. Collaboriamo con diversi festival e abbiamo addirittura pubblicato alcune recensioni su un’antologia scolastica, Controvento di Loescher-D’Anna.

Quali sono state le sorprese più inaspettate e piacevoli ricevute dai ragazzi?
Li ho visti acquisire una sorta di sorprendente professionalità senza che abbiano perso alcunché della spontaneità originaria.

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A far impallidire l’ormai cronica crisi del libro e della lettura c’è l’editoria per bambini e ragazzi, in netta controtendenza. I lettori tra i 6 e i 16 anni sono in crescita. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno e perché i giovani lettori, una volta adulti, smetterebbero di leggere?
Mi fa piacere che questa domanda parta da un’analisi veritiera dei dati, almeno facciamo piazza pulita del luogo comune secondo cui i ragazzi non leggono. Se i ragazzi non leggono, figuriamoci gli adulti! Indagare le cause nello spazio di una breve risposta temo non sia semplice, se non al costo di banalizzare, cosa che vorrei evitare. Ma non c’è dubbio che, passata la fase della vita in cui si ha più tempo libero, gli adulti facciano fatica. Il panorama si polarizza tra una nicchia di fortissimi lettori e la maggioranza dei lettori, che legge un libro o due d’estate. Quali ne siano i motivi è difficile dirlo, ma in parte credo c’entri la scuola, che comunque indirizza e stimola curiosità; in secondo luogo, le biblioteche sono divenute luoghi di ritrovo significativi. Musica, tv e cinema, poi, possono essere “ponti” verso la lettura.

Cosa ha aggiunto la paternità al tuo mondo già fatto di libri per bambini e ragazzi?
L’interesse – mai sperimentato prima – per i libri per la fascia zero – tre, che riserva davvero delle sorprese. Con la crescita di Tommaso, poi, arriverò a tutte le tappe successive. Da un altro lato, però, la consapevolezza del fatto che dovrò stare molto attento ad accompagnarlo nella sua formazione di lettore senza essere una figura ingombrante.

libricalzelungheCosa leggevi, tra i dieci e i quattordici anni?
Vuoi la verità? Non molto. La mia formazione di lettore forte è arrivata dopo, al liceo. Dell’età che hai citato tu ricordo qualche classico di avventura: Salgari, Verne, London, I ragazzi della via Pal, Capitani coraggiosi, insomma, niente di diverso da tutti i preadolescenti degli anni ’80.

Volendo dare uno sguardo al futuro, che cosa vedi?
Ci piacerebbe trasformare qualcunoconcuicorrere.org in un’associazione culturale, in modo da radicarci ancora di più e creare per alcuni dei ragazzi la possibilità di trasformare questa esperienza in una professione. Nell’immediato abbiamo un progetto nel cassetto la cui riuscita non dipende da noi, e che per scaramanzia non riveliamo ancora. Diciamo che se si dovesse concretizzare sarete i primi a saperlo.

Hai citato in pratica soltanto ragazze. Nel gruppo ci sono anche ragazzi? E qual è il loro rapporto con smartphone e videogiochi?
Impossibile negare che il gruppo sia in gran parte femminile. Francesco, l’unico citato nella risposta, non è propriamente l’unico: ci sono anche Sebastiano, il nostro critico cinematografico, Enzo e Andrea. In generale posso dire che il loro rapporto con la tecnologia è quello della maggioranza dei coetanei: i redattori del blog oltre a leggere, ascoltano musica, divorano film e serie TV, usano lo smartphone. Credo che la competizione lettura – tecnologia sia un fenomeno da studiare attentamente: non necessariamente si escludono. Spesso gli appassionati di storie le cercano in forme diversificate.

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Cosa c’è da leggere sul tuo comodino e sul comodino dei ragazzi della tua redazione ?
Io sto leggendo L’universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven; Federica e Carlotta, due giurate del premio letterario Mare di Libri (www.maredilibri.it), sono impegnate nella lettura dei cinque romanzi in concorso, Emma si divide tra i romanzi in finale allo Strega Ragazzi (parteciperemo alla premiazione) e L’interpretazione dei sogni di Freud. Aurora sta leggendo in anteprima il prossimo volume di Hotspot, Prima che te ne vai e I nostri cuori chimici di Krysthal Sutherland. Margherita è alle prese con Il rosso e il nero, Sarah con Caduto fuori dal tempo di Grossman, l’altra Carlotta con L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia. Francesco, invece, sta leggendo Tutto ciò che resta di Richmond. Credo che questi esempi (parziali, ne mancano altri) diano il senso della varietà delle loro letture.

