Archivi tag: Einaudi

La lezione di Bernard Friot: ascoltare i bambini

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

«Paolo, Jan, Kurt, Juri, Jimmy, Ciù e Pablo erano sette, ma erano sempre lo stesso bambino che aveva otto anni, sapeva già leggere e scrivere e andava in bicicletta senza appoggiare le mani sul manubrio.
Paolo era bruno, Jan biondo, e Kurt castano, ma erano lo stesso bambino. Juri aveva la pelle bianca, Ciù la pelle gialla, ma erano lo stesso bambino.
Pablo andava al cinema in spagnolo e Jimmy in inglese, ma erano lo stesso bambino, e ridevano nella stessa lingua».
Gianni Rodari, Uno e sette, in Favole al telefono

Quasi un incontro tra pari quello avvenuto alla Biblioteca Centrale Ragazzi, a Roma lo scorso 5 ottobre, tra Bernard Friot, il celebre scrittore e insegnante francese, e gli alunni di una terza primaria della Scuola elementare Grottarossa.
Bernard Friot, per l’appunto noto come il Gianni Rodari francese, è uno degli autori di Sette e uno. Sette bambini, otto storie, la recente pubblicazione di Einaudi Ragazzi illustrata da Mariachiara Di Giorgio e curata da David Tolin, che nel 2010 ha fondato la libreria specializzata per ragazzi Pel di Carota a Padova.

«Per questo libro  – si legge nella sua introduzione – quello che avete in mano in questo momento, è stata scelta la favola più intensa e civica della raccolta, Sette e uno, per parlare d’infanzia oggi, per provare a raccontare il nostro contemporaneo, a cinquantacinque anni dall’originale, per costruire una nuova geografia umana o solamente per continuare a “giocare” con le parole di Rodari, le sue idee, la sua forza».

David Tolin ha raccontato ai giovanissimi ascoltatori che l’idea è nata «dalla voglia di giocare con le parole alla maniera di Gianni Rodari. Dal libro Favole al telefono ho scelto Uno e sette che inizia così: “Ho conosciuto un bambino che era sette bambini”. Idea semplice, perché mi sono chiesto se ci fosse qualcuno che volesse raccontare la storia di tutti i bambini contenuti nella favola: Paolo, Jean, Kurt, Juri, Jimmy, Ciù, Pablo. Sono andato a un’importante fiera del libro per ragazzi, il Bologna Book Children’s Fair, ho bussato alla porta della casa editrice Einaudi, ho proposto il progetto e dopo poco mi è stato risposto che sì, si poteva fare. E così ho chiesto a sette famosi scrittori per ragazzi di scrivere una storia. Loro sono Beatrice Masini, Bernard Friot, Ulrich Hub, Daria Willemstad, Dana Alison Levy, Yu Liqiong e Jorge Lujàn».

Bernard Friot, dopo aver letto Un et sept nella sua lingua, il francese, fa da calamita per tutti i presenti, piccoli e grandi lettori e in un italiano dolce e musicale si racconta, incalzato delle domande vivaci dei bambini.
Racconta degli inizi, del suo mestiere di insegnante di liceo in un plesso che comprendeva una Scuola Primaria e proprio lì, tra i banchi degli alunni più piccoli, è iniziato uno scambio proficuo. «Mi mettevo in fondo alla classe ed era lì che i bambini venivano a raccontarmi le loro storie che io trascrivevo puntualmente, facendo loro quasi da segretario. Poi, poco a poco, ho iniziato a rispondere con le mie storie alle loro storie; ogni tanto regalavo un racconto a un bambino. Non ero ancora uno scrittore; mi è stato suggerito di inviare i miei racconti a una casa editrice. È così che sono diventato scrittore, senza volerlo. Perché la vita è davvero sempre piena di sorprese e di possibilità».

