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Bookish, una libreria che dà dipendenza. Intervista a Giorgia Sallusti

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

di Emanuela D’Alessio

Bookish
Via Valle Corteno 50/52 – 00141 Roma
tel. 06 817 0874

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www.bookishlibreria.com

Giorgia Sallusti

Giorgia Sallusti ha cambiato di recente in Bookish il nome della sua libreria aperta nel 2015, per testimoniare la trasformazione che libraia e libreria hanno conosciuto in questi anni. Bookish, più pop e breve del precedente Il giardino del mago, descrive una persona ossessionata dai libri e dalla lettura.
Oggi Giorgia, sempre di corsa e curiosa, lettrice critica e attenta con una predilezione per la letteratura giapponese e cinese del Novecento e un occhio sempre aperto sulla letteratura fantasy, si sente «l’antidoto all’algoritmo», è convinta che il libro debba essere l’intrattenimento per eccellenza, ha costruito un luogo di incontro e di discussione sulla letteratura e alla fine anche sulla vita, un crocevia culturale, una sorta di Via della Seta intellettuale.
«Noi librai – avverte – siamo koala in estinzione funzionale: lottiamo col sangue ma ci stanno bruciando l’habitat».
Intanto noi le abbiamo rivolto qualche domanda!

Quali sono gli elementi indispensabili per tracciare un profilo realistico di Giorgia Sallusti?
Una libraia sempre di corsa, credo. Affannata alla ricerca di titoli, curiosa, con quattro o cinque libri in lettura, qualche recensione da consegnare a corollario del lavoro in libreria. Ma sono anche, a dispetto della quantità, una lettrice molto critica e attenta, con una predilezione per il black humour e la letteratura giapponese e cinese del Novecento.

Essere scrittore non ha nulla a che fare con la pubblicazione, l’editoria, il riconoscimento del pubblico – spiegava Paolo Zardi rispondendo proprio a una tua domanda – ma significa avere la costante necessità di organizzare il mondo attraverso la narrazione. Quindi, concludeva, «io faccio l’ingegnere ma sono uno scrittore». Per un libraio temo che le cose vadano in un altro modo. Per un libraio non penso sia irrilevante il riconoscimento dei lettori. Per un libraio non c’è la possibilità di fare un altro mestiere “nel frattempo”.  Quindi la domanda è: per quale motivo hai deciso di fare la libraia?
Credo che per una libraia non esista proprio il «frattempo»: è una missione da ventiquattro ore al giorno. Ho deciso di fare la libraia – anzi, di essere una libraia – perché così sono riuscita a improntare la vita attorno all’oggetto che amo di più, che è il libro. È frustrante, non soddisfacente dal punto di vista prettamente economico; anzi, se consideriamo la libreria come azienda possiamo vedere chiaramente che è un’operazione fallimentare già alla partenza. Eppure, la libreria è un’impresa culturale dove lo scopo non è l’arricchimento monetario, anche se mi fa piacere chiudere la saracinesca coi conti in ordine.
Il mio obiettivo è la promozione e la diffusione dei libri belli e del concetto che il libro vada tolto dalle teche polverose dove è stato rinchiuso negli ultimi decenni, e torni a essere invece anche l’intrattenimento per eccellenza: make books great again, per citare qualcuno più arancione di me.
Ecco, come libraia mi piace che il luogo che ho costruito sia un punto di incontro e discussione, sulla letteratura e alla fine anche sulla vita: Umberto Eco diceva che la lettura è un’immortalità all’indietro.