Patrizia Rinaldi e la responsabilità della speranza

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

L’occasione per conoscere personalmente Patrizia Rinaldi, la scrittrice partenopea che ha vinto il Premio Andersen 2016 come migliore scrittore, è imminente: la festa della lettura Pezzettini, che si terrà a Torpignattara (a Roma) il 28 e 29 gennaio.
Nel frattempo, però, ho goduto di una piacevolissima conversazione telefonica con l’autrice che si è raccontata in maniera gioiosa e accurata.

Patrizia Rinaldi, laureata in filosofia, ha scritto una ventina di libri, dal noir alla letteratura per ragazzi. Dal 2010 partecipa a porgetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida.
Nel giugno 2016 ha ricevuto il Premio Andersen, il premio per gli autori e i protagonisti dell’editoria per l’infanzia: «Per una scrittura raffinata e intensa, suadente e precisa. Per una strada che, con fervida e operosa oculatezza, intreccia la scrittura per l’infanzia con la produzione narrativa per adulti. Per la delicatezza e la sensibilità con cui affronta temi non facili, regalandoci altresì una costante linea di sorriso e una vivida rappresentazione del mondo dei ragazzi».

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Questo premio era atteso o inaspettato? Che cosa significa a livello letterario e quale l’impatto a livello pratico?
Non mi aspettavo questo premio. Ho iniziato a pubblicare tardi con continuità, sono quindi un’autrice relativamente recente. Quando ho ricevuto la telefonata ho sentito il cuore uscire dalla schiena, per questioni di onore e di esultanza. Sono stata investita da una  sorpresa molto intensa, una forte impressione; forse anche perché  mi sento periferica e quasi mai al centro delle situazioni.
Cosa è cambiato? Credo sia aumentato il sentimento di responsabilità. In genere scrivo con serenità. Lavoro con editor consolidati, come Luisa Mattia e Federico Appel. Con l’assegnazione di questo premio è cresciuta la voglia di far bene, di non deludere.
Ricevere Il Premio Andersen, premio serio e prestigioso, è stato professionalmente uno dei giorni più belli della mia vita. La giuria aveva letto tutti i miei romanzi, anche i libri per adulti, dimostrando grande cura. Insomma, ho provato onore, gioia, la sensazione di dover far bene, di migliorare.

«Un dato insolito nel panorama nazionale: la capacità di transitare senza sforzi e sempre con esiti quanto mai convincenti dalla scrittura per ragazzi a quella per adulti» si legge nelle motivazioni del Premio. Che cosa significa per Patrizia Rinaldi scrivere per ragazzi e scrivere per adulti?
Rispetto all’impegno non c’è alcuna differenza, c’è una differenza che mi propongo da sola: quando scrivo per ragazzi avverto responsabilità di speranza. La maggior parte dei miei libri per ragazzi è scritta per la fascia d’età 11-14 anni, quindi per un pubblico che affronta i cambiamenti adolescenziali, corporei, di percezione della realtà, le prime consapevolezze di frattura rispetto al mondo infantile. Quando scrivo per ragazzi mi viene di identificarmi con questa fascia d’età, cerco di dire cose non melense. Tratto anche argomenti scabrosi di dipendenze, solitudini, di disagio sociale. Se mi riferisco ai giovani lettori cerco una poetica del nonostante, di soluzione, di via d’uscita; problema che non mi pongo quando scrivo per adulti. Mi piace mantenere una traccia di risorsa, di superamento del limite, ma non è così prioritaria. Nella riflessione sul romanzo cerco di delineare prima i personaggi, poi articolo la storia, man mano, mentre mi rendo conto se è adatta a ragazzi o ad adulti. Le classificazioni sono sempre successive. Il contesto narrativo, il linguaggio, la dinamica della storia ubbidiscono al desiderio sincero di parlare proprio di quei protagonisti, di quella situazione. Alcuni autori hanno un’identità precisa, una vocazione. Mi piace che ognuno possa scegliere in armonia con il genere o il non genere che sente più vicino. Quanto a me, non mi sento rappresentata da alcuna definizione, tra autrice per ragazzi o per adulti; cerco di far bene quello che sto facendo in quel momento.