Il suo primo libro è Histories pressées, pubblicato nel 1988 e tradotto in italiano con Il mio mondo a testa in giù (Il Castoro, 2008) cui è seguito Altre storie a testa in giù (Il Castoro, 2014).
Impossibile per lui citare un libro preferito. «Quanti libri non ho ancora letto? Sono tanti i libri che ho amato, legati a momenti diversi della mia vita. Ho molto amato i libri di Rodari Favole al telefono e Le avventure di Cipollino. Come si fa a non amare la storia di una cipolla? La lettura è esattamente il momento della vita in cui leggi un determinato libro, con tutte le sensazioni che comporta».
Si rammarica di non aver conosciuto Gianni Rodari. Quando morì nel 1980 Friot non aveva ancora letto le sue opere, che ha scoperto solo due anni dopo. «Cinque anni fa – ricorda lo scrittore – sono andato a visitare la casa di Rodari a Roma, ho ammirato la sua scrivania, il luogo della creazione dei suoi libri, e ho vissuto un momento molto emozionante».

Una bambina, che secondo la maestra è fissata con l’età, gli chiede quanti anni ha. «Sette volte sette più dieci più nove», risponde Friot. Ma il calcolo è sbagliato, perché un tentativo dopo l’altro, arriviamo a capire che Bernard Friot ha sessantasei anni.

«Dove vivi? In Francia. Dov’è la Francia? A Parigi» suggerisce qualcuno. «Ma no, è Parigi che si trova in Francia» corregge prontamente qualcun altro.

«Quanti libri hai scritto?», incalzano i bambini. «In Francia si è soliti dire: quand on aime on ne compte pas, ossia quando si ama non si conta – risponde Friot – Non lo so, perché ogni libro è il riassunto di tanti incontri: il libro l’ho incontrato prima, durante e dopo la scrittura del libro stesso».

«Qual è il tuo ultimo libro?»
«Il mio ultimo libro non è ancora uscito in Italia, sarà edito da Lapis e, sulla scia di Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita (Lapis 2016) avrà il titolo Dieci lezioni sulla cucina, l’amore e le vita. Il tema culinario sarà quindi dominante. Il testo è scritto, ora sono all’opera traduttrice, grafico e tutte le altre figure che realizzano quei bellissimi oggetti che sono i libri».

«Scrivi libri con altri scrittori?».
«Non direttamente. Posso affermare che quando scrivo ho in testa tutte le storie che ho letto; di sicuro l’ispirazione mi arriva da Rodari così come nei miei libri sono presenti altri scrittori e storie, ma finora non ho mai scritto un libro a quattro mani, insieme a un altro autore. Non ho un metodo di scrittura strutturato, potrei dire che buona parte della mia scrittura è affidata all’improvvisazione: oggi scrivo tre pagine, domani nulla, la storia deve arrivare a me, quindi, ad esempio, esco a passeggiare. Non posso certo considerarmi uno scrittore disciplinato».

Poi, con i bambini, accade quel che Bernard Friot ha anticipato all’inizio dell’incontro: si dà loro modo di giocare con le parole e iniziano a dare sfogo alla fantasia, creare e inventare l’incipit di storie. Partendo da una struttura in cui sono gli oggetti a raccontarsi, i bambini iniziano con: Un giorno un… mi ha detto. Un giorno un martello mi ha detto… L’oggetto-soggetto cambia vorticosamente. Una panchina davanti alla scuola. Un collare per cani. Una televisione. Un’auto sportiva. Un libro di storia. E così via.

È questa la grande lezione di Bernard Friot: occorre ascoltare i bambini, quel che i bambini hanno da dire e da raccontare. E sicuramente il bambino che è dentro di noi si risveglierà.