La libreria ha cambiato nome recentemente, da Il giardino del mago a Bookish, espressione inglese per descrivere una persona ossessionata dai libri e dalla lettura.  Quindi i libri creano dipendenza? Comunque, qual è stata l’evoluzione da un nome all’altro?
Il giardino del mago è il nome che avevo scelto quando ho deciso di avviare questa attività nel 2015. Sono cambiate molte cose: mi sono trasformata io come libraia, ho acquisito nuove competenze e anche un gusto diverso, migliore direi, e quindi di riflesso è mutata la libreria. Quel vecchio nome è il titolo di una canzone del Banco del Mutuo Soccorso che non mi stancherà mai, ma ho sentito il bisogno di trasmettere il cambiamento anche al nome e al logo, le parti più visibili della libreria: sono passata a Bookish, più breve, più pop e, evidentemente, più inglese. Molte persone me ne hanno chiesto il motivo, qualcuna tacciandomi di una malsana anglofilia, come se la sovranità linguistica fosse un bene da conservare con le unghie e coi denti. Il mago richiamava anche la vocazione iniziale per la letteratura fantasy, che è rimasta ma non è più così esclusiva.
Non bisogna nemmeno tralasciare il fatto che «bookish» mi piace di più e penso che il significato si addica con precisione a me stessa, alla mia vita, e spero in futuro anche al modo in cui parlo e scrivo. Non è forse Scout Finch, uno dei miei personaggi preferiti, che dice «fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?». Quindi rispondo anche alla prima domanda: secondo me i libri creano dipendenza. Il piacere della lettura è molto seducente, è bello farsi irretire.

Le librerie indipendenti sono incalzate e superate dalle piattaforme online, molte stanno chiudendo o hanno già chiuso, si parla di estinzione del libraio (prima ancora che del libro e di tante altre categorie dell’umanità). Che cosa dovrebbero fare i librai per non estinguersi, che cosa dovrebbe diventare una libreria per non chiudere?
A che serve la libraia? Ci sono libri che avete letto; libri che conoscete e sapete di non aver letto. Ma ci sono moltissimi libri che non sapete di non aver letto: sono al di là della vostra conoscenza, e quindi del vostro desiderio. Capiamoci: ormai si acquista tutto su internet. Internet è meraviglioso. Cerchi quello di cui hai bisogno, quello che vuoi, e internet te lo dà. Soddisfa i tuoi desideri di acquisto o conoscenza. Ma ottenere ciò che vuoi non è sufficiente: «le cose migliori sono quelle di cui non conoscevi l’esistenza fino al momento in cui non le hai avute», dice Mark Forsyth.
La libraia è l’antidoto all’algoritmo: se le tue ricerche online ti profilano come potenziale cliente, i risultati che otterrai saranno di continuo più simili a questa tendenza, e così la bolla che abiti culturalmente ti si stringerà sempre più attorno. Il mio lavoro, se lo faccio bene, è rompere i confini di questa bolla e allargare il tuo orizzonte di lettore. E spesso questo significa anche espandere i confini della conoscenza nella vita al di fuori della letteratura.
Inoltre la libreria è davvero un luogo di confronto grazie a presentazioni, incontri con autori e case editrici, gruppi di lettura. Insomma, è un crocevia culturale, una specie di «Via della Seta» intellettuale, e per questo è preziosa e insostituibile.
Non nascondo certo le difficoltà, che sono tante. Leggo spesso e con interesse articoli e interviste sulla situazione di libro, librerie, editoria in Italia. Tutti dicono la stessa cosa: è un dramma. Come libraia, penso che la legge sul libro e la regolamentazione degli sconti possa aiutare, e non poco, le librerie indipendenti. Quello che mi addolora e mi spaventa, per il futuro della mia professione e della mia vita da lettrice, è la sofferenza di un mercato che non ha più domanda: in Italia meno del 40% della gente legge almeno un libro all’anno. Inutile sottolineare le percentuali estere (in Norvegia si va oltre il 90%).
Quello che mi preme ribadire è che manca la cultura del libro, come oggetto di intelletto e divertimento, e di piacere anche intenso. Manca la cultura della libreria come luogo di incontro e di idee. Le eventuali leggi sulla protezione delle librerie sono meritevoli ma insufficienti se la risposta istituzionale sul fronte scuola, cultura, lettura si azzera.
Noi librai siamo ora i koala in estinzione funzionale: lottiamo col sangue ma ci stanno bruciando l’habitat.

