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Patrizia Rinaldi e la responsabilità della speranza

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

L’occasione per conoscere personalmente Patrizia Rinaldi, la scrittrice partenopea che ha vinto il Premio Andersen 2016 come migliore scrittore, è imminente: la festa della lettura Pezzettini, che si terrà a Torpignattara (a Roma) il 28 e 29 gennaio.
Nel frattempo, però, ho goduto di una piacevolissima conversazione telefonica con l’autrice che si è raccontata in maniera gioiosa e accurata.

Patrizia Rinaldi, laureata in filosofia, ha scritto una ventina di libri, dal noir alla letteratura per ragazzi. Dal 2010 partecipa a porgetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida.
Nel giugno 2016 ha ricevuto il Premio Andersen, il premio per gli autori e i protagonisti dell’editoria per l’infanzia: «Per una scrittura raffinata e intensa, suadente e precisa. Per una strada che, con fervida e operosa oculatezza, intreccia la scrittura per l’infanzia con la produzione narrativa per adulti. Per la delicatezza e la sensibilità con cui affronta temi non facili, regalandoci altresì una costante linea di sorriso e una vivida rappresentazione del mondo dei ragazzi».

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Questo premio era atteso o inaspettato? Che cosa significa a livello letterario e quale l’impatto a livello pratico?
Non mi aspettavo questo premio. Ho iniziato a pubblicare tardi con continuità, sono quindi un’autrice relativamente recente. Quando ho ricevuto la telefonata ho sentito il cuore uscire dalla schiena, per questioni di onore e di esultanza. Sono stata investita da una  sorpresa molto intensa, una forte impressione; forse anche perché  mi sento periferica e quasi mai al centro delle situazioni.
Cosa è cambiato? Credo sia aumentato il sentimento di responsabilità. In genere scrivo con serenità. Lavoro con editor consolidati, come Luisa Mattia e Federico Appel. Con l’assegnazione di questo premio è cresciuta la voglia di far bene, di non deludere.
Ricevere Il Premio Andersen, premio serio e prestigioso, è stato professionalmente uno dei giorni più belli della mia vita. La giuria aveva letto tutti i miei romanzi, anche i libri per adulti, dimostrando grande cura. Insomma, ho provato onore, gioia, la sensazione di dover far bene, di migliorare.

«Un dato insolito nel panorama nazionale: la capacità di transitare senza sforzi e sempre con esiti quanto mai convincenti dalla scrittura per ragazzi a quella per adulti» si legge nelle motivazioni del Premio. Che cosa significa per Patrizia Rinaldi scrivere per ragazzi e scrivere per adulti?
Rispetto all’impegno non c’è alcuna differenza, c’è una differenza che mi propongo da sola: quando scrivo per ragazzi avverto responsabilità di speranza. La maggior parte dei miei libri per ragazzi è scritta per la fascia d’età 11-14 anni, quindi per un pubblico che affronta i cambiamenti adolescenziali, corporei, di percezione della realtà, le prime consapevolezze di frattura rispetto al mondo infantile. Quando scrivo per ragazzi mi viene di identificarmi con questa fascia d’età, cerco di dire cose non melense. Tratto anche argomenti scabrosi di dipendenze, solitudini, di disagio sociale. Se mi riferisco ai giovani lettori cerco una poetica del nonostante, di soluzione, di via d’uscita; problema che non mi pongo quando scrivo per adulti. Mi piace mantenere una traccia di risorsa, di superamento del limite, ma non è così prioritaria. Nella riflessione sul romanzo cerco di delineare prima i personaggi, poi articolo la storia, man mano, mentre mi rendo conto se è adatta a ragazzi o ad adulti. Le classificazioni sono sempre successive. Il contesto narrativo, il linguaggio, la dinamica della storia ubbidiscono al desiderio sincero di parlare proprio di quei protagonisti, di quella situazione. Alcuni autori hanno un’identità precisa, una vocazione. Mi piace che ognuno possa scegliere in armonia con il genere o il non genere che sente più vicino. Quanto a me, non mi sento rappresentata da alcuna definizione, tra autrice per ragazzi o per adulti; cerco di far bene quello che sto facendo in quel momento.

Se la crisi del libro e della lettura sembra ormai cronica, l’editoria per bambini e ragazzi va controcorrente. I lettori tra i 6 e i 16 anni sono in crescita. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno e perché i giovani lettori, una volta adulti, smetterebbero di leggere?
Se si conoscesse la risposta si correrebbe meglio ai ripari. Forse l’editoria per bambini e ragazzi ha mantenuto indipendenza e specificità. Nel nostro panorama letterario coesistono edizioni di alto prestigio. La qualità ha spazio. La casa editrice Sinnos, ad esempio, ha un abito editoriale preciso. Inoltre il libro non viene soltanto pubblicato ma viene difeso, si crede nel lavoro svolto anche grazie all’opera di ottimi uffici stampa; mi fa piacere ricordare Emanuela Casavecchi di Sinnos e Chiara Stancati di Lapis.  Gli editori si fanno carico di accompagnare i più giovani verso il gusto della lettura. Il lavoro di preferenze editoriali e di promozione non può essere solo in funzione di un marketing spregiudicato, i libri pubblicati dopo scelte precise vanno difesi. I lettori se ne accorgono.
Un altro aiuto alla resistenza del libro viene da docenti validi che credono nell’importanza della lettura, anche quando non è ufficializzata da indicazioni curricolari; avvicinano i ragazzi alla fruizione del testo, al di là dei programmi ministeriali, e questo prende fortemente i giovani come modello comportamentale assunto all’interno di un’istituzione. Ho conosciuto insegnanti di frontiera che fanno un lavoro eroico in difesa della lettura. Quando il ragazzo viene lasciato solo, prevale l’immagine, prevale la fruizione passiva, semplificata, e in accordo con il gruppo che crea senso di appartenenza. Servono risorse, investimenti, biblioteche, gruppi di lettura. Naturalmente il mio è uno sguardo meno preciso degli editori e di chi lavora stabilmente nel settore.