Se la crisi del libro e della lettura sembra ormai cronica, l’editoria per bambini e ragazzi va controcorrente. I lettori tra i 6 e i 16 anni sono in crescita. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno e perché i giovani lettori, una volta adulti, smetterebbero di leggere?
Se si conoscesse la risposta si correrebbe meglio ai ripari. Forse l’editoria per bambini e ragazzi ha mantenuto indipendenza e specificità. Nel nostro panorama letterario coesistono edizioni di alto prestigio. La qualità ha spazio. La casa editrice Sinnos, ad esempio, ha un abito editoriale preciso. Inoltre il libro non viene soltanto pubblicato ma viene difeso, si crede nel lavoro svolto anche grazie all’opera di ottimi uffici stampa; mi fa piacere ricordare Emanuela Casavecchi di Sinnos e Chiara Stancati di Lapis.  Gli editori si fanno carico di accompagnare i più giovani verso il gusto della lettura. Il lavoro di preferenze editoriali e di promozione non può essere solo in funzione di un marketing spregiudicato, i libri pubblicati dopo scelte precise vanno difesi. I lettori se ne accorgono.
Un altro aiuto alla resistenza del libro viene da docenti validi che credono nell’importanza della lettura, anche quando non è ufficializzata da indicazioni curricolari; avvicinano i ragazzi alla fruizione del testo, al di là dei programmi ministeriali, e questo prende fortemente i giovani come modello comportamentale assunto all’interno di un’istituzione. Ho conosciuto insegnanti di frontiera che fanno un lavoro eroico in difesa della lettura. Quando il ragazzo viene lasciato solo, prevale l’immagine, prevale la fruizione passiva, semplificata, e in accordo con il gruppo che crea senso di appartenenza. Servono risorse, investimenti, biblioteche, gruppi di lettura. Naturalmente il mio è uno sguardo meno preciso degli editori e di chi lavora stabilmente nel settore.

la-compagnia-dei-soli-Patrizia Rinaldi e la casa editrice Sinnos costituiscono un connubio felice e consolidato. Quali sono i punti di forza?
C’è un accordo di intenti, un modo di lavorare della Sinnos che mi piace molto, ossia l’idea che il libro sia una collaborazione, perchè il libro non è soltanto dell’autore. Grazie a questa linea si lavora con uno scambio proficuo; all’interno di un progetto ricevo proposte interessanti, senza contare il rapporto di amicizia e di fiducia che si è instaurato. Lavoriamo con le parole e c’è bisogno di fidarsi della progettualità comune. Come casa editrice la Sinnos ha fatto un percorso convincente: si sono formati, battuti, hanno modificato direzione quando hanno capito che c’era bisogno di esplorare altre risorse letterarie. La Sinnos pubblica davvero dei bei libri. Della Passarelli, direttore editoriale, manifesta sempre grande partecipazione al progetto; quanto alla mia ultima pubblicazione, La compagnia dei soli, durante la lavorazione del libro con l’editor Federico Appel sono state messe in campo questioni, soluzioni: un procedere affascinante. Con l’illustratore Marco Paci mi sono trovata in perfetta armonia di segni. Emanuela Casavecchi fa un lavoro di ufficio stampa impeccabile. La sensazione è di lavorare a bottega. Insieme.

Da tempo prendi parte ai progetti didattici presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ci racconti questa iniziativa?
Nisida è una piccola isola di origine vulcanica dell’arcipelago delle Isole Flegree. Da decenni è collegata alla terraferma da un pontile. Ha una lunga tradizione carceraria: i Borbone destinarono Nisida come sede di carcere politico. Maria Franco è un’insegnante che si occupa anche di progetti letterari con i ragazzi detenuti. Tutti gli scrittori da lei invitati, su un tema che cambia di anno in anno, incontrano i ragazzi e scrivono con loro. In primavera si pubblica un’antologia i cui proventi ricadranno sul progetto successivo.  Quest’anno sono in compagnia degli scrittori Viola Ardone, Riccardo Brun, Daniela De Crescenzo, Maurizio de Giovanni, Antonio Menna, Valeria Parrella, Carmen Pellegrino, Gianni Solla, Massimiliano Virgilio. Gli scrittori partecipano con consapevolezza e impegno: c’è da imparare.
Nisida è diventata per Napoli un riferimento culturale. Maria Franco e i suoi collaboratori hanno dato vita anche a un parco letterario. Su quest’isola sono passati autori fondanti, tra cui Dumas e Cervantes. Per i ragazzi detenuti si è dimostrato utile avere uno sguardo sull’altro da sé, sul bello, su differenti complessità emotive; qui soggiornano ragazzi dai trascorsi terribili. Hanno avuto a che fare duramente con la giustizia. Noi tutti usciamo migliorati da questa esperienza così forte, addolorati, ma arricchiti. Va detto che i veri protagonisti dell’impegno sono le persone che tutti i giorni lavorano a Nisida: gli insegnanti, gli agenti, il direttore, che è persona eccezionale.
Che il dentro sia fuori e il fuori sia dentro, questo il motto imperante a Nisida. Tornare alla vita, si spera, cambiando prospettiva. È un progetto importante, accolto da noi scrittori con passione.

