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I consigli dei Serpenti per l’estate 2017: Rossella Gaudenzi

Rossella Gaudenzi consiglia:

In un’estate in cui desidererei, ancor più degli anni passati, essere lambita dal freddo delle latitudini scandinave, ho scelto di ripercorrere il catalogo Iperborea alla ricerca di un titolo tra i più amati di sempre, L’imperatore di Portugallia del premio Nobel Selma Lagerlöf (1858-1940), la scrittrice svedese più nota al mondo. Custode delle memorie, delle tradizioni e delle saghe delle sue genti, Selma Lagerlöf costruisce la storia amara del bracciante di fine Ottocento Jan Andersson, che fa della paternità e della figura della figlioletta la sua ragione di vita.
«Per quanto vecchio diventasse, Jan Andersson di Skrolycka non poté mai stancarsi di raccontare di quel giorno in cui la sua bimbetta era venuta al mondo». Jan costruisce però una realtà parallela e sull’orlo della follia trasfigura l’esistenza meschina della sua famiglia raccontandosi belle favole irreali, in un gioco di equilibrismi tra sogno e verità.

Conquistata definitivamente dalle raccolte di racconti e dalla casa editrice Racconti Edizioni scelgo per l’estate una delle due ultime uscite, Eudora Welthy e le diciassette storie che danno vita a Una coltre di verde. Opto quindi, citando il titolo della recensione che al libro dedica la scrittrice (di racconti) Rossella Milone, per “l’umanità sgangherata alla periferia del Mississippi”.

Per i piccoli lettori ma non troppo, un classico e una nuova uscita da mettere nella valigia delle vacanze.
La coerenza mi porta a cercare una storia di divertimenti, di bambini tra fredde acque e si ferma su un capolavoro di un’autrice che ha tenuto generazioni di ragazzi con gli occhi incollati alle pagine delle sue storie avventurose: Astrid Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani (Salani Editore).

Come è accaduto a Pinocchio e Lucignolo, a Hansel e Gretel o a Clara e Hans all’inseguimento del principe Schiaccianoci, Quanti pasticci, Ricottina! opera prima di Roberta Mastruzzi (Einaudi Ragazzi, Storie e Rime) trascinerà lettori bambini e adulti nell’irresistibile universo dei dolci, fatto di personaggi bizzarri a metà tra l’umano e il fantastico. Nel mondo di Ricottina i sentimenti più nobili albergano in personaggi fatti di dolciumi e i sentimenti più biechi in quelli in carne ed ossa. Ricottina, quasi interamente umana ma con mani e piedi di ricotta, è una piccola eroina del nostro tempo: sfida e vince i più temibili e irriducibili nemici, che sono le sue paure. Una storia fiabesca scritta con grazia, stile e intelligenza.

Patrizia Rinaldi e la responsabilità della speranza

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Rossella Gaudenzi

L’occasione per conoscere personalmente Patrizia Rinaldi, la scrittrice partenopea che ha vinto il Premio Andersen 2016 come migliore scrittore, è imminente: la festa della lettura Pezzettini, che si terrà a Torpignattara (a Roma) il 28 e 29 gennaio.
Nel frattempo, però, ho goduto di una piacevolissima conversazione telefonica con l’autrice che si è raccontata in maniera gioiosa e accurata.

Patrizia Rinaldi, laureata in filosofia, ha scritto una ventina di libri, dal noir alla letteratura per ragazzi. Dal 2010 partecipa a porgetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida.
Nel giugno 2016 ha ricevuto il Premio Andersen, il premio per gli autori e i protagonisti dell’editoria per l’infanzia: «Per una scrittura raffinata e intensa, suadente e precisa. Per una strada che, con fervida e operosa oculatezza, intreccia la scrittura per l’infanzia con la produzione narrativa per adulti. Per la delicatezza e la sensibilità con cui affronta temi non facili, regalandoci altresì una costante linea di sorriso e una vivida rappresentazione del mondo dei ragazzi».

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Questo premio era atteso o inaspettato? Che cosa significa a livello letterario e quale l’impatto a livello pratico?
Non mi aspettavo questo premio. Ho iniziato a pubblicare tardi con continuità, sono quindi un’autrice relativamente recente. Quando ho ricevuto la telefonata ho sentito il cuore uscire dalla schiena, per questioni di onore e di esultanza. Sono stata investita da una  sorpresa molto intensa, una forte impressione; forse anche perché  mi sento periferica e quasi mai al centro delle situazioni.
Cosa è cambiato? Credo sia aumentato il sentimento di responsabilità. In genere scrivo con serenità. Lavoro con editor consolidati, come Luisa Mattia e Federico Appel. Con l’assegnazione di questo premio è cresciuta la voglia di far bene, di non deludere.
Ricevere Il Premio Andersen, premio serio e prestigioso, è stato professionalmente uno dei giorni più belli della mia vita. La giuria aveva letto tutti i miei romanzi, anche i libri per adulti, dimostrando grande cura. Insomma, ho provato onore, gioia, la sensazione di dover far bene, di migliorare.