la-compagnia-dei-soli-Patrizia Rinaldi e la casa editrice Sinnos costituiscono un connubio felice e consolidato. Quali sono i punti di forza?
C’è un accordo di intenti, un modo di lavorare della Sinnos che mi piace molto, ossia l’idea che il libro sia una collaborazione, perchè il libro non è soltanto dell’autore. Grazie a questa linea si lavora con uno scambio proficuo; all’interno di un progetto ricevo proposte interessanti, senza contare il rapporto di amicizia e di fiducia che si è instaurato. Lavoriamo con le parole e c’è bisogno di fidarsi della progettualità comune. Come casa editrice la Sinnos ha fatto un percorso convincente: si sono formati, battuti, hanno modificato direzione quando hanno capito che c’era bisogno di esplorare altre risorse letterarie. La Sinnos pubblica davvero dei bei libri. Della Passarelli, direttore editoriale, manifesta sempre grande partecipazione al progetto; quanto alla mia ultima pubblicazione, La compagnia dei soli, durante la lavorazione del libro con l’editor Federico Appel sono state messe in campo questioni, soluzioni: un procedere affascinante. Con l’illustratore Marco Paci mi sono trovata in perfetta armonia di segni. Emanuela Casavecchi fa un lavoro di ufficio stampa impeccabile. La sensazione è di lavorare a bottega. Insieme.

Da tempo prendi parte ai progetti didattici presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ci racconti questa iniziativa?
Nisida è una piccola isola di origine vulcanica dell’arcipelago delle Isole Flegree. Da decenni è collegata alla terraferma da un pontile. Ha una lunga tradizione carceraria: i Borbone destinarono Nisida come sede di carcere politico. Maria Franco è un’insegnante che si occupa anche di progetti letterari con i ragazzi detenuti. Tutti gli scrittori da lei invitati, su un tema che cambia di anno in anno, incontrano i ragazzi e scrivono con loro. In primavera si pubblica un’antologia i cui proventi ricadranno sul progetto successivo.  Quest’anno sono in compagnia degli scrittori Viola Ardone, Riccardo Brun, Daniela De Crescenzo, Maurizio de Giovanni, Antonio Menna, Valeria Parrella, Carmen Pellegrino, Gianni Solla, Massimiliano Virgilio. Gli scrittori partecipano con consapevolezza e impegno: c’è da imparare.
Nisida è diventata per Napoli un riferimento culturale. Maria Franco e i suoi collaboratori hanno dato vita anche a un parco letterario. Su quest’isola sono passati autori fondanti, tra cui Dumas e Cervantes. Per i ragazzi detenuti si è dimostrato utile avere uno sguardo sull’altro da sé, sul bello, su differenti complessità emotive; qui soggiornano ragazzi dai trascorsi terribili. Hanno avuto a che fare duramente con la giustizia. Noi tutti usciamo migliorati da questa esperienza così forte, addolorati, ma arricchiti. Va detto che i veri protagonisti dell’impegno sono le persone che tutti i giorni lavorano a Nisida: gli insegnanti, gli agenti, il direttore, che è persona eccezionale.
Che il dentro sia fuori e il fuori sia dentro, questo il motto imperante a Nisida. Tornare alla vita, si spera, cambiando prospettiva. È un progetto importante, accolto da noi scrittori con passione.

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Qual è il rapporto con la tua città e quale il riflesso nei tuoi libri?
La mia città è Napoli. La serie noir di tre romanzi pubblicata da e/o è ambientata a Napoli, soprattutto nella zona dei Campi Flegrei. Spero di raggiungere una narrazione non omologata, priva di intenzioni solo distruttive o celebrative. Mi fa piacere raccontare tante città in una, dire dei contrasti di Napoli. Amo la mia città, non sono mai andata via, nonostante ne abbia avuto l’opportunità. Vivo sopra i crateri ed è qui che ho bisogno di tornare, sebbene mi renda conto di quanto lavoro ci sia da fare in questo luogo dalla socialità complessa. Napoli ha una tradizione culturale ingovernabile, quasi ingombrante. Sugli artisti contemporanei gravano tradizioni di bellezza immensa e relativo peso di suggestioni teatrali, pittoriche, filosofiche, architettoniche, musicali, letterarie. Sento l’esigenza anche di tradire Napoli, per non ricadere nella stessa narrazione. Così alcuni miei romanzi, tra cui il prossimo, sono ambientati altrove. Ma poi torno. Mi allontano ma poi torno a questa mia città, al suono della frase, alla formazione letteraria, alla terra campana che sento profondamente mia.

ma_già_primaQual è il rapporto con il femminile e quale il riflesso nei tuoi libri?
C’è una caratteristica femminile che mi appassiona: il limite che diventa risorsa anche grazie alla forza della fragilità. Mi incanta questa prospettiva, questa rivoluzione di piani cognitivi e sentimentali. Per esempio Blanca, la protagonista della serie noir pubblicata dalla casa editrice e/o, è una donna ipovedente dal carattere terribile, che riesce a convertire il limite visivo in risorsa. Passa attraverso il desiderio di farcela nonostante tutto: io non ce la posso fare e invece ce la faccio. La presenza di personaggi femminili è presente in maniera spesso prepotente nei miei libri; amo le donne nella vita e nel romanzo, possiedono complessità belle da raccontare. E amo raccontare le donne vecchie, ferocemente vive nonostante la vicinanza della morte (come Ena, personaggio di Ma già prima di giugno, e/o, 2015). Anche in questo caso siamo di fronte al limite che si supera, per esempio attraverso lo sberleffo. È un dettame che mi concede vitalità.