C’è chi sostiene che un libraio in grado di consigliare un libro non esiste più, perché ormai i librai non leggono e se anche lo fanno non riescono a leggere tutto. Quest’anno, tanto per dare un numero, sono stati pubblicati 75 mila titoli. Quindi come la mettiamo con la figura romantica del libraio che accoglie, ascolta e propone il titolo giusto al momento giusto per chiunque metta piede nella sua libreria?
Mi vedo tutto fuorché romantica. Se penso a me stessa, so di leggere tanto, centinaia di titoli l’anno, ma certo non abbastanza per tenere il passo con quanto si pubblica. Il punto però non è leggere tutto, ma leggere bene. Acquisire gli strumenti per un’analisi critica dei libri, della qualità editoriale e saper quindi indirizzare il lettore su strade più o meno precise. Per gusto e attitudine, per esempio, preferisco le case editrici indipendenti che hanno degli standard molto alti. In linea generale cerco di conoscere tutti gli autori che ho sugli scaffali, e quindi di leggerne almeno un libro, che sia romanzo o saggio o silloge. Coi preferiti mi spingo sempre più avanti, e finisce che leggo tutto, come con Jonathan Lethem o Enchi Fumiko o Mo Yan, ma sono i rischi del mestiere.
Parlando di percentuale di successi, la mia autostima è al massimo: se mi chiedono un consiglio letterario, ci azzecco spesso. Se è per un regalo, ancora meglio. Quindi sono proprio brava – oppure nessuno è mai venuto a reclamare: magari li spavento. Mi piace pensare però che il libro perfetto esista per pochi lettori in ancor meno casi. È molto più facile che si leggano libri buoni, o anche eccellenti, e spesso solo sufficienti: questo è importante da comunicare al lettore, secondo me. Non cerchiamo l’unico libro come Sauron cerca il suo Unico Anello, ma puntiamo a una ricerca qualitativa in mezzo a un buon numero di titoli letti. Si imbroccano molte scelte sensate, così.

Se tu fossi solo una lettrice che cosa vorresti trovare in una libreria?
Vorrei potermi stupire, trovare libri che non pensavo di desiderare. Vorrei trovare spunti interessanti su autori poco conosciuti, e non ultimo, anche edizioni che appaghino il mio senso estetico. Un po’ di serendipity, ma meno romantica e più nella versione degli Slayer.

Che cosa trovano i lettori da Bookish?
Se guardano un po’ oltre la superficie, allora sì che si possono stupire. Trovano letterature sconosciute alle classifiche più hip, l’oriente che si traduce sempre troppo poco o titoli quasi esauriti di vecchi romanzi di fantascienza. Trovano, in ogni caso, buona letteratura. E poi ovviamente una libraia fichissima.

Bookish si trova a Montesacro, tra Via delle Valli e la Nomentana. Qual è il rapporto con il territorio e chi sono i “tuoi” clienti?
Il territorio lo vivo da sempre e lo conosco molto bene; lo sto anche vedendo cambiare di anno in anno e mi fa piacere. Mi piace adattarmi a queste trasformazioni, perché il quartiere diventa eterogeneo e per me è l’opportunità di mettermi alla prova. I miei clienti sono diversi, molti abitano nei dintorni della libreria e li conosco tutti per nome, conosco i loro gusti. Si fanno consigliare e discutiamo spesso con effetto soddisfacente per entrambi.
I più giovani mi passano a trovare anche solo per un saluto dopo la scuola, per portarmi i biscotti o farmi vedere un dente che cade, una pagella, un sasso strano, e poi frugano nello scaffale dedicato a loro. I piccoli lettori sono molto divertenti.
Alcuni degli adulti fanno parte dei miei gruppi di lettura, seguono gli eventi e si fidano delle mie scelte, altri ancora sono diventati amici preziosi. I clienti che entrano e mi chiedono «oggi che mi dai?» fidandosi alla cieca di me sono quelli che danno una soddisfazione incredibile.
Poi ci sono i clienti che vengono da altre zone di Roma perché sanno che da Bookish possono trovare titoli che altrove non ci sono. Questo mi dà un grandissimo piacere neanche fossi Leland Gaunt.