«Un dato insolito nel panorama nazionale: la capacità di transitare senza sforzi e sempre con esiti quanto mai convincenti dalla scrittura per ragazzi a quella per adulti» si legge nelle motivazioni del Premio. Che cosa significa per Patrizia Rinaldi scrivere per ragazzi e scrivere per adulti?
Rispetto all’impegno non c’è alcuna differenza, c’è una differenza che mi propongo da sola: quando scrivo per ragazzi avverto responsabilità di speranza. La maggior parte dei miei libri per ragazzi è scritta per la fascia d’età 11-14 anni, quindi per un pubblico che affronta i cambiamenti adolescenziali, corporei, di percezione della realtà, le prime consapevolezze di frattura rispetto al mondo infantile. Quando scrivo per ragazzi mi viene di identificarmi con questa fascia d’età, cerco di dire cose non melense. Tratto anche argomenti scabrosi di dipendenze, solitudini, di disagio sociale. Se mi riferisco ai giovani lettori cerco una poetica del nonostante, di soluzione, di via d’uscita; problema che non mi pongo quando scrivo per adulti. Mi piace mantenere una traccia di risorsa, di superamento del limite, ma non è così prioritaria. Nella riflessione sul romanzo cerco di delineare prima i personaggi, poi articolo la storia, man mano, mentre mi rendo conto se è adatta a ragazzi o ad adulti. Le classificazioni sono sempre successive. Il contesto narrativo, il linguaggio, la dinamica della storia ubbidiscono al desiderio sincero di parlare proprio di quei protagonisti, di quella situazione. Alcuni autori hanno un’identità precisa, una vocazione. Mi piace che ognuno possa scegliere in armonia con il genere o il non genere che sente più vicino. Quanto a me, non mi sento rappresentata da alcuna definizione, tra autrice per ragazzi o per adulti; cerco di far bene quello che sto facendo in quel momento.

Se la crisi del libro e della lettura sembra ormai cronica, l’editoria per bambini e ragazzi va controcorrente. I lettori tra i 6 e i 16 anni sono in crescita. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno e perché i giovani lettori, una volta adulti, smetterebbero di leggere?
Se si conoscesse la risposta si correrebbe meglio ai ripari. Forse l’editoria per bambini e ragazzi ha mantenuto indipendenza e specificità. Nel nostro panorama letterario coesistono edizioni di alto prestigio. La qualità ha spazio. La casa editrice Sinnos, ad esempio, ha un abito editoriale preciso. Inoltre il libro non viene soltanto pubblicato ma viene difeso, si crede nel lavoro svolto anche grazie all’opera di ottimi uffici stampa; mi fa piacere ricordare Emanuela Casavecchi di Sinnos e Chiara Stancati di Lapis.  Gli editori si fanno carico di accompagnare i più giovani verso il gusto della lettura. Il lavoro di preferenze editoriali e di promozione non può essere solo in funzione di un marketing spregiudicato, i libri pubblicati dopo scelte precise vanno difesi. I lettori se ne accorgono.
Un altro aiuto alla resistenza del libro viene da docenti validi che credono nell’importanza della lettura, anche quando non è ufficializzata da indicazioni curricolari; avvicinano i ragazzi alla fruizione del testo, al di là dei programmi ministeriali, e questo prende fortemente i giovani come modello comportamentale assunto all’interno di un’istituzione. Ho conosciuto insegnanti di frontiera che fanno un lavoro eroico in difesa della lettura. Quando il ragazzo viene lasciato solo, prevale l’immagine, prevale la fruizione passiva, semplificata, e in accordo con il gruppo che crea senso di appartenenza. Servono risorse, investimenti, biblioteche, gruppi di lettura. Naturalmente il mio è uno sguardo meno preciso degli editori e di chi lavora stabilmente nel settore.

la-compagnia-dei-soli-Patrizia Rinaldi e la casa editrice Sinnos costituiscono un connubio felice e consolidato. Quali sono i punti di forza?
C’è un accordo di intenti, un modo di lavorare della Sinnos che mi piace molto, ossia l’idea che il libro sia una collaborazione, perchè il libro non è soltanto dell’autore. Grazie a questa linea si lavora con uno scambio proficuo; all’interno di un progetto ricevo proposte interessanti, senza contare il rapporto di amicizia e di fiducia che si è instaurato. Lavoriamo con le parole e c’è bisogno di fidarsi della progettualità comune. Come casa editrice la Sinnos ha fatto un percorso convincente: si sono formati, battuti, hanno modificato direzione quando hanno capito che c’era bisogno di esplorare altre risorse letterarie. La Sinnos pubblica davvero dei bei libri. Della Passarelli, direttore editoriale, manifesta sempre grande partecipazione al progetto; quanto alla mia ultima pubblicazione, La compagnia dei soli, durante la lavorazione del libro con l’editor Federico Appel sono state messe in campo questioni, soluzioni: un procedere affascinante. Con l’illustratore Marco Paci mi sono trovata in perfetta armonia di segni. Emanuela Casavecchi fa un lavoro di ufficio stampa impeccabile. La sensazione è di lavorare a bottega. Insieme.