Stai entrando in una libreria e devi acquistare due libri da portare in dono, uno per grandi e uno per piccini. Con quali libri uscirai?
Regalerei Americana, saggio di Luca Briasco che ho appena letto e che ho trovato strepitoso. È  un libro che porta ai libri come in un effetto domino. A un ragazzo regalerei il meraviglioso libro di Luisa Mattia La scelta (Sinnos, 2005), ma ancora, ai ragazzi farei leggere Il piccione Gedeone (Alberto Graziani, Orecchio Acerbo 2016), complice di smisurata allegria. Ai miei figli ho fatto leggere, e consiglio per l’età adolescenziale, Nick Hornby, Tutto per una ragazza (Guanda, 2008) e l’opera omnia di David Almond tra cui spicca il mio preferito, Skelling (Salani, 2009)A un insegnante regalerei Per una letteratura senza aggettivi (M. Teresa Andruetto, Equilibri Editrice, 2014).

Cosa leggevi, tra i dieci e i quattordici anni?
Libri di avventura, quelli che venivano detti libri per maschi. Mi piacevano i paesaggi delle peripezie e dell’azione, quindi Salgari, Stevenson.

Esiste un personaggio di libri per ragazzi con il quale ti identificheresti?
Mi identificavo con la tigre di Salgari. Nel mio immaginario di bambina la tigre non moriva realmente, uccisa da Sandokan, ma fingeva di morire per dovere di copione. Giocavo poco con le bambole e molto con oggetti o pupazzi che fingevo fossero tigri. Avevo anche un amico immaginario che chiamavo Giovannino, chissà perché.

Cosa c’è da leggere sul tuo comodino?
Il turista (Massimo Carlotto, Rizzoli 2016), Il mostro ama il suo labirinto (Charles Sinnic, Adelphi 2012), Beate e suo figlio (Arthur Schnitzler, Adelphi 1986), Peanuts, Charlie Brown; Appunti di meccanica celeste (Domenico Dara, Nutrimenti 2016).

Un’occasione per immergersi nel mondo letterario partenopeo è Un’Altra Galassia, la festa del libro a Napoli giunta alla VII edizione, «Una festa della città per restituire la letteratura ai lettori», che si svolgerà quest’anno il 9-10-11 giugno. Patrizia Rinaldi in quest’occasione terrà un corso di scrittura. Tra gli ideatori del progetto, Valeria Parrella e Rossella Milone.

Abbiamo inaugurato la rubrica Scarabocchi con l’intervista a Della Passarelli, direttore editoriale di Sinnos Editrice.

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LaRocca Fortezza Culturale, nuova realtà di resistenza urbana

 SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

Da qualche mese a Torpignattara, quartiere multiforme e multicolore, simbolo della non sempre facile convivenza multietnica romana, c’è LaRocca Fortezza Culturale, uno spazio accogliente e caldo dove fermarsi per sfogliare o acquistare libri, mangiare una fetta di torta e bere una tisana, partecipare a laboratori per bambini, workshop per adulti, serate di chiacchiere sul divano.
LaRocca Fortezza Culturale è, in ordine alfabetico: Francesca Di Marzo, Alessandro Di Somma, Luca Rosan ed Eleonora Turco.

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Francesca Di Marzo ci ha raccontato i primi tre mesi di vita dell’associazione culturale LaRocca. Storica dell’arte e guida turistica, è operatrice didattica e operatrice museale. Nel 2010 in Polonia, presso il Centrum Sztuki WRO/WRO Art Center di Breslavia, ha scoperto la passione per la didattica. Rientrata in Italia ha collaborato con Cinecittà si Mostra e oggi collabora con il Dipartimento educativo del MAXXI e  l’associazione culturale Work in project.

LaRocca è  una nuova realtà di Torpignattara che sorge in via Carlo della Rocca, ben in linea con il rafforzativo di Fortezza Culturale. Partiamo da qui.
Tutto inizia da un’idea che ci è venuta nella primavera 2016 e da allora all’inaugurazione del centro, il 10 settembre 2016, il passo è stato decisamente breve. Si era liberato uno spazio nel quartiere, accanto al Teatro Studio Uno gestito da Eleonora e Alessandro. Dove prima esisteva un negozio di abbigliamento cinese è nata LaRocca Fortezza Culturale: teatro sottoterra e spazio culturale in superficie, dal sottosuolo alla strada, in linea con quell’upsidedown, il sottosopra, che sottende alla serie televisiva Stranger Things (di cui siamo grandi estimatori!). La volontà è fare cultura a Torpignattara, creando un piccolo polo, ossia LaRocca Fortezza Culturale. Una rocca che resiste, quindi, in un’impresa da pionieri, ci risulta che questa esperienza sia un unicum. Eleonora e Alessandro sono gli esperti di teatro, Luca di grafica e comunicazione, io di laboratori e didattica per bambini, con l’intento di realizzarne uno a settimana.

15219546_1196697600421165_6925777487178003107_nCi racconti come state costruendo il rapporto con questo quartiere difficile e affascinante?
Una famiglia per metà spagnola e per metà italiana ha stipulato il compromesso per l’acquisto della casa dopo aver scoperto l’esistenza dell’associazione culturale LaRocca. Questo episodio, indubbiamente il più sorprendente, sta a testimoniare quanto il quartiere ci stia dimostrando, innanzitutto, in affetto. Mi sono sorpresa nello scoprire quante famiglie giovani con bambini popolino Torpignattara. E posso affermare che, con cautela e lentezza, sta facendo capolino anche la multicuturalità di questo quartiere, le famiglie straniere che si stanno chiedendo ancora se LaRocca sia o meno un posto accogliente. Nei prossimi mesi avvieremo progetti di lettura per bambini in lingua straniera: sicuramente in cinese e bengalese, sono questi i primi contatti linguistici trovati.