Se ti trovassi nella necessità di dover regalare solo un libro, uno soltanto, quale sceglieresti e perché?
Jonathan Lethem, La fortezza della solitudine, edito da Bompiani: perché ha una prosa eccezionale che racconta la vita in tutte le sue ingiustizie e meschinità, e amori e piccoli successi. È uno dei miei libri preferiti.

Invece quali sono i titoli più venduti in questo periodo natalizio?
Molta narrativa, direi. Coriandoli nel giorno dei morti di B. Traven (Racconti), La ragazza del convenience store di Murata Sayaka (e/o), Guida alle reliquie miracolose d’Italia di Mauro Orletti (Quodlibet) e tra i bestseller della libreria Donne, razza e classe di Angela Davis (Alegre). Per i più piccini, Mappe di Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinski (Electa) e i romanzi di Roald Dahl (in Italia editi da Salani).

Che cosa c’è da leggere sul tuo comodino in questo momento?
Un sacco di roba: il comodino ha finito per diventare un pezzo di comò, il tavolino da caffè e una sedia. E quindi: L’ordine degli Assassini di Marshall G.S. Hodgson e Storia notturna di Carlo Ginzburg (entrambi Adelphi), Germania di Tacito e Anabasi di Senofonte (entrambi Quodlibet e appena acquistati in fiera a Più libri più liberi). Poi ho Amelia Gray con Viscere (Pidgin) e L’ultimo viaggio di Amundsen di Monica Kristensen (Iperborea). E poi sicuramente sotto e in giro c’è altra roba ma la scoprirò solo leggendo prima quelli in superficie.

Otto anni di editoria indipendente – Stefano Friani, racconti edizioni

Sabato 30 novembre ci sarà anche Racconti edizioni all’ultimo incontro in programma con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti. 

Di seguito uno stralcio della nuova intervista a Stefano Friani, fondatore con Emanuele Giammarco della casa editrice dedicata esclusivamente alla forma “racconto”. Qui invece quella comparsa sul blog nel dicembre 2016. Entrambe sono presenti nel volume.

Dopo tre anni di attività e oltre venti titoli all’attivo l’intuizione originaria, rendere disponibile qualcosa che non c’è, resta valida più che mai.
«Il segreto continua a essere la curiosità, il lasciarsi stupire, farsi prendere per mano da una voce e finire a fare un’offerta per l’opera omnia dimenticandoti di budget e bazzecole simili. Un orizzonte di ricerca che ci interessa sempre molto e dove ci saranno delle novità a breve è quello dei neri americani e della letteratura africana».

Con Elvis Malaj, il primo autore italiano pubblicato da Racconti edizioni nel 2017, il principio dell’essere stranieri in patria sembra garantito. Ma sembra difficile incontrare in Italia voci che si sentano “immigrati della propria lingua”.
«È già successo che delle nuove leve della letteratura italiana per cui il tema dell’identità non era così centrale siano state pubblicate da Racconti, e penso a Marco Marrucci e Michele Orti Manara, e molto probabilmente continuerà a succedere perché non vorremmo che quella nostra idea di ricerca – che beninteso seguitiamo a esplorare – diventasse un manifesto cui conformarsi in toto».

A maggio è uscito il primo numero della nuova collana gli Scarafaggi dedicata al racconto lungo.
«È una direzione nella quale ci muoveremo accanto a quella delle raccolte di short stories. Il primo titolo è La Casa della fame di Dambudzo Marechera, un autore maledetto morto a 35 anni di Aids, alcolizzato e senza un soldo, dopo un breve periodo sulla cresta dell’onda. Il libro, un potentissimo e lisergico flusso di coscienza, è un urlo di rabbia e dolore dalla Rhodesia segregazionista. Marechera è stato tra i più grandi autori africani di sempre e rappresenta se vogliamo un polo opposto alla tradizione di scrittori come Chinua Achebe. Per capirci, The Guardian lo definisce “il Joyce africano”».