Da tempo prendi parte ai progetti didattici presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ci racconti questa iniziativa?
Nisida è una piccola isola di origine vulcanica dell’arcipelago delle Isole Flegree. Da decenni è collegata alla terraferma da un pontile. Ha una lunga tradizione carceraria: i Borbone destinarono Nisida come sede di carcere politico. Maria Franco è un’insegnante che si occupa anche di progetti letterari con i ragazzi detenuti. Tutti gli scrittori da lei invitati, su un tema che cambia di anno in anno, incontrano i ragazzi e scrivono con loro. In primavera si pubblica un’antologia i cui proventi ricadranno sul progetto successivo.  Quest’anno sono in compagnia degli scrittori Viola Ardone, Riccardo Brun, Daniela De Crescenzo, Maurizio de Giovanni, Antonio Menna, Valeria Parrella, Carmen Pellegrino, Gianni Solla, Massimiliano Virgilio. Gli scrittori partecipano con consapevolezza e impegno: c’è da imparare.
Nisida è diventata per Napoli un riferimento culturale. Maria Franco e i suoi collaboratori hanno dato vita anche a un parco letterario. Su quest’isola sono passati autori fondanti, tra cui Dumas e Cervantes. Per i ragazzi detenuti si è dimostrato utile avere uno sguardo sull’altro da sé, sul bello, su differenti complessità emotive; qui soggiornano ragazzi dai trascorsi terribili. Hanno avuto a che fare duramente con la giustizia. Noi tutti usciamo migliorati da questa esperienza così forte, addolorati, ma arricchiti. Va detto che i veri protagonisti dell’impegno sono le persone che tutti i giorni lavorano a Nisida: gli insegnanti, gli agenti, il direttore, che è persona eccezionale.
Che il dentro sia fuori e il fuori sia dentro, questo il motto imperante a Nisida. Tornare alla vita, si spera, cambiando prospettiva. È un progetto importante, accolto da noi scrittori con passione.

nisida

Qual è il rapporto con la tua città e quale il riflesso nei tuoi libri?
La mia città è Napoli. La serie noir di tre romanzi pubblicata da e/o è ambientata a Napoli, soprattutto nella zona dei Campi Flegrei. Spero di raggiungere una narrazione non omologata, priva di intenzioni solo distruttive o celebrative. Mi fa piacere raccontare tante città in una, dire dei contrasti di Napoli. Amo la mia città, non sono mai andata via, nonostante ne abbia avuto l’opportunità. Vivo sopra i crateri ed è qui che ho bisogno di tornare, sebbene mi renda conto di quanto lavoro ci sia da fare in questo luogo dalla socialità complessa. Napoli ha una tradizione culturale ingovernabile, quasi ingombrante. Sugli artisti contemporanei gravano tradizioni di bellezza immensa e relativo peso di suggestioni teatrali, pittoriche, filosofiche, architettoniche, musicali, letterarie. Sento l’esigenza anche di tradire Napoli, per non ricadere nella stessa narrazione. Così alcuni miei romanzi, tra cui il prossimo, sono ambientati altrove. Ma poi torno. Mi allontano ma poi torno a questa mia città, al suono della frase, alla formazione letteraria, alla terra campana che sento profondamente mia.

ma_già_primaQual è il rapporto con il femminile e quale il riflesso nei tuoi libri?
C’è una caratteristica femminile che mi appassiona: il limite che diventa risorsa anche grazie alla forza della fragilità. Mi incanta questa prospettiva, questa rivoluzione di piani cognitivi e sentimentali. Per esempio Blanca, la protagonista della serie noir pubblicata dalla casa editrice e/o, è una donna ipovedente dal carattere terribile, che riesce a convertire il limite visivo in risorsa. Passa attraverso il desiderio di farcela nonostante tutto: io non ce la posso fare e invece ce la faccio. La presenza di personaggi femminili è presente in maniera spesso prepotente nei miei libri; amo le donne nella vita e nel romanzo, possiedono complessità belle da raccontare. E amo raccontare le donne vecchie, ferocemente vive nonostante la vicinanza della morte (come Ena, personaggio di Ma già prima di giugno, e/o, 2015). Anche in questo caso siamo di fronte al limite che si supera, per esempio attraverso lo sberleffo. È un dettame che mi concede vitalità.

Stai entrando in una libreria e devi acquistare due libri da portare in dono, uno per grandi e uno per piccini. Con quali libri uscirai?
Regalerei Americana, saggio di Luca Briasco che ho appena letto e che ho trovato strepitoso. È  un libro che porta ai libri come in un effetto domino. A un ragazzo regalerei il meraviglioso libro di Luisa Mattia La scelta (Sinnos, 2005), ma ancora, ai ragazzi farei leggere Il piccione Gedeone (Alberto Graziani, Orecchio Acerbo 2016), complice di smisurata allegria. Ai miei figli ho fatto leggere, e consiglio per l’età adolescenziale, Nick Hornby, Tutto per una ragazza (Guanda, 2008) e l’opera omnia di David Almond tra cui spicca il mio preferito, Skelling (Salani, 2009)A un insegnante regalerei Per una letteratura senza aggettivi (M. Teresa Andruetto, Equilibri Editrice, 2014).

Cosa leggevi, tra i dieci e i quattordici anni?
Libri di avventura, quelli che venivano detti libri per maschi. Mi piacevano i paesaggi delle peripezie e dell’azione, quindi Salgari, Stevenson.

Esiste un personaggio di libri per ragazzi con il quale ti identificheresti?
Mi identificavo con la tigre di Salgari. Nel mio immaginario di bambina la tigre non moriva realmente, uccisa da Sandokan, ma fingeva di morire per dovere di copione. Giocavo poco con le bambole e molto con oggetti o pupazzi che fingevo fossero tigri. Avevo anche un amico immaginario che chiamavo Giovannino, chissà perché.

Cosa c’è da leggere sul tuo comodino?
Il turista (Massimo Carlotto, Rizzoli 2016), Il mostro ama il suo labirinto (Charles Sinnic, Adelphi 2012), Beate e suo figlio (Arthur Schnitzler, Adelphi 1986), Peanuts, Charlie Brown; Appunti di meccanica celeste (Domenico Dara, Nutrimenti 2016).