LaRocca può vantare, in soli tre mesi di vita, una vera molteplicità di attività. Ce ne parli in dettaglio?
I laboratori per bambini, come anticipato, con frequenza settimanale, con temi sempre diversi e volti a mettere in campo competenze differenti. Il primo, a una settimana dall’inaugurazione, è stato C’era una volta una rocca… per creare favole e disegni grazie all’estro dei bambini. Tra gli altri: Cadono le foglie, Che paura di spavento, Mostri giapponesi, Ho creato il mio cartone animato!
Il primo appuntamento del 2017 sarà Ninne nanne dal mondo, a cura dell’officina artistica M.O.B.
Molto importante è anche l’appuntamento del mercoledì Artisti sul divano: gli spettacoli del Teatro Studio Uno vanno in scena dal giovedì alla domenica e il giorno precedente alle rappresentazioni se ne presenta la sinossi in un contesto che definirei confortevole e ospitale. Chiunque voglia proporsi come artista, promotore di cultura o voglia semplicemente ascoltare è il benvenuto; tra gli ultimi ospiti cito Angela Telesca, ufficio stampa della romana ChiPiùNeArt edizioni.

I libri, soprattutto per bambini e ragazzi, sono l’elemento che a colpo d’occhio colpisce il visitatore. Come, da chi e con quale criterio si selezionano i libri per LaRocca?
Ognuno di noi è qui rappresentato da un proprio angolo di libreria. Io ed Eleonora, neo mamma, ci occupiamo essenzialmente della scelta dei libri per bambini e ragazzi, a tutti gli effetti la “fetta” di torta maggiore; tra le case editrici che prediligiamo ci sono Minibombo, Gallucci, Lapis, Babalibri, Coconino, Artebambini. Luca, appassionato di cultura giapponese, ha qui ricreato un angolo di Giappone, consentendo a cultori e neofiti di consultare i suoi libri. Quanto ai libri in vendita, è l’esperto di graphic novel. Alessandro cura il settore della letteratura teatrale e di quella contemporanea, italiana e non. Stiamo progettando un percorso letterario che accomuni letteratura e vino, con la presenza di sommelier. A breve i dettagli.

15232274_1197641390326786_2971889214420692398_nUn altro progetto che mi sembra degno di nota è quello di creare, presso LaRocca Fortezza Culturale, una piccola biblioteca.
A Torpignattara non c’è una biblioteca, sebbene lo scorso 4 dicembre sia stato inaugurato dal V Municipio lo spazio per bambini Bookcrossing a Torpignattara. La nostra idea nasce proprio da una riflessione su questo vuoto da colmare; attualmente possiamo contare su 300 libri donati da associati, ovviamente selezionati da noi, e il numero sta crescendo. Infine, LaRocca offre un piccolo, anzi piccolissimo scaffale di libri usati, in vendita.

So che in qualità di rappresentante dell’associazione LaRocca hai trascorso giornate intense alla recente fiera romana Più Libri Più Liberi. Qual è il tuo bilancio?
Girovagare per la fiera è stato importante e utilissimo: giornate di fatica gioiosa, trolley pieni di acquisti e la possibilità di avere un contatto diretto con gli editori, che si sono dimostrati interlocutori squisiti, competenti e sempre sorridenti. Quindi per LaRocca questo è stato il battesimo del fuoco: siamo già pronti per l’importante fiera di Bologna Children’s Book Fair 2017.

I libri che hai regalato per Natale: uno per grandi e uno per piccini.
Un classico per gli adulti, Il maestro e Margherita di M. A. Bulgakov; per i più piccoli Palla rossa e palla blu. L’amicizia arrotonda tutto (Maicol&Miirco, Bao Publishing, 2016), un vero gioiellino.

Cosa c’è da leggere sui vostri comodini?
Sul mio comodino troneggia l’opera eccelsa di – sua altezza – James Joyce, Ulisse (I Meridiani, Mondadori); Luca sta leggendo Fight club 2 (C. Palahniuk-C. Stewart, Bao Publishing, 2016) e L’elenco telefonico degli accolli (Zerocalcare, Bao Publishing, 2015). Sul comodino di Eleonora  c’è Favole dei fratellli Grimm (Edizioni Usborne) e su quello di Alessando ci sono Pastorale americana di Philip Roth e Teatro del Grand Guignol (autori vari, a cura di Corrado Augias, Einaudi, 1972).

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Juvenilia, la nuova collana di albi illustrati targata IFIX

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Emanuela D’Alessio

pinocchioTra le molte novità di quest’anno alla fiera della piccola e media editoria Più Libri, Più Liberi, conclusa l’11 dicembre, ne raccontiamo una in particolare.
Si chiama Juvenilia ed è la nuova collana di albi illustrati per bambini e realizzati dai bambini stessi, edita da IFIX di Maurizio Ceccato e Lina Monaco.

Non è l’ennesima serie di libri di favole illustrate, ma molto di più e di diverso.
Se la fiaba resta sempre il punto di partenza, è l’arrivo a stravolgere completamente la prospettiva. Juvenilia, infatti, utilizza i personaggi delle favole contemporanee già divenute classici, per poter raccontare con un linguaggio moderno, ma mai esplicito, i tempi della nostra contemporaneità.

Il primo ciclo prevede la riscrittura di tre favole, Pinocchio, La Sirenetta e Il brutto anatroccolo, tre favole che parlano di trasformazione.
Il risultato è il frutto di un lavoro di squadra e di competenze differenti: Eugenia Cassandra, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha messo a disposizione i suoi strumenti per comprendere i sottotesti presenti nelle favole; tre scrittori hanno rielaborato i testi cercando spiragli narrativi inaspettati per rendere le storie più vicine ai bambini del nostro tempo; infine i bambini, che hanno realizzato le immagini durante sei incontri, presso la libreria Scripta Manent, sotto la guida dell’illustratrice Cecilia Campironi.