Stefano Friani sarà protagonista, con Isabella Ferretti di 66thand2nd, dell’incontro Quando l’editore incontra l’autore, organizzato da Via dei Serpenti.

 

 Sabato 30 novembre, libreria Tomo di Roma, 19:00
Ingresso gratuito!

 

 

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi, Sabina Terziani
Editore: Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone

Il volume è disponibile, a offerta libera, sul nostro sito e nelle librerie romane Tomo Libreria CaffèRisvoltiPagina 348, L’Altra Città

Otto anni di editoria indipendente – Isabella Ferretti, 66thand2nd

Eccoci quasi alla fine del ciclo di incontri con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi.
Quello di sabato 30 novembre con Isabella Ferretti e Stefano Friani sarà, infatti, il quinto e ultimo in programma.
Come di consueto, ci prepariamo all’evento riproponendo le interviste ai protagonisti. Oggi è la volta di Isabella Ferretti, editrice di 66thand2nd.

Di seguito uno stralcio della nuova intervista, qui invece quella comparsa sul blog nel luglio 2013. Entrambe sono presenti nel volume.

66thand2nd, venticinque titoli l’anno e una linea editoriale che è riuscita sempre a distinguersi e caratterizzarsi nettamente, festeggia quest’anno i primi dieci anni di attività. Una tappa importante sulla quale Isabella Ferretti si sofferma volentieri a riflettere.
«Il bilancio di questi primi dieci anni è senz’altro positivo. Abbiamo cercato di rendere stabile la casa editrice sul mercato editoriale italiano, nonostante sia un mercato difficile, bloccato dalla presenza di grandi gruppi editoriali verticalmente integrati presenti a tutti i livelli della filiera, dalla produzione, alla promozione e distribuzione fino alla vendita nelle librerie di catena. Quindi sicuramente la passione, il desiderio di resistere, la cura del prodotto, la scelta di strumenti sempre più raffinati di comunicazione e promozione si sono rivelate strategie efficaci con benefici tangibili».

Il successo della casa editrice è dovuto a molti fattori, la pubblicazione di alcuni libri in particolare è tra i più importanti.
«La fine di Salvatore Scibona è stato uno dei nostri primi, emozionanti, successi. Ci ha dato l’opportunità di offrire ai lettori la nostra interpretazione della letteratura americana. Con grande determinazione ci siamo assicurati il suo secondo libro, Il volontario (uscito in agosto).
Giorni selvaggi di William Finnegan, un libro molto particolare sul surf raccontato con una prospettiva maschile, un memoir lungo e impegnativo che ha richiesto una squadra di tre traduttori, Fiorenza Conte, Mirko Esposito e Stella Sacchini. Anche in questo caso, abbiamo preso un rischio editoriale e siamo stati ricompensati con la vittoria del Pulitzer.
Terminus radioso di Antoine Volodine ha contribuito ad avvicinare alla casa editrice una fascia di lettori giovani e colti su cui fondiamo il nostro excursus della letteratura post-esotica.
Altro autore cui siamo particolarmente legati è Alain Mabanckou di cui abbiamo pubblicato finora otto libri. Lo considero un gigante della letteratura africana contemporanea e un riferimento politico per l’Africa.
Per finire, cito Anthony Cartwright, un profondissimo conoscitore dell’animo umano che ha il pregio di parlarci di un’Inghilterra diversa da quella di Ian McEwan o Kazuo Ishiguro, l’Inghilterra della working class, rimasta poco ascoltata fino al voto per la Brexit. Anthony Cartwright descrive l’evoluzione dei nostri vicini britannici portando la politica nella letteratura e guadagnandosi paragoni a Shakespeare e Charles Dickens».

Isabella Ferretti sarà protagonista, con Stefano Friani di Racconti edizioni, dell’incontro Quando l’editore incontra l’autore, organizzato da Via dei Serpenti.