Un’occasione per immergersi nel mondo letterario partenopeo è Un’Altra Galassia, la festa del libro a Napoli giunta alla VII edizione, «Una festa della città per restituire la letteratura ai lettori», che si svolgerà quest’anno il 9-10-11 giugno. Patrizia Rinaldi in quest’occasione terrà un corso di scrittura. Tra gli ideatori del progetto, Valeria Parrella e Rossella Milone.

Abbiamo inaugurato la rubrica Scarabocchi con l’intervista a Della Passarelli, direttore editoriale di Sinnos Editrice.

Cosa leggiamo a Natale. I consigli dei Serpenti

Come ogni anno, eccoci arrivati alle porte del Natale. Anche quest’anno, dunque, arrivano puntuali i consigli dei Serpenti.

Emanuela D’Alessio
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Leggere per viaggiare o viaggiare per leggere? In realtà la lettura è di per sé un viaggio, di cui spesso si ignorano i punti di partenza e di arrivo.
Con Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016) si parte da Milano per arrivare a Grana, ai piedi del Monte Rosa, passando per il Nepal e le valli sacre dell’Annapurna. Inizia così un andare e venire dall’estate all’inverno, un salire e scendere tra pascoli, boschi e alpeggi, una storia d’amore con la montagna che dura una vita intera, tra un padre un figlio, tra due amici che si scoprono da bambini e si ritrovano adulti. Si cammina e ci si arrampica, si suda e si soffre, si ascoltano i suoni della notte gelida e del ghiacciaio che si ritira, si scopre che «l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato».
Una bellissima e potente storia, da leggere con lo stesso incedere lento e costante di chi va in montagna, per fermarsi solo quando si è arrivati in cima.

Con Karma clown di Altaf Tyrewala (traduzione di Gioia Guerzoni, Racconti edizioni, 2016) si precipita nel caos spiazzante di Mumbai, trascinati dalla voce sferzante e ironica di uno scrittore atipico e sconosciuto ai più, nato a Mumbai nel 1977, attualmente residente negli Stati Uniti. Il suo ritorno in Italia (era uscito per Feltrinelli nel 2007 il romanzo Nessun dio in vista) lo dobbiamo alla traduttrice Gioia Guerzoni: «Altaf è stato la mia guida a Bombay per tantissimi inverni. Peccato che ora abiti a Dallas, e che Modi sia al governo. Non ci vediamo da tempo ma sono riuscita a proporre i suoi racconti durissimi e molto poco Shining India, Karma clown, a un altro editore del cuore» (dall’intervista di Elvira Grassi, novembre 2016) e ai due giovani editori romani Stefano Friani ed Emanuele Gianmarco di Racconti edizioni. Quattordici racconti per narrare, tra iperrealismo e fantasia, un’umanità eterogenea, sgangherata e cialtrona, cinica e idealista. Da non perdere l’incipit di Libri nuovi e di seconda mano, con cui si apre il libro. «La lettura è sopravalutata. Non leggo un libro da anni e sto bene lo stesso, grazie tante. Solo perché vendo libri di mestiere non vuol dire che debba sapere di cosa parlano. Sono come un chimico. Se provassi i miei prodotti sarei già morto e sepolto oppure molto molto malato. E comunque è così che vedo i libri, come una cura per menti malate, stampelle di carta per intelletti vacillanti che faticano a trovare un appiglio nel mondo».

Infine, per concludere questo viaggio o per renderlo infinito, c’è Bussola di Mathias Enard (traduzione di Yasmina Melaouah, Einaudi, 2016), un libro maestoso e imponente, raffinato e inesauribile, che ha vinto il Premio Goncourt nel 2015. Una storia d’amore che si snoda per anni tra Europa, Iran, Siria e Turchia. Un romanzo senza limiti temporali e senza confini, dove perdersi e smettere di cercarsi.

Rossella Gaudenzi
Uno degli incontri sulla letteratura per ragazzi tra gli undici e i quattordici anni tenuti da Carla Ghisalberti un anno fa verteva sul tema “La banda… uno, nessuno e centomila”. In quell’occasione sono stati presentati diversi libri sull’argomento. Uno in particolare mi era venuto in mente, La guerra dei bottoni di Louis Pergaud nell’edizione integrale BUR ragazzi a cura di Antonio Faeti. La presentazione di Susanna Mattiangeli mi ha fatto pensare a un romanzo giocoso, un classico scritto oltre cento anni fa, nel 1912, dal linguaggio obsoleto e spassoso. L’ho acquistato di recente, finalmente, e lo leggerò senz’altro durante il periodo natalizio.

bordelloA completare la mia selezione natalizia ci sono due titoli destinati a un pubblico più maturo, acquistati a Più Libri Più Liberi di quest’anno. Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh (traduzione di Stefano Friani), il libro numero uno (maggio 2016) della nuova piccola casa editrice romana Racconti edizioni. «Se vuoi farti un’idea di come se la passa una città devi andare a vedere i suoi margini. Il centro ti dirà che va tutto bene. La periferia ti dirà il resto». L’autore, nato in Irlanda, vive a Bucarest da quindici anni, ha girato mezzo mondo ed è approdato alla scrittura dopo aver svolto una moltitudine di lavori, i più disparati. Ammetto di avere grandi aspettative da questa nuova realtà editoriale.