Il primo libro in uscita è Pinocchio, narrato dallo scrittore e musicista Alberto Fiori. Un lento viaggio, attraverso i suoni e i rumori, in cui la trasformazione avviene nella notte. Mettendo su pagina ciò che Collodi non ci ha mai raccontato. Una voce narrante in prima persona che scandaglia, con curiosità e timore, i cambiamenti del suo corpo, materici e sensoriali. Il testo breve ma con ritmo incalzante, scandisce le ore che passano fino al risveglio. Le immagini illustrano un percorso inedito di un Pinocchio che sembra essere il protagonista della storia, fino a comprendere che quel personaggio, altro non era che un giocattolo col quale il bambino attraversa la notte, luogo simbolico in cui risiedono tutte le paure ancestrali e adolescenziali e, una volta fattasi luce, il giocattolo può essere riposto in una scatola perché il bambino è pronto per affrontare la sua giornata… o la vita.

pinocchio_juvenilia_02Ne abbiamo parlato meglio con Lina Monaco, responsabile editoriale di Juvenilia.

Riscrivere favole, e di quelle più celebri come Pinocchio, La Sirenetta o Il brutto anatroccolo, affidare a bambini il compito di illustrarle, e infine decidere di pubblicare “in casa”. Insomma, la sfida sembra un vero salto triplo mortale. Che cosa ne pensi?
Penso che sarebbe inopportuno disturbare i “monumenti” della nostra cultura fiabesca se non ne valesse davvero la pena. Il progetto è ambizioso e si fa carico di restituire al lettore una proposta inedita ma di cui, probabilmente, si sente già la necessità.

Come è nato il progetto? Dalle favole, dai bambini, da urgenze personali?
Era da un po’ che io e Maurizio Ceccato ci interrogavamo sulle favole di recente scrittura, quali fossero i contenuti che veicolavano e quali ingredienti utilizzassero per raccontare la modernità. Alcune di queste nuove favole riescono a fare breccia, nei genitori, nei bambini, ma molte restano nell’oblio. Cioè non raggiungono il lettore. E così ci siamo domandati cos’è che potesse tenere legati i genitori e i figli a una stessa lettura. E la risposta è stata immediata: un personaggio della nostra infanzia che parlasse con il cuore in mano delle proprie emozioni. Vicino alla mamma e al papà che leggono, ma con un linguaggio vicino ai figli.

Chi sono gli autori coinvolti e come si è svolta l’operazione di riscrittura?
Pinocchio è stato riletto da Alberto Fiori, musicista e paroliere. Un autore con una spiccata sensibilità e un gran senso del ritmo. Con lui c’è stata un’alchimia perfetta. Io gli ho esposto cos’è che sentivo come urgenza, e lui ha intercettato uno spiraglio narrativo inedito, ma soprattutto inaspettato. Il ritmo del cuore che inizia a battere in un corpo di legno segna l’inizio della trasformazione. Un viaggio fatto di rumori che Pinocchio non conosce e che lo riportano a vecchie paure passate. Non a caso questa trasformazione avviene di notte che è il luogo archetipico delle paure. Il luogo dove non esiste la ragione, ma solo la percezione. E il viaggio si conclude con l’arrivo della piena consapevolezza di sé stessi.

pinocchio_juvenilia_03Parliamo dei bambini “illustratori”. Quanti sono, che età hanno, come hanno lavorato, erano al corrente del fatto che le loro illustrazioni sarebbero finite in un libro?
I bambini, dai cinque ai dieci anni, sono arrivati in libreria da Scripta Manent grazie a una call fatta tra i nostri lettori affezionati, ma poi si è sparsa la voce col semplice passa parola tra genitori. Quello offerto era un laboratorio finalizzato all’insegnamento di una tecnica di illustrazione: il collage. Cecilia Campironi è una professionista. L’idea che quelle tavole potessero diventare le illustrazioni del libro ha costretto tutti i partecipanti a prendere sul serio il lavoro proposto. Sei appuntamenti e quasi quindici ore di lavoro. I bambini erano stanchi ma l’entusiasmo li ha tenuti sempre attentissimi.

Perché la decisione di pubblicare come IFIX invece di affidare un progetto così innovativo a un editore, magari specializzato in albi illustrati e letteratura per ragazzi?
IFIX è sempre stato un laboratorio, un’opportunità per le idee e per le persone di creare alchimie. Lavorare a un libro come questo richiede di guardare al pubblico bambino con le dovute precauzioni. Fare un libro per bambini è una sfida che va portata avanti con tutti i necessari supporti professionali. Non basta un disegno o una filastrocca per accontentare un pubblico così esigente e ci siamo voluti misurare in questa prospettiva. Abituati, in fondo, a offrire già la massima cura sia nei contenuti che nei dettagli estetici e grafici. E poi perché rientra nelle prerogative IFIX lavorare con le narrazioni per immagini.

Come si svilupperà la collana? Quante uscite sono previste e con quale cadenza? Insomma qual è il piano editoriale di Juvenilia?
Le prossime uscite arriveranno in maggio con La Sirenetta e Il brutto anatroccolo. I tempi non potranno essere rigidissimi perché i laboratori sono itineranti e devono produrre immagini di qualità. Il lavoro di post-produzione è davvero minimo e quindi produrre le tavole richiede molto tempo e cura. E poi ci sono le storie da riscrivere, gli appuntamenti con la dottoressa Eugenia Cassandra, psicologa dell’età evolutiva, ci aiutano, a noi della redazione e agli autori, in un mondo di argomenti che non si evincono da una lettura superficiale delle favole stesse.

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Chi vorresti come lettore ideale di questa collana?
Il pubblico a cui ci rivolgiamo è sicuramente quello dei bambini di età tra i cinque e i dieci anni. Se da una parte la semplicità del testo, infatti, sembra rivolgersi ai primi, la forza delle immagini e l’indagine dentro sé stessi e le proprie paure, avvicina alla lettura anche i più grandi. E poi ci sono i genitori ai quali destiniamo uno strumento per poter affrontare attraverso la lettura, i temi più cogenti all’età dei figli. La collana Juvenilia è stata pensata per realizzare libri fatti dai bambini per i bambini.