Sabato 30 novembre, libreria Tomo di Roma, 19:00

Ingresso gratuito!

 

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi, Sabina Terziani
Editore: Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone

Il volume è disponibile, a offerta libera, sul nostro sito e nelle librerie romane Tomo Libreria CaffèRisvoltiPagina 348, L’Altra Città.

Otto anni di editoria indipendente – Orfeo Pagnani, Exòrma

A dieci anni dall’esordio, per Exòrma «il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono e anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione».

Orfeo Pagnani, insieme a Maura Sassara, ha dato vita a un progetto editoriale «legato fortemente alla dimensione del viaggio, alla conoscenza dei luoghi, alla narrazione del mondo come è, delle culture, delle peculiarità ma anche delle criticità».

Nel 2019 Exòrma ha pubblicato quindici titoli. Nel 2020 questo numero è destinato a crescere.

«Stiamo concentrando le attività sulle due collane che sempre meglio rappresentano l’identità di Exòrma: Scritti traversi, dedicata alla letteratura in rapporto ai luoghi e al viaggio, non solo geografici ma anche immateriali; quisiscrivemale, dedicata alla narrativa, dove i libri cercano di “trovare un rimedio all’agonia della prosa” in un panorama editoriale sempre più intricato e difficile da interpretare».

Nel 2014 ebbe notevole successo La strage dei congiuntivi di Massimo Roscia, «un intruglio magico e paradossale di erudizione e divertimento sulla deriva e in difesa della lingua maltrattata e defraudata». Un caso editoriale, ma non l’unico per Exòrma.

«La strage dei congiuntivi è alla settima ristampa e continua a vendere. Al libro L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi di Marino Magliani è stato assegnato il Premio Albatros 2018. Neve, cane, piede di Claudio Morandini si è aggiudicato il Premio Procida Elsa Morante 2016 ed è stato tradotto in numerose lingue. Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti è stato finalista al Premio Neri Pozza 2017, candidato al Premio Strega 2019, finalista al Premio Brancati».

E poi ci sono le Classifiche di Qualità de L’Indiscreto. Nella selezione di libri usciti tra il 1 febbraio e il 30 aprile 2019 tra i primi dieci titoli c’è anche un libro Exòrma, L’idioma di Casilda Moreira di Adrian N. Bravi. «Significa che la comunità dei lettori, anche quelli “professionali”, gli addetti ai lavori, leggono i nostri libri, li apprezzano e decidono di segnalarne la qualità. Nella stessa classifica va detto che ne avevamo anche altri due, Itaca, l’isola dalla schiena di drago di Luca Baldoni e I sentieri delle Ninfe di Fabrizio Coscia».

«La forma libro può ibridarsi, mutare, nascondersi; la letteratura stessa può decomporsi del tutto. Quello, però, che ucciderà davvero l’editoria indipendente sarà la politica, che non crede di doverci considerare una risorsa».

In attesa del quarto appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, proponiamo uno stralcio della nuova intervista a Orfeo PagnaniMollare gli ormeggi. Qui invece l’intervista pubblicata sul blog nel settembre 2014.

Orfeo Pagnani sarà protagonista, con Federico Cenci di Cliquot, dell’incontro Quando l’editore incontra un progetto, organizzato da Via dei Serpenti.

Venerdì 22 novembre, libreria Tomo di Roma, 18:30
Ingresso gratuito!

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi, Sabina Terziani
Editore: Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone

Il volume è disponibile, a offerta libera, sul nostro sito e nelle librerie romane Tomo Libreria CaffèRisvoltiPagina 348. 

 

Otto anni di editoria indipendente – Federico Cenci, Cliquot

La piccola casa editrice fondata da Federico Cenci nel 2014, ha il nome di Chevalier Cliquot, un mangiatore di spade che si esibiva nei circhi e nei teatri verso la fine dell’Ottocento, famoso per esibizioni molto audaci che lo mettevano in pericolo di vita ogni giorno.