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Qual è il rapporto con la tua città e quale il riflesso nei tuoi libri?
La mia città è Napoli. La serie noir di tre romanzi pubblicata da e/o è ambientata a Napoli, soprattutto nella zona dei Campi Flegrei. Spero di raggiungere una narrazione non omologata, priva di intenzioni solo distruttive o celebrative. Mi fa piacere raccontare tante città in una, dire dei contrasti di Napoli. Amo la mia città, non sono mai andata via, nonostante ne abbia avuto l’opportunità. Vivo sopra i crateri ed è qui che ho bisogno di tornare, sebbene mi renda conto di quanto lavoro ci sia da fare in questo luogo dalla socialità complessa. Napoli ha una tradizione culturale ingovernabile, quasi ingombrante. Sugli artisti contemporanei gravano tradizioni di bellezza immensa e relativo peso di suggestioni teatrali, pittoriche, filosofiche, architettoniche, musicali, letterarie. Sento l’esigenza anche di tradire Napoli, per non ricadere nella stessa narrazione. Così alcuni miei romanzi, tra cui il prossimo, sono ambientati altrove. Ma poi torno. Mi allontano ma poi torno a questa mia città, al suono della frase, alla formazione letteraria, alla terra campana che sento profondamente mia.

ma_già_primaQual è il rapporto con il femminile e quale il riflesso nei tuoi libri?
C’è una caratteristica femminile che mi appassiona: il limite che diventa risorsa anche grazie alla forza della fragilità. Mi incanta questa prospettiva, questa rivoluzione di piani cognitivi e sentimentali. Per esempio Blanca, la protagonista della serie noir pubblicata dalla casa editrice e/o, è una donna ipovedente dal carattere terribile, che riesce a convertire il limite visivo in risorsa. Passa attraverso il desiderio di farcela nonostante tutto: io non ce la posso fare e invece ce la faccio. La presenza di personaggi femminili è presente in maniera spesso prepotente nei miei libri; amo le donne nella vita e nel romanzo, possiedono complessità belle da raccontare. E amo raccontare le donne vecchie, ferocemente vive nonostante la vicinanza della morte (come Ena, personaggio di Ma già prima di giugno, e/o, 2015). Anche in questo caso siamo di fronte al limite che si supera, per esempio attraverso lo sberleffo. È un dettame che mi concede vitalità.

Stai entrando in una libreria e devi acquistare due libri da portare in dono, uno per grandi e uno per piccini. Con quali libri uscirai?
Regalerei Americana, saggio di Luca Briasco che ho appena letto e che ho trovato strepitoso. È  un libro che porta ai libri come in un effetto domino. A un ragazzo regalerei il meraviglioso libro di Luisa Mattia La scelta (Sinnos, 2005), ma ancora, ai ragazzi farei leggere Il piccione Gedeone (Alberto Graziani, Orecchio Acerbo 2016), complice di smisurata allegria. Ai miei figli ho fatto leggere, e consiglio per l’età adolescenziale, Nick Hornby, Tutto per una ragazza (Guanda, 2008) e l’opera omnia di David Almond tra cui spicca il mio preferito, Skelling (Salani, 2009)A un insegnante regalerei Per una letteratura senza aggettivi (M. Teresa Andruetto, Equilibri Editrice, 2014).

Cosa leggevi, tra i dieci e i quattordici anni?
Libri di avventura, quelli che venivano detti libri per maschi. Mi piacevano i paesaggi delle peripezie e dell’azione, quindi Salgari, Stevenson.

Esiste un personaggio di libri per ragazzi con il quale ti identificheresti?
Mi identificavo con la tigre di Salgari. Nel mio immaginario di bambina la tigre non moriva realmente, uccisa da Sandokan, ma fingeva di morire per dovere di copione. Giocavo poco con le bambole e molto con oggetti o pupazzi che fingevo fossero tigri. Avevo anche un amico immaginario che chiamavo Giovannino, chissà perché.

Cosa c’è da leggere sul tuo comodino?
Il turista (Massimo Carlotto, Rizzoli 2016), Il mostro ama il suo labirinto (Charles Sinnic, Adelphi 2012), Beate e suo figlio (Arthur Schnitzler, Adelphi 1986), Peanuts, Charlie Brown; Appunti di meccanica celeste (Domenico Dara, Nutrimenti 2016).

Un’occasione per immergersi nel mondo letterario partenopeo è Un’Altra Galassia, la festa del libro a Napoli giunta alla VII edizione, «Una festa della città per restituire la letteratura ai lettori», che si svolgerà quest’anno il 9-10-11 giugno. Patrizia Rinaldi in quest’occasione terrà un corso di scrittura. Tra gli ideatori del progetto, Valeria Parrella e Rossella Milone.

Abbiamo inaugurato la rubrica Scarabocchi con l’intervista a Della Passarelli, direttore editoriale di Sinnos Editrice.

LaRocca Fortezza Culturale, nuova realtà di resistenza urbana

 SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

Da qualche mese a Torpignattara, quartiere multiforme e multicolore, simbolo della non sempre facile convivenza multietnica romana, c’è LaRocca Fortezza Culturale, uno spazio accogliente e caldo dove fermarsi per sfogliare o acquistare libri, mangiare una fetta di torta e bere una tisana, partecipare a laboratori per bambini, workshop per adulti, serate di chiacchiere sul divano.
LaRocca Fortezza Culturale è, in ordine alfabetico: Francesca Di Marzo, Alessandro Di Somma, Luca Rosan ed Eleonora Turco.