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Sensi Unici: L’universo del libro tattile illustrato

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

è solo dopo aver posato le mani che si posa lo sguardo
Sandro Penone

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Con piena consapevolezza posso affermare che sia stato un onore, oltre che un piacere profondo, prendere parte, sabato 12 novembre, allo speciale incontro di formazione precedente l’inaugurazione della mostra Sensi Unici. Mostra di libri e opere tattili, in calendario a Palazzo delle Esposizioni fino al 26 febbraio 2017.
Il progetto in questione è di ampio respiro; la mostra è a cura del Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni in collaborazione con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi Onlus.

Ho imparato, con ammirazione costante ed emozione crescente, una miriade di cose. Le parole di Pietro Vecchiarelli, responsabile della produzione di libri tattili illustrati della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus – Roma, sono state innanzitutto una fucina di suggestioni e in secondo luogo una fonte di conoscenza.
img-20161112-wa0018Ho scoperto con stupore quanta bellezza racchiuda il libro tattile illustrato e come tale oggetto sia libro per tutti: per non vedenti, per ipovedenti, per vedenti grandi e piccini. Il libro tattile illustrato è arricchimento.
Ho imparato quale poderoso strumento sia, il libro tattile illustrato, di integrazione scolastica e sociale per non vedenti e ipovedenti.
Ho imparato che la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi Onlus fa un appassionato lavoro sulla letteratura per l’infanzia per aprire il libro tattile al mondo esterno e fornisce materiali per bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni.

Sono venuta a conoscenza dei parametri indispensabili per questo tipo di opera, quanto a testo (in nero e in braille), a illustrazione (a rilievo), a copertina (che funge in primo luogo da protezione) e slide dopo slide ho appreso nozioni sugli indispensabili criteri di forma, spessore, colore, tessitura, posizione, congruenza.
Di come per il non vedente la lettura, a differenza dal vedente, parta dal particolare, per essere accostato a un altro particolare e a un altro e a un altro ancora, per arrivare al generale.
Dell’importanza della verbalizzazione: è necessario che la realtà venga raccontata, pagina dopo pagina, da un adulto che aiuti a creare l’immaginario del bambino.
La rilegatura, il testo, le immagini, la copertina, sono del tutto differenti rispetto ai normali libri illustrati, richiedono attento adattamento dei prototipi, i costi finali sono elevati.
Di queste e di altre cose, sono venuta a conoscenza.

img_20161113_161914E ora viene il bello, il bello dei numeri che testimoniano come il libro tattile illustrato si sia fatto strada nel mondo di noi vedenti e si fa vedere e notare. In un gioco di parole, il libro tattile illustrato fa rumore.

In principio era il Concorso Internazionale Typhlo & Cactus (2000-2007) di ideazione francese, volto alla condivisione e distribuzione del libro tattile illustrato: circa 5.000 libri sono stati distribuiti in Europa. L’Italia ha vinto il primo premio nel 2004 con due libri, Coccinella va in montagna di Tiziana Mantacheti e Piccina, Piccina come una formichina di B. Ferrazzano-M. R. Botta, in seno al solco della “didattica speciale”. Complessi, per temi e articolazione, i libri di Mauro L. Evangelista, che ha vinto sia nel 2005 con Troppo ordine, troppo disordine, sia nel 2007, con Cuore di Pietra.
Ancora idee e diffusione: A spasso con le dita, Progetto Nazionale itinerante a sostegno della letteratura per l’infanzia e dell’integrazione fra vedenti e non vedenti che tra il 2010 e il 2013 ha distribuito 5.000 libri tattili a mille istituzioni italiane, tra biblioteche pubbliche e ospedali pediatrici.
Tocca a te! è il concorso nazionale di editoria tattile illustrata. La città scelta per la premiazione delle migliori opere della quarta edizione, quella del 2017, è Assisi (16-18 giugno). Concludendo con i numeri: in tre edizioni sono stati inviati oltre 500 prototipi di libri tattili illustrati.

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La mostra Sensi Unici si articola in quattro sezioni. Prima tappa, il Tatto inteso come forma d’arte, a partire dai maestri, dunque da opere di Munari, Katsumi Komagata, Sophie Curtis e Maria Lai. Si prosegue con le materie prime del libro tattile: Carta, Filo, Stoffa. Si tocca, si esplora, e si deve toccare tutto, ogni materiale esposto. Con le mani e con il corpo.

Un mondo per me nuovo, a cui prima pensavo solo superficialmente, si è tolto il velo.

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Chiedimi cosa mi piace – Bernard Waber, Suzy Lee

UNA STAGIONE DA LEGGERE  Rubrica dedicata alle stagioni nei libri, perché ogni storia ha la sua stagione.

di Rossella Gaudenzi

AUTUNNO – Chiedimi cosa mi piace

Chiedimi Cos’altro?
Cos’altro?
Mi piace la pioggia. Mi piace fare

splish, splash e splosh nella pioggia.
Splish, splash e splosh.
Mi piacciono queste parole.

Sono parole di pioggia.
Me le sono inventate.
Lo so.

Ask me è il titolo originale dell’incantevole ultima opera di sinergia tra il celebre scrittore-illustratore Bernard Waber e l’ancor più celebre illustratrice Suzy Lee (L’onda, La trilogia del limite, Corraini edizioni). Ask me è un potente inno alla vita.
Il libro è uscito in Italia per Terre di Mezzo con il titolo Chiedimi cosa mi piace, al cadere delle prime foglie autunnali.
E in una tersa giornata d’autunno un padre e una figlia indossano qualcosa da mezza stagione, scendono i gradini di casa e si inoltrano in un parco cittadino.