L’esile Pronto soccorso per scrittori esordienti di Jack London (traduzione di Andreina Lombardi Bom, minimum fax 2005), raccolta di testi narrativi, lettere e brevi saggi sul mestiere della scrittura, ha solleticato la mia curiosità. L’associazione tra autore e titolo mi è sembrata insolita e questo è bastato per desiderane la lettura.

Elena Refraschini
Se non l’aveste già letta, il mio primo consiglio per queste vacanze è di gettarvi nella Trilogia della Pianura di Kent Haruf, recentemente ripubblicata in tiratura limitata da NN Editore in un cofanetto per i lettori più affezionati. Vi troverete raccolti, naturalmente, i titoli già pubblicati nel corso degli ultimi due anni: Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo. Le chicche che ve ne faranno innamorare, però, sono le due mappe della città di Holt disegnate da Marco Denti e da Franco Matticchio (chiunque si senta un esploratore oltre che lettore non potrà che lasciarsi incantare da questa proposta), e un messaggio da parte di Cathy Haruf, moglie dell’autore scomparso nel 2014.

haruf

Anche i miei due prossimi titoli hanno a che fare col viaggio, anche se in sensi e intenti molto diversi. La graphic novel Il suono del mondo a memoria del fumettista italiano Giacomo Bevilacqua (Bao publishing, 2016) è una lettera d’amore a colori per New York, e la delicata storia che narra ne impreziosisce il risultato. Vi sfido a voltare l’ultima pagina e resistere all’impulso di prenotare il primo volo verso l’Atlantico.

Il terzo titolo è l’uscita più recente del mio autore del cuore, Kader Abdolah, che è passato in Italia qualche settimana fa per promuovere Un pappagallo volò sull’Ijssel (traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea, 2016). Una storia corale che, come gli altri titoli dell’autore, vi farà riflettere sui grandi temi, dalla guerra alla povertà, dall’immigrazione all’integrazione, all’amore e alla poesia. Ma, come ogni grande libro che si rispetti, alla fine vi costringerà a riposizionare qualcosa nel vostro arredamento emotivo.

Scrivere per ragazzi, un corso di scrittura e molto altro

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Emanuela D’Alessio

Inizia oggi Scrivere per ragazzi, un insolito corso dedicato alla letteratura per ragazzi, organizzato dalla Scuola del libro, laboratorio permanente ideato da Marco Cassini (fondatore delle case editrici minimum fax e SUR).

Nei dieci incontri, previsti fino a marzo 2017, le scrittrici Carola Susani e Nadia Terranova accompagneranno i loro studenti in un interessante viaggio nella tradizione letteraria per ragazzi, dai capolavori come Alice nel paese delle meraviglie, Pinocchio e Pippi Calzelunghe ai classici contemporanei come Harun e il mar delle storie di Salman Rushdie, passando per la non-fiction per ragazzi, gli albi illustrati, i romanzi per adolescenti, fino ai libri usciti e premiati negli ultimi anni, con uno sguardo al panorama internazionale.

Abbiamo chiesto a Carola Susani e Nadia Terranova di raccontarci meglio di che cosa si tratta.

Nel panorama dell’offerta formativa per i mestieri della filiera editoriale, il corso Scrivere per ragazzi risalta per la sua originalità. Come è nata l’idea?
CS – I corsi per insegnare a scrivere ai ragazzi sono pochissimi, e invece la scrittura per ragazzi è molto forte, sia dal punto di vista delle vendite, sia della qualità letterarie. Valeva la pena, così abbiamo pensato, di offrire uno spazio (e del tempo) dove imparare e ragionare.
NT– Io sono stata molto felice quando Carola e Marco Cassini mi hanno contattata per propormi di lavorare insieme, porterò nel corso tutta la mia esperienza di insegnamento precedente, soprattutto per quello che riguarda l’albo illustrato.

volantino_susani_terranova_interoA chi si rivolge e con quali obiettivi?
NT – A tutti quelli che vogliono scrivere per un pubblico di bambini o adolescenti, principianti assoluti o scrittori in cerca di un confronto. A quelli che hanno già scritto qualcosa ma sentono di poter migliorare. Agli illustratori che hanno le immagini ma non la storia.

Carola Susani, oltre a una lunga carriera di scrittrice per adulti e ragazzi, hai una consolidata esperienza anche come docente di scrittura narrativa nelle scuole medie e superiori e nelle case editrici. Nei tuoi incontri parlerai di classici per ragazzi, riscrittura e divulgazione narrativa. Puoi anticipare qualche dettaglio?
Proverò a fare un po’ di storia della letteratura per l’infanzia, ma si tratterà di storia che provoca. Leggeremo i classici per l’infanzia per rubare segreti, imparare da loro. Poi giocheremo a riscrivere classici per grandi o anche semplicemente libri dedicati a un altro pubblico: ci domanderemo come cambia la struttura e la lingua se cambiano i lettori. Ci interrogheremo poi sulla non-fiction per ragazzi, che comprende anche la divulgazione ma è un campo molto vasto, proveremo a orientarci all’interno di quel campo, sempre alla ricerca di modelli e possibilità.