Bernard Friot, nato a Saint-Piat nel 1951, è uno dei più originali e amati scrittori per ragazzi. Prima di approdare alla scrittura ha insegnato in una scuola di Lile e poi per quattro anni è stato responsabile del “Bureau du livre de jeunesse” a Francoforte. Da allora si dedica alla traduzione dal tedesco di fiabe e novelle ritenendo che questa attività abbia la medesima nobiltà e creatività della scrittura d’invenzione. Stando a stretto contatto con i bambini ha avuto la possibilità di studiarne la grande creatività anticonvenzionale nell’inventare storie, che è diventato il suo modello stilistico. Friot infatti si autodefinisce uno “scrittore pubblico”, in virtù della necessità che ha di fare spesso incontri con il suo pubblico di giovani lettori per ricaricarsi di emozioni. In Italia i suoi libri hanno molto favore da parte di ciritica e pubblico: il suo primo libro di racconti Il mio mondo a testa in giù ha vinto il Premio Andersen 2009 come migliore libro 9/12 anni. Vive e lavora a Besançon in Francia.

La Biblioteca Centrale Ragazzi (via San Paolo alla Regola 15) è dedicata esclusivamente alla letteratura per ragazzi. Custodisce circa 30mila testi tra favole, fiabe, fumetti e libri illustrati per bambini, testi di educazione alla lettura e alla multiculturalità, una raccolta storica dagli anni ’80 di letteratura giovanile e dei periodici di letteratura per ragazzi.

I consigli dei Serpenti per l’estate 2017: Rossella Gaudenzi

Rossella Gaudenzi consiglia:

In un’estate in cui desidererei, ancor più degli anni passati, essere lambita dal freddo delle latitudini scandinave, ho scelto di ripercorrere il catalogo Iperborea alla ricerca di un titolo tra i più amati di sempre, L’imperatore di Portugallia del premio Nobel Selma Lagerlöf (1858-1940), la scrittrice svedese più nota al mondo. Custode delle memorie, delle tradizioni e delle saghe delle sue genti, Selma Lagerlöf costruisce la storia amara del bracciante di fine Ottocento Jan Andersson, che fa della paternità e della figura della figlioletta la sua ragione di vita.
«Per quanto vecchio diventasse, Jan Andersson di Skrolycka non poté mai stancarsi di raccontare di quel giorno in cui la sua bimbetta era venuta al mondo». Jan costruisce però una realtà parallela e sull’orlo della follia trasfigura l’esistenza meschina della sua famiglia raccontandosi belle favole irreali, in un gioco di equilibrismi tra sogno e verità.

Conquistata definitivamente dalle raccolte di racconti e dalla casa editrice Racconti Edizioni scelgo per l’estate una delle due ultime uscite, Eudora Welthy e le diciassette storie che danno vita a Una coltre di verde. Opto quindi, citando il titolo della recensione che al libro dedica la scrittrice (di racconti) Rossella Milone, per “l’umanità sgangherata alla periferia del Mississippi”.

Per i piccoli lettori ma non troppo, un classico e una nuova uscita da mettere nella valigia delle vacanze.
La coerenza mi porta a cercare una storia di divertimenti, di bambini tra fredde acque e si ferma su un capolavoro di un’autrice che ha tenuto generazioni di ragazzi con gli occhi incollati alle pagine delle sue storie avventurose: Astrid Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani (Salani Editore).

Come è accaduto a Pinocchio e Lucignolo, a Hansel e Gretel o a Clara e Hans all’inseguimento del principe Schiaccianoci, Quanti pasticci, Ricottina! opera prima di Roberta Mastruzzi (Einaudi Ragazzi, Storie e Rime) trascinerà lettori bambini e adulti nell’irresistibile universo dei dolci, fatto di personaggi bizzarri a metà tra l’umano e il fantastico. Nel mondo di Ricottina i sentimenti più nobili albergano in personaggi fatti di dolciumi e i sentimenti più biechi in quelli in carne ed ossa. Ricottina, quasi interamente umana ma con mani e piedi di ricotta, è una piccola eroina del nostro tempo: sfida e vince i più temibili e irriducibili nemici, che sono le sue paure. Una storia fiabesca scritta con grazia, stile e intelligenza.