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Fare domande incalzanti e camminare. Prendersi per mano e osservare. Giocare con le parole. Trascorrerà così il pomeriggio di padre e figlia. Con il naso all’insù. Avviluppati da un vortice di caldi colori di piante, di persone, bestioline, giostre, gelati e palloncini. L’energia e l’entusiasmo della bambina sono prorompenti, le domande incalzano, il ritmo della conversazione si fa serrato. Padre e figlia godono del lusso del tempo, foglia dopo foglia, sfumatura dopo sfumatura.
È così che si fa sera e si fa ora di rincasare, si fa ora di lavarsi i denti e si fa ora di andare a dormire.
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Aspetta. Chiedimi qualcos’altro.
Cosa?
Chiedimi se voglio un altro bacio della buonanotte.

Vuoi un altro bacio della buonanotte?
Sì, vorrei un altro bacio della buonanotte.

Buonanotte
Buonanotte

 

Chiedimi cosa mi piace
Bernard Waber – illustrazioni di Suzy Lee

Traduzione di Davide Musso
Terre di Mezzo Editore, 2016
pp. 40, € 15

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Scrivere per ragazzi, un corso di scrittura e molto altro

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Emanuela D’Alessio

Inizia oggi Scrivere per ragazzi, un insolito corso dedicato alla letteratura per ragazzi, organizzato dalla Scuola del libro, laboratorio permanente ideato da Marco Cassini (fondatore delle case editrici minimum fax e SUR).

Nei dieci incontri, previsti fino a marzo 2017, le scrittrici Carola Susani e Nadia Terranova accompagneranno i loro studenti in un interessante viaggio nella tradizione letteraria per ragazzi, dai capolavori come Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio e Pippi Calzelunghe ai classici contemporanei come Harun e il mar delle storie di Salman Rushdie, passando per la non-fiction per ragazzi, gli albi illustrati, i romanzi per adolescenti, fino ai libri usciti e premiati negli ultimi anni, con uno sguardo al panorama internazionale.

Abbiamo chiesto a Carola Susani e Nadia Terranova di raccontarci meglio di che cosa si tratta.

Nel panorama dell’offerta formativa per i mestieri della filiera editoriale, il corso Scrivere per ragazzi risalta per la sua originalità. Come è nata l’idea?
CS – I corsi per insegnare a scrivere ai ragazzi sono pochissimi, e invece la scrittura per ragazzi è molto forte, sia dal punto di vista delle vendite, sia della qualità letterarie. Valeva la pena, così abbiamo pensato, di offrire uno spazio (e del tempo) dove imparare e ragionare.
NT– Io sono stata molto felice quando Carola e Marco Cassini mi hanno contattata per propormi di lavorare insieme, porterò nel corso tutta la mia esperienza di insegnamento precedente, soprattutto per quello che riguarda l’albo illustrato.

volantino_susani_terranova_interoA chi si rivolge e con quali obiettivi?
NT – A tutti quelli che vogliono scrivere per un pubblico di bambini o adolescenti, principianti assoluti o scrittori in cerca di un confronto. A quelli che hanno già scritto qualcosa ma sentono di poter migliorare. Agli illustratori che hanno le immagini ma non la storia.

Carola Susani, oltre a una lunga carriera di scrittrice per adulti e ragazzi, hai una consolidata esperienza anche come docente di scrittura narrativa nelle scuole medie e superiori e nelle case editrici. Nei tuoi incontri parlerai di classici per ragazzi, riscrittura e divulgazione narrativa. Puoi anticipare qualche dettaglio?
Proverò a fare un po’ di storia della letteratura per l’infanzia, ma si tratterà di storia che provoca. Leggeremo i classici per l’infanzia per rubare segreti, imparare da loro. Poi giocheremo a riscrivere classici per grandi o anche semplicemente libri dedicati a un altro pubblico: ci domanderemo come cambia la struttura e la lingua se cambiano i lettori. Ci interrogheremo poi sulla non-fiction per ragazzi, che comprende anche la divulgazione ma è un campo molto vasto, proveremo a orientarci all’interno di quel campo, sempre alla ricerca di modelli e possibilità.

Nadia Terranova

Nadia Terranova

Nadia Terranova, vincitrice di numerosi premi tra cui ci piace ricordare quello per Bruno il bambino che imparò a volare (orecchio acerbo, 2012), ti soffermerai sugli albi illustrati, i romanzi per preadolescenti e per giovani adulti. Quali sono le differenze tra un romanzo per preadolescente e uno per giovane adulto?
Nei romanzi per ragazzi delle scuole medie, in genere sono ancora abbastanza presenti genitori,  insegnanti, zii. I rapporti con gli adulti, conflittuali o problematici, sono parte della tematica affrontata. E ci si può ancora concedere un po’ di fiabesco, mentre si affrontano temi adulti come la sessualità e la morte: mi piace molto quella fascia perché mi permette di stare nell’età di mezzo, in quell’incertezza-ponte fra il doloroso ma necessario distacco da un’infanzia appena lasciata e la promessa di un futuro ignoto quanto attraente e spaventoso. Lì in mezzo succede di tutto. Poi si diventa più grandi, e cadono molti tabù: i romanzi per giovani adulti hanno un altro livello di interesse, in fondo anche Il giovane Holden fa parte di quella categoria. Sono i romanzi di formazione per eccellenza, e nelle letture di un ragazzo devono starci sia i classici sia i contemporanei, anche i più commerciali, perché chi legge possa sentire che parlino proprio a lui.

Che cosa si intende per albo illustrato e chi sono i principali fruitori di questo prodotto?
NT – L’albo illustrato è un libro in cui le illustrazioni e il testo dialogano fra loro in maniera creativa e sorprendente. Non è un semplice libro con dei disegni, non è un semplice album con delle didascalie: è una terza forma di letteratura in cui le due forme espressive hanno pari forza. L’albo è destinato a tutti, non solo ai bambini, per i quali comunque costituisce una prima importante forma di educazione artistica e di lettura attiva.