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Francesca Di Marzo ci ha raccontato i primi tre mesi di vita dell’associazione culturale LaRocca. Storica dell’arte e guida turistica, è operatrice didattica e operatrice museale. Nel 2010 in Polonia, presso il Centrum Sztuki WRO/WRO Art Center di Breslavia, ha scoperto la passione per la didattica. Rientrata in Italia ha collaborato con Cinecittà si Mostra e oggi collabora con il Dipartimento educativo del MAXXI e  l’associazione culturale Work in project.

LaRocca è  una nuova realtà di Torpignattara che sorge in via Carlo della Rocca, ben in linea con il rafforzativo di Fortezza Culturale. Partiamo da qui.
Tutto inizia da un’idea che ci è venuta nella primavera 2016 e da allora all’inaugurazione del centro, il 10 settembre 2016, il passo è stato decisamente breve. Si era liberato uno spazio nel quartiere, accanto al Teatro Studio Uno gestito da Eleonora e Alessandro. Dove prima esisteva un negozio di abbigliamento cinese è nata LaRocca Fortezza Culturale: teatro sottoterra e spazio culturale in superficie, dal sottosuolo alla strada, in linea con quell’upsidedown, il sottosopra, che sottende alla serie televisiva Stranger Things (di cui siamo grandi estimatori!). La volontà è fare cultura a Torpignattara, creando un piccolo polo, ossia LaRocca Fortezza Culturale. Una rocca che resiste, quindi, in un’impresa da pionieri, ci risulta che questa esperienza sia un unicum. Eleonora e Alessandro sono gli esperti di teatro, Luca di grafica e comunicazione, io di laboratori e didattica per bambini, con l’intento di realizzarne uno a settimana.

15219546_1196697600421165_6925777487178003107_nCi racconti come state costruendo il rapporto con questo quartiere difficile e affascinante?
Una famiglia per metà spagnola e per metà italiana ha stipulato il compromesso per l’acquisto della casa dopo aver scoperto l’esistenza dell’associazione culturale LaRocca. Questo episodio, indubbiamente il più sorprendente, sta a testimoniare quanto il quartiere ci stia dimostrando, innanzitutto, in affetto. Mi sono sorpresa nello scoprire quante famiglie giovani con bambini popolino Torpignattara. E posso affermare che, con cautela e lentezza, sta facendo capolino anche la multicuturalità di questo quartiere, le famiglie straniere che si stanno chiedendo ancora se LaRocca sia o meno un posto accogliente. Nei prossimi mesi avvieremo progetti di lettura per bambini in lingua straniera: sicuramente in cinese e bengalese, sono questi i primi contatti linguistici trovati.

LaRocca può vantare, in soli tre mesi di vita, una vera molteplicità di attività. Ce ne parli in dettaglio?
I laboratori per bambini, come anticipato, con frequenza settimanale, con temi sempre diversi e volti a mettere in campo competenze differenti. Il primo, a una settimana dall’inaugurazione, è stato C’era una volta una rocca… per creare favole e disegni grazie all’estro dei bambini. Tra gli altri: Cadono le foglie, Che paura di spavento, Mostri giapponesi, Ho creato il mio cartone animato!
Il primo appuntamento del 2017 sarà Ninne nanne dal mondo, a cura dell’officina artistica M.O.B.
Molto importante è anche l’appuntamento del mercoledì Artisti sul divano: gli spettacoli del Teatro Studio Uno vanno in scena dal giovedì alla domenica e il giorno precedente alle rappresentazioni se ne presenta la sinossi in un contesto che definirei confortevole e ospitale. Chiunque voglia proporsi come artista, promotore di cultura o voglia semplicemente ascoltare è il benvenuto; tra gli ultimi ospiti cito Angela Telesca, ufficio stampa della romana ChiPiùNeArt edizioni.

I libri, soprattutto per bambini e ragazzi, sono l’elemento che a colpo d’occhio colpisce il visitatore. Come, da chi e con quale criterio si selezionano i libri per LaRocca?
Ognuno di noi è qui rappresentato da un proprio angolo di libreria. Io ed Eleonora, neo mamma, ci occupiamo essenzialmente della scelta dei libri per bambini e ragazzi, a tutti gli effetti la “fetta” di torta maggiore; tra le case editrici che prediligiamo ci sono Minibombo, Gallucci, Lapis, Babalibri, Coconino, Artebambini. Luca, appassionato di cultura giapponese, ha qui ricreato un angolo di Giappone, consentendo a cultori e neofiti di consultare i suoi libri. Quanto ai libri in vendita, è l’esperto di graphic novel. Alessandro cura il settore della letteratura teatrale e di quella contemporanea, italiana e non. Stiamo progettando un percorso letterario che accomuni letteratura e vino, con la presenza di sommelier. A breve i dettagli.