Cosa leggiamo a Natale. I consigli dei Serpenti

Come ogni anno, eccoci arrivati alle porte del Natale. Anche quest’anno, dunque, arrivano puntuali i consigli dei Serpenti.

Emanuela D’Alessio
le_otto_montagne
Leggere per viaggiare o viaggiare per leggere? In realtà la lettura è di per sé un viaggio, di cui spesso si ignorano i punti di partenza e di arrivo.
Con Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016) si parte da Milano per arrivare a Grana, ai piedi del Monte Rosa, passando per il Nepal e le valli sacre dell’Annapurna. Inizia così un andare e venire dall’estate all’inverno, un salire e scendere tra pascoli, boschi e alpeggi, una storia d’amore con la montagna che dura una vita intera, tra un padre un figlio, tra due amici che si scoprono da bambini e si ritrovano adulti. Si cammina e ci si arrampica, si suda e si soffre, si ascoltano i suoni della notte gelida e del ghiacciaio che si ritira, si scopre che «l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato».
Una bellissima e potente storia, da leggere con lo stesso incedere lento e costante di chi va in montagna, per fermarsi solo quando si è arrivati in cima.

Con Karma clown di Altaf Tyrewala (traduzione di Gioia Guerzoni, Racconti edizioni, 2016) si precipita nel caos spiazzante di Mumbai, trascinati dalla voce sferzante e ironica di uno scrittore atipico e sconosciuto ai più, nato a Mumbai nel 1977, attualmente residente negli Stati Uniti. Il suo ritorno in Italia (era uscito per Feltrinelli nel 2007 il romanzo Nessun dio in vista) lo dobbiamo alla traduttrice Gioia Guerzoni: «Altaf è stato la mia guida a Bombay per tantissimi inverni. Peccato che ora abiti a Dallas, e che Modi sia al governo. Non ci vediamo da tempo ma sono riuscita a proporre i suoi racconti durissimi e molto poco Shining India, Karma clown, a un altro editore del cuore» (dall’intervista di Elvira Grassi, novembre 2016) e ai due giovani editori romani Stefano Friani ed Emanuele Gianmarco di Racconti edizioni. Quattordici racconti per narrare, tra iperrealismo e fantasia, un’umanità eterogenea, sgangherata e cialtrona, cinica e idealista. Da non perdere l’incipit di Libri nuovi e di seconda mano, con cui si apre il libro. «La lettura è sopravalutata. Non leggo un libro da anni e sto bene lo stesso, grazie tante. Solo perché vendo libri di mestiere non vuol dire che debba sapere di cosa parlano. Sono come un chimico. Se provassi i miei prodotti sarei già morto e sepolto oppure molto molto malato. E comunque è così che vedo i libri, come una cura per menti malate, stampelle di carta per intelletti vacillanti che faticano a trovare un appiglio nel mondo».

Infine, per concludere questo viaggio o per renderlo infinito, c’è Bussola di Mathias Enard (traduzione di Yasmina Melaouah, Einaudi, 2016), un libro maestoso e imponente, raffinato e inesauribile, che ha vinto il Premio Goncourt nel 2015. Una storia d’amore che si snoda per anni tra Europa, Iran, Siria e Turchia. Un romanzo senza limiti temporali e senza confini, dove perdersi e smettere di cercarsi.

Rossella Gaudenzi
Uno degli incontri sulla letteratura per ragazzi tra gli undici e i quattordici anni tenuti da Carla Ghisalberti un anno fa verteva sul tema “La banda… uno, nessuno e centomila”. In quell’occasione sono stati presentati diversi libri sull’argomento. Uno in particolare mi era venuto in mente, La guerra dei bottoni di Louis Pergaud nell’edizione integrale BUR ragazzi a cura di Antonio Faeti. La presentazione di Susanna Mattiangeli mi ha fatto pensare a un romanzo giocoso, un classico scritto oltre cento anni fa, nel 1912, dal linguaggio obsoleto e spassoso. L’ho acquistato di recente, finalmente, e lo leggerò senz’altro durante il periodo natalizio.