Si parla genericamente di letteratura per ragazzi, ma è un settore della narrativa molto articolato cui le case editrici, anche quelle più generaliste, mostrano una crescente attenzione. Volendo tracciare un quadro, per quanto sintetico, dell’offerta editoriale italiana in questo campo, chi sono gli editori di riferimento dal punto di vista qualitativo?
CS – Da Mondadori a Salani, da Rizzoli a Bompiani, da Feltrinelli a Einaudi, le grandi realtà editoriali più o meno parenti fra loro, hanno le loro collane per ragazzi. Io amo molto il lavoro che fa la casa editrice di dimensioni medie Donzelli. Ma anche e/o. Ci sono poi case editrici più piccole che trovano uno spazio specifico, Sinnos ad esempio è una casa editrice che ragiona di diritti, questioni psicologiche. O case editrici più grandi come Laterza che affrontano il mondo dei ragazzi dalla propria prospettiva, che è quella della storia sociale e scientifica interpretata in chiave narrativa. C’è la Nuova frontiera Junior che ha attratto l’attenzione con la bella collana Classici (ci siamo anche Nadia e io). Ci sono le raffinatissime Orecchio acerbo e Topipittori, che fanno albi opere d’arte, sia per quel che riguarda la parte illustrata che quella narrata. Ma il panorama è molto vasto.
NT – Impossibile fare dei nomi, ne resterebbero fuori troppi altri! Diciamo che fanno un ottimo lavoro soprattutto i grandi gruppi editoriali con i romanzi e i piccoli con gli albi illustrati; ma ci sono tante eccezioni positive alla regola.

Esiste poi un’editoria “specializzata” in libri illustrati e letteratura per ragazzi. Una scelta apparentemente più difficile e coraggiosa, ma che sembra essere premiata dalle cifre di vendita. Chi sono i principali protagonisti?
NT – Vale quello che ho detto nella risposta precedente, aggiungo solo che l’editoria illustrata ha dimostrato di resistere anche alla crisi del cartaceo.

Esiste un gap tra Italia e resto del mondo in questo settore? Quali sono le maggiori differenze, qualitative, di contenuti, di risposta da parte dei lettori?
NT – In Italia abbiamo bravissimi autori e bravissimi illustratori. Peccato che non sempre abbiano da noi lo stesso riconoscimento retributivo e professionale che altrove. Per questo motivo per molti illustratori, per vivere, l’unica è lavorare all’estero, soprattutto in Francia. Ovviamente, essendo l’illustrazione un linguaggio universale che non necessita di traduzioni, per loro è più facile rispetto agli scrittori.

Carola Susani

Carola Susani

Quando è iniziato il vostro viaggio nella lettura e con quale libro?
CS – Il primo libro che ho letto, all’inizio della II elementare, è stato il Diario di Anna Frank. Ho cominciato con un libro non-fiction e mi sono appassionata alla lettura di narrativa d’invenzione. Anna e il suo diario, a dispetto dei nazisti, mi sono sembrati fortissimi, erano in grado di vincere la morte e di arrivare fino a me. Credo che questo mi abbia fatto innamorare della letteratura. Più tardi, dopo un’infanzia segnata da letture da grandi, attorno ai dodici anni, mi sono ritrovata a leggere letteratura per ragazzi. Polly Anna mi ha incantato: ho scoperto che si poteva scrivere anche “del bene” e la cosa mi ha commosso.
NTI bambini che vivevano dentro una scarpa è il primo albo illustrato che ho adorato, ce l’ho ancora, tutto scarabocchiato e con una pagina mancante: è la storia di una vecchina che si prende cura di una tribù di bambini e insegna a ognuno a coltivare le proprie specialità per vivere tutti insieme. Poi Violetta la timida di Giana Anguissola, Professione spia di Louise Fotzhough, Speciale Violante e Principessa Laurentina di Bianca Pitzorno, Il giardino di mezzanotte di Philippa Pearce, Le streghe di Roald Dahl.

Quale libro consigliereste a un bambino e a un ragazzo che deve iniziare a leggere?
CS – Dipende dal bambino e dal ragazzo. Dovrei conoscerli a uno a uno. Di sicuro, a un bambino e a una bambina darei da “leggere” Munari. A un ragazzo metterei in mano Martin Eden. Il prima possibile suggerirei di spazzolarsi i classici, i meravigliosi classici per ragazzi, realistici attraverso eccessi di nonsense e assurdità, da Alice a Pinocchio. Ma anche le storie d’avventura, Salgari, Verne. A un bambino o una bambina regalerei le poesie di Scialoja (e anche di Folco Maraini), e potrei andare avanti.
NT – In questo momento a un bambino regalerei Una strana creatura nell’armadio di Mercer Mayer, Camelozampa, sulla paura del buio; a un ragazzo delle medie Oh, boy! della mia adorata Marie-Aude Murail (Giunti); a un adolescente Melody di Sharon M. Draper (Feltrinelli), che racconta la testa di una ragazza disabile attraverso tutte le parole che non dice.

Una domanda di rito per Via dei Serpenti: che cosa c’è da leggere sul vostro comodino in questo momento?
CS – Il libro di Cristina Durastanti, Cleopatra va in carcere.
NT – Il mio comodino, come al solito, soccombe; i libri sono molti di più di quelli che nominerò (e anche purtroppo di quelli che riuscirò a leggere da qui a Natale), comunque fra gli altri due romanzi di cui sono curiosissima: Prima di sparire di Tommaso Giagni (Einaudi) e Tutto il nostro sangue di Sara Taylor (minimum fax). Poi ho Zagazoo di Quentin Blake, Camelozampa come ultimo acquisto di albo illustrato, l’ho letto immediatamente, ma lo tengo un po’ vicino prima di riporlo in libreria (è un capolavoro!), e Per sempre di Judy Blume (Rizzoli), un classico per adolescenti degli anni Settanta, sono a metà ed è ancora attualissimo. E poi tutto Kafka: sto rileggendo tutti i racconti e gli aforismi per un incontro su di lui che devo fare a breve, e sto leggendo anche diversi suoi scritti che ancora mi mancavano.