Nadia Terranova

Nadia Terranova

Nadia Terranova, vincitrice di numerosi premi tra cui ci piace ricordare quello per Bruno il bambino che imparò a volare (orecchio acerbo, 2012), ti soffermerai sugli albi illustrati, i romanzi per preadolescenti e per giovani adulti. Quali sono le differenze tra un romanzo per preadolescente e uno per giovane adulto?
Nei romanzi per ragazzi delle scuole medie, in genere sono ancora abbastanza presenti genitori,  insegnanti, zii. I rapporti con gli adulti, conflittuali o problematici, sono parte della tematica affrontata. E ci si può ancora concedere un po’ di fiabesco, mentre si affrontano temi adulti come la sessualità e la morte: mi piace molto quella fascia perché mi permette di stare nell’età di mezzo, in quell’incertezza-ponte fra il doloroso ma necessario distacco da un’infanzia appena lasciata e la promessa di un futuro ignoto quanto attraente e spaventoso. Lì in mezzo succede di tutto. Poi si diventa più grandi, e cadono molti tabù: i romanzi per giovani adulti hanno un altro livello di interesse, in fondo anche Il giovane Holden fa parte di quella categoria. Sono i romanzi di formazione per eccellenza, e nelle letture di un ragazzo devono starci sia i classici sia i contemporanei, anche i più commerciali, perché chi legge possa sentire che parlino proprio a lui.

Che cosa si intende per albo illustrato e chi sono i principali fruitori di questo prodotto?
NT – L’albo illustrato è un libro in cui le illustrazioni e il testo dialogano fra loro in maniera creativa e sorprendente. Non è un semplice libro con dei disegni, non è un semplice album con delle didascalie: è una terza forma di letteratura in cui le due forme espressive hanno pari forza. L’albo è destinato a tutti, non solo ai bambini, per i quali comunque costituisce una prima importante forma di educazione artistica e di lettura attiva.

Si parla genericamente di letteratura per ragazzi, ma è un settore della narrativa molto articolato cui le case editrici, anche quelle più generaliste, mostrano una crescente attenzione. Volendo tracciare un quadro, per quanto sintetico, dell’offerta editoriale italiana in questo campo, chi sono gli editori di riferimento dal punto di vista qualitativo?
CS – Da Mondadori a Salani, da Rizzoli a Bompiani, da Feltrinelli a Einaudi, le grandi realtà editoriali più o meno parenti fra loro, hanno le loro collane per ragazzi. Io amo molto il lavoro che fa la casa editrice di dimensioni medie Donzelli. Ma anche e/o. Ci sono poi case editrici più piccole che trovano uno spazio specifico, Sinnos ad esempio è una casa editrice che ragiona di diritti, questioni psicologiche. O case editrici più grandi come Laterza che affrontano il mondo dei ragazzi dalla propria prospettiva, che è quella della storia sociale e scientifica interpretata in chiave narrativa. C’è la Nuova frontiera Junior che ha attratto l’attenzione con la bella collana Classici (ci siamo anche Nadia e io). Ci sono le raffinatissime Orecchio acerbo e Topipittori, che fanno albi opere d’arte, sia per quel che riguarda la parte illustrata che quella narrata. Ma il panorama è molto vasto.
NT – Impossibile fare dei nomi, ne resterebbero fuori troppi altri! Diciamo che fanno un ottimo lavoro soprattutto i grandi gruppi editoriali con i romanzi e i piccoli con gli albi illustrati; ma ci sono tante eccezioni positive alla regola.

Esiste poi un’editoria “specializzata” in libri illustrati e letteratura per ragazzi. Una scelta apparentemente più difficile e coraggiosa, ma che sembra essere premiata dalle cifre di vendita. Chi sono i principali protagonisti?
NT – Vale quello che ho detto nella risposta precedente, aggiungo solo che l’editoria illustrata ha dimostrato di resistere anche alla crisi del cartaceo.

Esiste un gap tra Italia e resto del mondo in questo settore? Quali sono le maggiori differenze, qualitative, di contenuti, di risposta da parte dei lettori?
NT – In Italia abbiamo bravissimi autori e bravissimi illustratori. Peccato che non sempre abbiano da noi lo stesso riconoscimento retributivo e professionale che altrove. Per questo motivo per molti illustratori, per vivere, l’unica è lavorare all’estero, soprattutto in Francia. Ovviamente, essendo l’illustrazione un linguaggio universale che non necessita di traduzioni, per loro è più facile rispetto agli scrittori.

Carola Susani

Carola Susani

Quando è iniziato il vostro viaggio nella lettura e con quale libro?
CS – Il primo libro che ho letto, all’inizio della II elementare, è stato il Diario di Anna Frank. Ho cominciato con un libro non-fiction e mi sono appassionata alla lettura di narrativa d’invenzione. Anna e il suo diario, a dispetto dei nazisti, mi sono sembrati fortissimi, erano in grado di vincere la morte e di arrivare fino a me. Credo che questo mi abbia fatto innamorare della letteratura. Più tardi, dopo un’infanzia segnata da letture da grandi, attorno ai dodici anni, mi sono ritrovata a leggere letteratura per ragazzi. Polly Anna mi ha incantato: ho scoperto che si poteva scrivere anche “del bene” e la cosa mi ha commosso.
NTI bambini che vivevano dentro una scarpa è il primo albo illustrato che ho adorato, ce l’ho ancora, tutto scarabocchiato e con una pagina mancante: è la storia di una vecchina che si prende cura di una tribù di bambini e insegna a ognuno a coltivare le proprie specialità per vivere tutti insieme. Poi Violetta la timida di Giana Anguissola, Professione spia di Louise Fotzhough, Speciale Violante e Principessa Laurentina di Bianca Pitzorno, Il giardino di mezzanotte di Philippa Pearce, Le streghe di Roald Dahl.