bordelloA completare la mia selezione natalizia ci sono due titoli destinati a un pubblico più maturo, acquistati a Più Libri Più Liberi di quest’anno. Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh (traduzione di Stefano Friani), il libro numero uno (maggio 2016) della nuova piccola casa editrice romana Racconti edizioni. «Se vuoi farti un’idea di come se la passa una città devi andare a vedere i suoi margini. Il centro ti dirà che va tutto bene. La periferia ti dirà il resto». L’autore, nato in Irlanda, vive a Bucarest da quindici anni, ha girato mezzo mondo ed è approdato alla scrittura dopo aver svolto una moltitudine di lavori, i più disparati. Ammetto di avere grandi aspettative da questa nuova realtà editoriale.

L’esile Pronto soccorso per scrittori esordienti di Jack London (traduzione di Andreina Lombardi Bom, minimum fax 2005), raccolta di testi narrativi, lettere e brevi saggi sul mestiere della scrittura, ha solleticato la mia curiosità. L’associazione tra autore e titolo mi è sembrata insolita e questo è bastato per desiderane la lettura.

Elena Refraschini
Se non l’aveste già letta, il mio primo consiglio per queste vacanze è di gettarvi nella Trilogia della Pianura di Kent Haruf, recentemente ripubblicata in tiratura limitata da NN Editore in un cofanetto per i lettori più affezionati. Vi troverete raccolti, naturalmente, i titoli già pubblicati nel corso degli ultimi due anni: Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo. Le chicche che ve ne faranno innamorare, però, sono le due mappe della città di Holt disegnate da Marco Denti e da Franco Matticchio (chiunque si senta un esploratore oltre che lettore non potrà che lasciarsi incantare da questa proposta), e un messaggio da parte di Cathy Haruf, moglie dell’autore scomparso nel 2014.

haruf

Anche i miei due prossimi titoli hanno a che fare col viaggio, anche se in sensi e intenti molto diversi. La graphic novel Il suono del mondo a memoria del fumettista italiano Giacomo Bevilacqua (Bao publishing, 2016) è una lettera d’amore a colori per New York, e la delicata storia che narra ne impreziosisce il risultato. Vi sfido a voltare l’ultima pagina e resistere all’impulso di prenotare il primo volo verso l’Atlantico.

Il terzo titolo è l’uscita più recente del mio autore del cuore, Kader Abdolah, che è passato in Italia qualche settimana fa per promuovere Un pappagallo volò sull’Ijssel (traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea, 2016). Una storia corale che, come gli altri titoli dell’autore, vi farà riflettere sui grandi temi, dalla guerra alla povertà, dall’immigrazione all’integrazione, all’amore e alla poesia. Ma, come ogni grande libro che si rispetti, alla fine vi costringerà a riposizionare qualcosa nel vostro arredamento emotivo.

Le otto montagne – Paolo Cognetti

Stiamo leggendo Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016).

le_otto_montagnePaolo Cognetti ha scritto una bellissima e potente storia d’amore, tra lui e la montagna, tra un padre e un figlio, tra due amici che si scoprono, si perdono e si ritrovano  tra vette innevate e salite ardite. Si cammina e ci si arrampica, si suda e si soffre, si ascoltano i suoni della notte gelida e del ghiacciao che si ritira, si resta senza fiato per la fatica e per la bellezza inaspettata di un paesaggio. Si riflette sulla propria esistenza e si resta incantati. Un romanzo prezioso, da leggere prendendo il ritmo di una salita, una pagina dopo l’altra, per fermarsi solo quando si è arrivati in cima.