15232274_1197641390326786_2971889214420692398_nUn altro progetto che mi sembra degno di nota è quello di creare, presso LaRocca Fortezza Culturale, una piccola biblioteca.
A Torpignattara non c’è una biblioteca, sebbene lo scorso 4 dicembre sia stato inaugurato dal V Municipio lo spazio per bambini Bookcrossing a Torpignattara. La nostra idea nasce proprio da una riflessione su questo vuoto da colmare; attualmente possiamo contare su 300 libri donati da associati, ovviamente selezionati da noi, e il numero sta crescendo. Infine, LaRocca offre un piccolo, anzi piccolissimo scaffale di libri usati, in vendita.

So che in qualità di rappresentante dell’associazione LaRocca hai trascorso giornate intense alla recente fiera romana Più Libri Più Liberi. Qual è il tuo bilancio?
Girovagare per la fiera è stato importante e utilissimo: giornate di fatica gioiosa, trolley pieni di acquisti e la possibilità di avere un contatto diretto con gli editori, che si sono dimostrati interlocutori squisiti, competenti e sempre sorridenti. Quindi per LaRocca questo è stato il battesimo del fuoco: siamo già pronti per l’importante fiera di Bologna Children’s Book Fair 2017.

I libri che hai regalato per Natale: uno per grandi e uno per piccini.
Un classico per gli adulti, Il maestro e Margherita di M. A. Bulgakov; per i più piccoli Palla rossa e palla blu. L’amicizia arrotonda tutto (Maicol&Miirco, Bao Publishing, 2016), un vero gioiellino.

Cosa c’è da leggere sui vostri comodini?
Sul mio comodino troneggia l’opera eccelsa di – sua altezza – James Joyce, Ulisse (I Meridiani, Mondadori); Luca sta leggendo Fight club 2 (C. Palahniuk-C. Stewart, Bao Publishing, 2016) e L’elenco telefonico degli accolli (Zerocalcare, Bao Publishing, 2015). Sul comodino di Eleonora  c’è Favole dei fratellli Grimm (Edizioni Usborne) e su quello di Alessando ci sono Pastorale americana di Philip Roth e Teatro del Grand Guignol (autori vari, a cura di Corrado Augias, Einaudi, 1972).

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Juvenilia, la nuova collana di albi illustrati targata IFIX

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Emanuela D’Alessio

pinocchioTra le molte novità di quest’anno alla fiera della piccola e media editoria Più Libri, Più Liberi, conclusa l’11 dicembre, ne raccontiamo una in particolare.
Si chiama Juvenilia ed è la nuova collana di albi illustrati per bambini e realizzati dai bambini stessi, edita da IFIX di Maurizio Ceccato e Lina Monaco.

Non è l’ennesima serie di libri di favole illustrate, ma molto di più e di diverso.
Se la fiaba resta sempre il punto di partenza, è l’arrivo a stravolgere completamente la prospettiva. Juvenilia, infatti, utilizza i personaggi delle favole contemporanee già divenute classici, per poter raccontare con un linguaggio moderno, ma mai esplicito, i tempi della nostra contemporaneità.

Il primo ciclo prevede la riscrittura di tre favole, Pinocchio, La Sirenetta e Il brutto anatroccolo, tre favole che parlano di trasformazione.
Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra e di competenze differenti: Eugenia Cassandra, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha messo a disposizione i suoi strumenti per comprendere i sottotesti presenti nelle favole; tre scrittori hanno rielaborato i testi cercando spiragli narrativi inaspettati per rendere le storie più vicine ai bambini del nostro tempo; infine i bambini, che hanno realizzato le immagini durante sei incontri, presso la libreria Scripta Manent, sotto la guida dell’illustratrice Cecilia Campironi.

Il primo libro in uscita è Pinocchio, narrato dallo scrittore e musicista Alberto Fiori. Un lento viaggio, attraverso i suoni e i rumori, in cui la trasformazione avviene nella notte. Mettendo su pagina ciò che Collodi non ci ha mai raccontato. Una voce narrante in prima persona che scandaglia, con curiosità e timore, i cambiamenti del suo corpo, materici e sensoriali. Il testo breve ma con ritmo incalzante, scandisce le ore che passano fino al risveglio. Le immagini illustrano un percorso inedito di un Pinocchio che sembra essere il protagonista della storia, fino a comprendere che quel personaggio, altro non era che un giocattolo col quale il bambino attraversa la notte, luogo simbolico in cui risiedono tutte le paure ancestrali e adolescenziali e, una volta fattasi luce, il giocattolo può essere riposto in una scatola perché il bambino è pronto per affrontare la sua giornata… o la vita.

pinocchio_juvenilia_02Ne abbiamo parlato meglio con Lina Monaco, responsabile editoriale di Juvenilia.