Quale libro consigliereste a un bambino e a un ragazzo che deve iniziare a leggere?
CS – Dipende dal bambino e dal ragazzo. Dovrei conoscerli a uno a uno. Di sicuro, a un bambino e a una bambina darei da “leggere” Munari. A un ragazzo metterei in mano Martin Eden. Il prima possibile suggerirei di spazzolarsi i classici, i meravigliosi classici per ragazzi, realistici attraverso eccessi di nonsense e assurdità, da Alice a Pinocchio. Ma anche le storie d’avventura, Salgari, Verne. A un bambino o una bambina regalerei le poesie di Scialoja (e anche di Folco Maraini), e potrei andare avanti.
NT – In questo momento a un bambino regalerei Una strana creatura nell’armadio di Mercer Mayer, Camelozampa, sulla paura del buio; a un ragazzo delle medie Oh, boy! della mia adorata Marie-Aude Murail (Giunti); a un adolescente Melody di Sharon M. Draper (Feltrinelli), che racconta la testa di una ragazza disabile attraverso tutte le parole che non dice.

Una domanda di rito per Via dei Serpenti: che cosa c’è da leggere sul vostro comodino in questo momento?
CS – Il libro di Cristina Durastanti, Cleopatra va in carcere.
NT – Il mio comodino, come al solito, soccombe; i libri sono molti di più di quelli che nominerò (e anche purtroppo di quelli che riuscirò a leggere da qui a Natale), comunque fra gli altri due romanzi di cui sono curiosissima: Prima di sparire di Tommaso Giagni (Einaudi) e Tutto il nostro sangue di Sara Taylor (minimum fax). Poi ho Zagazoo di Quentin Blake, Camelozampa come ultimo acquisto di albo illustrato, l’ho letto immediatamente, ma lo tengo un po’ vicino prima di riporlo in libreria (è un capolavoro!), e Per sempre di Judy Blume (Rizzoli), un classico per adolescenti degli anni Settanta, sono a metà ed è ancora attualissimo. E poi tutto Kafka: sto rileggendo tutti i racconti e gli aforismi per un incontro su di lui che devo fare a breve, e sto leggendo anche diversi suoi scritti che ancora mi mancavano.

The little reader, la libreria per ragazzi nel cuore dell’Esquilino

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

The little reader
Via Conte Verde, 66b – Roma (Esquilino)
06 87784678

di Rossella Gaudenzi

The little reader è una libreria, unica nel suo genere, dedicata a bambini e ragazzi. Vogliamo che la lettura sia un piacere per i bambini e al tempo stesso fornire uno spazio di socialità per i loro genitori / The little reader is a unique bookshop for children in central Rome. Our aim is to make reading fun for kids whilst proving a space for mums and dads to hang-out.

shop 6Caroline la temeraria il 17 maggio 2014 apre, nel suggestivo e difficile quartiere romano Esquilino, la libreria The little reader, fortemente connotata; destinata a un pubblico di piccoli lettori, con un’offerta di libri in italiano e in inglese: Libreria per bambini, café e luogo di incontro per mamme e papà/ Bookshop, café and meeting place for mums and dads.

Qual è la storia di Caroline e della sua creatura, The little reader?
Sono nata e cresciuta a Londra e abito a Roma da quindici anni con mio marito e le mie due figlie (di cinque e un anno e mezzo). Dopo aver lavorato tanti anni come insegnante di inglese in Inghilterra, Italia e Maldive e come antropologa nel settore di cooperazione e sviluppo, ho deciso di seguire un’altra delle mie passioni e aprire una libreria per bambini e ragazzi.
L’idea di The little reader  nasce all’Esquilino, dove abito, per colmare un vuoto. C’era bisogno di un posto dove le persone – adulti e bambini – potessero incontrarsi, sostare, stare insieme, che fosse piacevole e accogliente, e dove poter soddisfare un’esigenza culturale quale è quella di leggere e partecipare ad attività che prendono spunto sempre dai libri.

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Come si caratterizza la proposta, unica nel suo genere, rappresentata da The little reader? Ci racconti alcune delle iniziative che caratterizzano la tua libreria (Storytime, Harry Potter Booknight, ecc…)?
Quello che rende viva la nostra realtà sono le tante attività che abbiamo in cantiere: alcune fisse, altre estemporanee. Una volta a settimana di pomeriggio abbiamo lo Storytime: un lettore madrelingua inglese legge a bambini in età prescolare una storia in inglese, con un condimento di canzoni e filastrocche che favoriscono l’immersione linguistica. Il sabato mattina abbiamo The Saturday Morning bookclub, per bambini dai 3 ai 6 anni, un laboratorio in cui la lettura su libri si incrocia con attività creative e giochi, sempre con lettrice madrelingua. Un giorno a settimana è previsto anche un laboratorio per piccolissimi (0-24 mesi) dove i bambini sperimentano suoni e parole con le loro mamme.
A seconda delle ricorrenze o delle stagioni proponiamo laboratori tematici su un personaggio letterario (Alice, Peter Pan, Pippi Calzelunghe) o su un autore (Roald Dahl, Julia Donaldson) o mutuando dalla tradizione inglese, stabiliamo un giorno di festeggiamento con un evento specifico, come nel caso di Harry Potter, il nostro sold out per eccellenza! E ancora, organizziamo presentazioni di libri che ci piacciono. Offriamo anche la formazione per adulti con lezioni specifiche sulla letteratura per l’infanzia e l’editoria per bambini e ragazzi.