Alzavamo lo sguardo soltanto alla fine degli alberi. Sulla spalla glaciale il sentiero si ammorbidiva, e uscendo al sole incontravamo gli ultimi villaggi alti. Erano posti abbandonati o quasi, anche peggio di Grana, se non per una stalla in disparte, una fontana che ancora funzionava, una cappella ben tenuta. Sopra e sotto le case il terreno era stato spianato e le pietre raccolte in cumuli, e poi scavati canaletti per irrigare e concimare, e terrazzate le rive per farne campi e orti: mio padre mi mostrava queste opere e mi parlava con ammirazione degli antichi montanari. Quelli arrivati dal nord delle Alpi nel Medioevo erano capaci di coltivare la terra a quote a cui nessuno si spingeva. Possedevano tecniche speciali e una speciale resistenza al freddo e alle privazioni. Ormai nessuno, mi disse, sarebbe più riuscito a vivere lassù d’inverno, come per secoli avevano fatto loro.
Io osservavo le case diroccate e mi sforzavo di immaginare gli abitanti. Non riuscivo a capire come mai qualcuno avesse scelto una vita tanto dura. Quando lo chiesi a mio padre lui mi rispose nel suo modo enigmatico: sembrava sempre che non potesse darmi la soluzione ma appena qualche indizio, e che alla verità io dovessi per forza arrivarci da solo.
Disse: – Non l’hanno mica scelto. Se uno va a stare in alto, è perché in basso non lo lasciano in pace.
– E chi c’è, in basso?
– Padroni. Eserciti. Preti. Capi reparto. Dipende.

Quando mia madre finì il suo racconto mi vennero in mente i ghiacciai. Il modo in cui mio padre me ne parlava. Lui non era uno che tornava sui propri passi, né amava ripensare ai giorni tristi, però certe volte, in montagna, anche su quelle montagne vergini dove non era morto nessun amico, guardava il ghiacciaio e qualcosa nella sua memoria veniva a galla. Diceva così: che l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato.

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Da anni vive tra Milano e una baita a duemila metri. È stato alpinista e matematico, e a volte pensa di non avere mai smesso di essere nessuno dei due. Ha lavorato nel cinema indipendente milanese come autore di documentari, sceneggiatore e montatore di cortometraggi, cuoco. Insieme a Giorgio Carella è fondatore della casa di produzione cameracar. Ha deciso di fare lo scrittore in un cinema parrocchiale, dopo la proiezione del film L’attimo fuggente, nel 1992. Ha passato gli anni successivi alla ricerca del suo capitano, fino al giorno in cui, nel 1997, ha scoperto Raymond Carver. Da allora ama la letteratura americana e scrive racconti. Con Sofia si veste sempre di nero (minimum fax, 2012) è stato finalista al Premio Strega. Le otto montagne è diventato subito un caso letterario ed è in via di traduzione in 30 Paesi.

Qui la nostra intervista nel 2013 a Paolo Cognetti.

Qui il post dove Paolo Cognetti racconta la genesi di Le otto montagne.

Le otto montagne
Paolo Cognetti
Einaudi, 2016
pp.199, € 18,50

I consigli per l’estate dei Serpenti: Emanuela D’Alessio e Rossella Gaudenzi

Emanuela D’Alessio consiglia: 

I pesci non hanno gambe e Questo grande universo di Jón Kalman Stefánsson (trad. di Silvia Cosimini, Iperborea, 2015, 2016)
L’Islanda non è più un luogo remoto e sconosciuto, non per le recenti imprese e balli vichinghi della nazionale di calcio, ma grazie ai libri di Jón Kalman Stefánsson e a Silvia Cosimini che li ha tradotti per Iperborea.
Tra il 2015 e il 2016 sono usciti per la casa editrice milanese gli ultimi due romanzi dello scrittore di Reykjavík, I pesci non hanno gambe e Questo grande universo, da leggere uno dopo l’altro se non si vuole perdere il filo di un grande romanzo corale che, da un angolo all’altro dell’Islanda,  racconta un secolo di storia e i diversi destini di uomini e donne dominati da quel mare incombente e immanente da cui si vorrebbe fuggire e nel quale, invece, si finisce sempre per tornare. Ma ancor prima degli uomini è una natura potente e assoluta la protagonista della narrazione di Stefánsson, una natura che gli uomini non sono ancora riusciti a piegare e distruggere. «Perché la nostra storia – dice lo scrittore – è sempre stata quella di una lotta contro la natura, una storia di sopravvivenza».