«Fortunatamente non siamo noi editori a “rischiare la vita” in prima persona come Chevalier, ma è la nostra piccola casa editrice da poco sul mercato che, come un mangiatore di spade in azione, deve stare attenta a ogni minimo movimento che fa».

Cliquot non pubblica autori emergenti o esordienti. Cliquot non pone confini culturali, geografici e temporali alla sua linea editoriale. Cliquot non pubblica (meglio dire, pubblicava) su carta. Cliquot non si affida ad alcun distributore.

«Sul progetto fondante siamo molto chiari e decisi: quello che vogliamo fare è riscoprire belle opere del passato dimenticate. Siamo nati come casa editrice digitale e per il primo anno abbiamo pubblicato soltanto e-book. Dopo un anno ci siamo resi conto che una casa editrice non può reggersi in piedi soltanto con gli e-book. Era arrivato il momento dell’esperimento: pubblicare in cartaceo il Pinocchio di Sandro Dossi e Alberico Motta».

«A dicembre, in occasione di Più Libri Più Liberi, uscirà I topi del cimitero per la collana Fantastica, una raccolta di racconti illustrata di Carlo H. De’ Medici: visto il gradimento di Gomòria, abbiamo pensato di proseguire con la riscoperta di questo oscuro autore gotico».

In attesa del quarto appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, riproponiamo l’intervista Alla ricerca dell’opera perduta a Federico Cenci, editore di Cliquot.

Federico Cenci sarà protagonista, con Orfeo Pagnani di Exòrma, dell’incontro Quando l’editore incontra un progetto, organizzato da Via dei Serpenti.

 Venerdì 22 novembre, libreria Tomo di Roma, 18:30
Ingresso gratuito!

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi, Sabina Terziani
Editore: Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone

Il volume è disponibile, a offerta libera, sul nostro sito e nelle librerie romane Tomo Libreria CaffèRisvoltiPagina 348. 

 

Otto anni di editoria indipendente – Della Passarelli, Sinnos

«Sinnos continua a fare libri che per noi hanno impegno, passione, militanza, ma anche voglia di scoprire e di mostrare cose nuove, di giocare, divertire e far divertire. Sovvertire».

 «Un cervello che legge ha molte più possibilità di riuscita personale, affettiva, intellettiva e può contribuire alla crescita di democrazia, alla consapevolezza di regole e limiti. Un cervello che legge è in grado di affrontare complessità».

«Siamo fieri di esserci conquistati la fiducia di un autore come Bart Moeyaert che proprio quest’anno è stato il vincitore dell’Astrid Lindgren Memorial Award, che è un po’ il Nobel per la letteratura per ragazzi».

«A maggio a Torino abbiamo conosciuto una nuova autrice svizzera, Marie-Christophe Ruata-Arn con un bel romanzo d’amore e di fantasmi: Sette rose per Rachel. Sicuramente a novembre 2019 esce in italiano l’ultimo romanzo di Bart Moeyaert, Bianca. E poi ci sarà una Lee Miller, un graphic sulla bomba atomica, un nuovo romanzo di Francesca Bonafini, che con Celestiale è in finale al Premio Cento (bellissima scrittura). Felice di avere una nuova scrittura di Fabio Stassi, con un albo illustrato dalla bravissima Veronica Truttero che – insieme ad Alice Keller – ha iniziato a lavorare proprio con noi. E anche loro due, insieme, le rivedremo presto, nei primi mesi del 2020».

Della Passarelli

In attesa del terzo appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, proponiamo un assaggio dell’intervista La lingua è un segno a Della Passarelli, editrice di Sinnos.

Della Passarelli sarà protagonista, con Rosaria Punzi di Lapis, dell’incontro Editori di parole e immagini, organizzato da Via dei Serpenti.

Venerdì 8 novembre, libreria Tomo di Roma, 18:30

Ingresso gratuito!

 

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi, Sabina Terziani
Editore: Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone

Il volume è disponibile a offerta libera sul nostro sito e nelle librerie romane Tomo Libreria CaffèRisvoltiPagina 348.