Riscrivere favole, e di quelle più celebri come Pinocchio, La Sirenetta o Il brutto anatroccolo, affidare a bambini il compito di illustrarle, e infine decidere di pubblicare “in casa”. Insomma, la sfida sembra un vero salto triplo mortale. Che cosa ne pensi?
Penso che sarebbe inopportuno disturbare i “monumenti” della nostra cultura fiabesca se non ne valesse davvero la pena. Il progetto è ambizioso e si fa carico di restituire al lettore una proposta inedita ma di cui, probabilmente, si sente già la necessità.

Come è nato il progetto? Dalle favole, dai bambini, da urgenze personali?
Era da un po’ che io e Maurizio Ceccato ci interrogavamo sulle favole di recente scrittura, quali fossero i contenuti che veicolavano e quali ingredienti utilizzassero per raccontare la modernità. Alcune di queste nuove favole riescono a fare breccia, nei genitori, nei bambini, ma molte restano nell’oblio. Cioè non raggiungono il lettore. E così ci siamo domandati cos’è che potesse tenere legati i genitori e i figli a una stessa lettura. E la risposta è stata immediata: un personaggio della nostra infanzia che parlasse con il cuore in mano delle proprie emozioni. Vicino alla mamma e al papà che leggono, ma con un linguaggio vicino ai figli.

Chi sono gli autori coinvolti e come si è svolta l’operazione di riscrittura?
Pinocchio è stato riletto da Alberto Fiori, musicista e paroliere. Un autore con una spiccata sensibilità e un gran senso del ritmo. Con lui c’è stata un’alchimia perfetta. Io gli ho esposto cos’è che sentivo come urgenza, e lui ha intercettato uno spiraglio narrativo inedito, ma soprattutto inaspettato. Il ritmo del cuore che inizia a battere in un corpo di legno segna l’inizio della trasformazione. Un viaggio fatto di rumori che Pinocchio non conosce e che lo riportano a vecchie paure passate. Non a caso questa trasformazione avviene di notte che è il luogo archetipico delle paure. Il luogo dove non esiste la ragione, ma solo la percezione. E il viaggio si conclude con l’arrivo della piena consapevolezza di sé stessi.

pinocchio_juvenilia_03Parliamo dei bambini “illustratori”. Quanti sono, che età hanno, come hanno lavorato, erano al corrente del fatto che le loro illustrazioni sarebbero finite in un libro?
I bambini, dai cinque ai dieci anni, sono arrivati in libreria da Scripta Manent grazie a una call fatta tra i nostri lettori affezionati, ma poi si è sparsa la voce col semplice passa parola tra genitori. Quello offerto era un laboratorio finalizzato all’insegnamento di una tecnica di illustrazione: il collage. Cecilia Campironi è una professionista. L’idea che quelle tavole potessero diventare le illustrazioni del libro ha costretto tutti i partecipanti a prendere sul serio il lavoro proposto. Sei appuntamenti e quasi quindici ore di lavoro. I bambini erano stanchi ma l’entusiasmo li ha tenuti sempre attentissimi.

Perché la decisione di pubblicare come IFIX invece di affidare un progetto così innovativo a un editore, magari specializzato in albi illustrati e letteratura per ragazzi?
IFIX è sempre stato un laboratorio, un’opportunità per le idee e per le persone di creare alchimie. Lavorare a un libro come questo richiede di guardare al pubblico bambino con le dovute precauzioni. Fare un libro per bambini è una sfida che va portata avanti con tutti i necessari supporti professionali. Non basta un disegno o una filastrocca per accontentare un pubblico così esigente e ci siamo voluti misurare in questa prospettiva. Abituati, in fondo, a offrire già la massima cura sia nei contenuti che nei dettagli estetici e grafici. E poi perché rientra nelle prerogative IFIX lavorare con le narrazioni per immagini.

Come si svilupperà la collana? Quante uscite sono previste e con quale cadenza? Insomma qual è il piano editoriale di Juvenilia?
Le prossime uscite arriveranno in maggio con La Sirenetta e Il brutto anatroccolo. I tempi non potranno essere rigidissimi perché i laboratori sono itineranti e devono produrre immagini di qualità. Il lavoro di post-produzione è davvero minimo e quindi produrre le tavole richiede molto tempo e cura. E poi ci sono le storie da riscrivere, gli appuntamenti con la dottoressa Eugenia Cassandra, psicologa dell’età evolutiva, ci aiutano, a noi della redazione e agli autori, in un mondo di argomenti che non si evincono da una lettura superficiale delle favole stesse.