Jón Kalman Stefánsson, nato a Reykjavík nel 1963, ex professore e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche. I suoi romanzi sono stati nominati più volte al Premio del Consiglio Nordico e pubblicati dalle più importanti case editrici europee. Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura. Paradiso e inferno, primo volume della sua trilogia, è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.

Rossella Gaudenzi consiglia:

Oggetto d’amore di Edna O’Brien (trad. di Giovanna Granato, Einaudi, 2016)
Incontrare Rossella Milone in occasione dell’edizione romana di Cosa si fa con un libro?  ha ravvivato in me l’interesse per il racconto – e ho raccolto spunti leggendo le pagine del sito Cattedrale. Osservatorio sul racconto. Sono una lettrice di racconti, ma solo in determinati momenti, quando la voglia di leggerli si fa necessità e l’istinto mi porta ad accantonare i romanzi.
Ora è uno di quei momenti e ho deciso di fare la conoscenza dell’autrice irlandese Edna O’Brien, partendo proprio dalla raccolta di racconti Oggetto d’amore.

cop

Lettere dal bosco. Trecento storie di animali di Toon Tellegen (disegni di Mance Post, traduzione di David Santoro, Donzelli, 2007)
Nella prima valigia estiva ci sarà posto per un altro corposo libro. Racconti, ma di tutt’altro tipo, quelli raccolti da Toon Tellegen. Una miriade di micro storie, ognuna delle quali rappresenta una pietruzza preziosa, apportatrice di verità, interrogativi, metafore, riflessioni mai banali.

I consigli per l’estate di Sandro Bonvissuto e Sandro Ferri

Inauguriamo i nostri consigli per l’estate con lo scrittore Sandro Bonvissuto e l’editore Sandro Ferri (e/o), tra i protagonisti della seconda edizione romana di Cosa si fa con un libro?

Trilogia della pianura di Kent Haruf (NN editore)
Il mio consiglio di lettura per l’estate è Kent Haruf e la sua trilogia: Canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione, uscita per NN Editore nel 2015 e nel 2016. Non li ho letti ancora, ma badate bene che quando li ho sfogliati in libreria mi è venuta voglia di farlo, e di corsa pure, e vi posso garantire che tutto questo entusiasmo da parte mia è cosa abbastanza rara. (Sandro Bonvissuto)

La Rivoluzione francese di Jonathan Israel (Einaudi), un volumone di 900 pagine. È una lettura appassionante. La tesi dell’autore è che la Rivoluzione fu causata innanzitutto dalle idee dei filosofi illuministi, più ancora che dalle ingiustizie sociali o dalla crisi economica. Il libro è molto ben documentato ma si legge agevolmente ed è molto attuale per capire le interazioni tra idee e trasformazioni sociali.
Come romanzi tra le ultime letture che mi hanno entusiasmato: Danny l’eletto di Chaim Potock (Garzanti), romanzo di formazione tra gli ebrei ortodossi di Brooklyn, un libro profondo e aperto. La rivoluzione della luna, La Banda Sacco e La setta degli angeli, tre romanzi storici di Andrea Camilleri (Sellerio), ricostruzioni storiche interessanti di episodi illuminanti della storia siciliana scritte con maestria e arguzia.
Infine, un libro fotografico sulla Street Art a Roma di Mimmo Frassineti (De Luca editori), con belle immagini dei murales e delle pitture murali nei quartieri della periferia romana. Per tirarci su e non pensare solo alle cose brutte della nostra capitale. (Sandro Ferri)