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Chi vorresti come lettore ideale di questa collana?
Il pubblico a cui ci rivolgiamo è sicuramente quello dei bambini di età tra i cinque e i dieci anni. Se da una parte la semplicità del testo, infatti, sembra rivolgersi ai primi, la forza delle immagini e l’indagine dentro sé stessi e le proprie paure, avvicina alla lettura anche i più grandi. E poi ci sono i genitori ai quali destiniamo uno strumento per poter affrontare attraverso la lettura, i temi più cogenti all’età dei figli. La collana Juvenilia è stata pensata per realizzare libri fatti dai bambini per i bambini.

Sensi Unici: L’universo del libro tattile illustrato

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

è solo dopo aver posato le mani che si posa lo sguardo
Sandro Penone

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Con piena consapevolezza posso affermare che sia stato un onore, oltre che un piacere profondo, prendere parte, sabato 12 novembre, allo speciale incontro di formazione precedente l’inaugurazione della mostra Sensi Unici. Mostra di libri e opere tattili, in calendario a Palazzo delle Esposizioni fino al 26 febbraio 2017.
Il progetto in questione è di ampio respiro; la mostra è a cura del Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni in collaborazione con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus.

Ho imparato, con ammirazione costante ed emozione crescente, una miriade di cose. Le parole di Pietro Vecchiarelli, responsabile della produzione di libri tattili illustrati della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus – Roma, sono state innanzitutto una fucina di suggestioni e in secondo luogo una fonte di conoscenza.
img-20161112-wa0018Ho scoperto con stupore quanta bellezza racchiuda il libro tattile illustrato e come tale oggetto sia libro per tutti: per non vedenti, per ipovedenti, per vedenti grandi e piccini. Il libro tattile illustrato è arricchimento.
Ho imparato quale poderoso strumento sia, il libro tattile illustrato, di integrazione scolastica e sociale per non vedenti e ipovedenti.
Ho imparato che la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus fa un appassionato lavoro sulla letteratura per l’infanzia per aprire il libro tattile al mondo esterno e fornisce materiali per bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni.

Sono venuta a conoscenza dei parametri indispensabili per questo tipo di opera, quanto a testo (in nero e in braille), a illustrazione (a rilievo), a copertina (che funge in primo luogo da protezione) e slide dopo slide ho appreso nozioni sugli indispensabili criteri di forma, spessore, colore, tessitura, posizione, congruenza.
Di come per il non vedente la lettura, a differenza dal vedente, parta dal particolare, per essere accostato a un altro particolare e a un altro e a un altro ancora, per arrivare al generale.
Dell’importanza della verbalizzazione: è necessario che la realtà venga raccontata, pagina dopo pagina, da un adulto che aiuti a creare l’immaginario del bambino.
La rilegatura, il testo, le immagini, la copertina, sono del tutto differenti rispetto ai normali libri illustrati, richiedono attento adattamento dei prototipi, i costi finali sono elevati.
Di queste e di altre cose, sono venuta a conoscenza.

img_20161113_161914E ora viene il bello, il bello dei numeri che testimoniano come il libro tattile illustrato si sia fatto strada nel mondo di noi vedenti e si fa vedere e notare. In un gioco di parole, il libro tattile illustrato fa rumore.

In principio era il Concorso Internazionale Typhlo & Cactus (2000-2007) di ideazione francese, volto alla condivisione e distribuzione del libro tattile illustrato: circa 5.000 libri sono stati distribuiti in Europa. L’Italia ha vinto il primo premio nel 2004 con due libri, Coccinella va in montagna di Tiziana Mantacheti e Piccina, Piccina come una formichina di B. Ferrazzano-M. R. Botta, in seno al solco della “didattica speciale”. Complessi, per temi e articolazione, i libri di Mauro L. Evangelista, che ha vinto sia nel 2005 con Troppo ordine, troppo disordine, sia nel 2007, con Cuore di Pietra.
Ancora idee e diffusione: A spasso con le dita, Progetto Nazionale itinerante a sostegno della letteratura per l’infanzia e dell’integrazione fra vedenti e non vedenti che tra il 2010 e il 2013 ha distribuito 5.000 libri tattili a mille istituzioni italiane, tra biblioteche pubbliche e ospedali pediatrici.
Tocca a te! è il concorso nazionale di editoria tattile illustrata. La città scelta per la premiazione delle migliori opere della quarta edizione, quella del 2017, è Assisi (16-18 giugno). Concludendo con i numeri: in tre edizioni sono stati inviati oltre 500 prototipi di libri tattili illustrati.

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La mostra Sensi Unici si articola in quattro sezioni. Prima tappa, il Tatto inteso come forma d’arte, a partire dai maestri, dunque da opere di Munari, Katsumi Komagata, Sophie Curtis e Maria Lai. Si prosegue con le materie prime del libro tattile: Carta, Filo, Stoffa. Si tocca, si esplora, e si deve toccare tutto, ogni materiale esposto. Con le mani e con il corpo.

Un mondo per me nuovo, a cui prima pensavo solo superficialmente, si è tolto il velo.