shop from outsideQuale idea ti sei fatta del mondo dell’infanzia del nostro Paese e del rapporto con la lingua inglese? Chi sono i tuoi lettori?
Il bilinguismo italiano-inglese attira individui o famiglie di ogni provenienza: dalla comunità anglo-americana residente o di passaggio alle coppie e alle famiglie miste, ma tanti sono gli italiani che hanno apprezzato un posto strutturato con criteri già sfruttati all’estero, dove ogni elemento sociale può stare a suo agio. Nonni, bambini, mamme, papà, lavoratori in pausa, insegnanti, studentesse, curiosi, amiche/amici di ogni età frequentano la nostra libreria -cafè. Ai nostri tavoli, sul nostro divano, nel nostro cortile esterno c’è condivisione di storie, di esperienze, di competenze E nascono progetti che poi cerchiamo di attuare. Le persone passano anche per un saluto, un caffè al volo sapendo che verranno accolte, riconosciute e, se lo desiderano, consigliate per un buon libro.

La scelta privilegia i bambini da 0 a 14 anni, con particolare attenzione alla fascia 0-6, cioè all’età in cui il piccolo lettore prende forma. L’albo illustrato ha un posto d’onore nella nostra selezione, è il nucleo forte dei nostri piccoli lettori che crescono: belle storie splendidamente illustrate. L’adulto che entra al The little reader vuole essere consigliato, fra i libri belli che ci sono, su quello che in quel momento fa al caso suo. Può acquistarlo per sé, per il bambino-bambina che ha portato in libreria o lo attende a casa, per un regalo, per la scuola.

La formula della libreria è la contaminazione libri/caffè, perché l’assortimento librario è appunto una selezione che non ha pretesa di esaustività. Scegliere i libri giusti è fondamentale, pur con necessarie sperimentazioni.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
Al momento sto leggendo The boy with the striped pyjamas di John Boyne (Il bambino con il pigiama a righe) e, per la seconda volta, The Curious Incident of the Dog in the Night-Time di Mark Haddon (Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte).

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Agnese Ermacora, tra fiabe e laboratori creativi

SCARABOCCHI – La rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi 

di Emanuela D’Alessio

agnese ermacora«Se non avessi iniziato a scrivere storie, sarei stata una naturalista, una pasticciera, una viaggiatrice e una pittrice. Avrei scritto trenta canzoni, scoperto l’ultimo esemplare di una specie e addestrato cavalli arabi. Ma non è detto che, prima o poi, non faccia tutto questo».

E invece Agnese Ermacora, udinese, classe 1984, ha iniziato a scrivere storie, ma non solo. È giornalista, ha lavorato a lungo per la radio (Radio Fragola a Trieste, dove ha condotto tra l’altro un programma con Massimo Cirri, Radio Popolare di Milano) e ha coordinato la redazione di Radio Magica, portale dell’infanzia. Negli ultimi anni si è specializzata in social media management, storytelling e realizzazione di prodotti  culturali per bambini e adulti.
L’esperienza con Radio Fragola e Radio Magica è stata per l’autrice friulana una palestra di scrittura di fiabe per bambini. Con Il sassolino di Niti ha vinto nel 2014 il Concorso di letteratura per l’infanzia “La Casa della Fantasia”, nella categoria 3-5 anni. Dal 2009 cura laboratori creativi per bambini, ragazzi e adulti. L’ultimo si è svolto a gennaio 2016 in una scuola media di Potenza.

Vivi a Roma da un anno. Iniziamo da qui, perché Roma?
Ho scelto Roma perché l’ho amata, fin dalla prima volta. Era il 2007, se non sbaglio, e raggiungevo il mio ex compagno, che era in scena in teatro. In una manciata di giorni incontrai, per caso, Sandro Curzi. Nonostante fossi giovanissima e collaborassi per un piccolo mensile, accettò un’intervista. Fu un’esperienza meravigliosa. A Roma, poi, ci visse molti anni mio nonno: una stranezza, per una famiglia che non si è mai spostata dal Friuli. Insomma, i motivi sono tanti. Tra questi, il fatto che un mio collega (a Radio Fragola e poi a Radio Magica) insisteva nel dire che ogni volta che tornavo avevo un sorriso diverso. Devo essere sincera: quando ho affrontato con serenità Roma mi ha portato molta fortuna; al contrario, quando l’ho vissuta con uno stato emotivo negativo, mi ha messo di fronte ai miei limiti come poche altre città. Non è fantastico?

Quali dei mestieri che hai accumulato fino ad oggi, pur giovanissima, è da considerarsi dominante, cioè corrispondente alla tua passione, indipendentemente dal suo essere fonte di sostentamento?
La radio. Fare radio (come autrice, voce e regista) è per me qualcosa di totalizzante. Riesco a dimenticare tutto, perfino di mangiare. Il momento più eccitante è il montaggio audio: quando prendi le interviste che hai condotto (ricordando perfino l’odore dei posti dove le hai realizzate), la voce che hai registrato in studio, la musica e organizzi tutto in qualcosa di organico, cercando di accordare in maniera sottile ogni passaggio, cercando di far entrare la musica a tempo con l’andamento della voce tua e dell’intervistato. È meraviglioso e spesso mi ricordo di aver trattenuto il respiro, come quando stai per scattare una foto che senti sarà “perfetta”.

Quale ruolo svolge nella tua vita professionale la musica?
La musica è il centro nevralgico del mio mondo. Lavoro tre giorni a settimana per un ufficio stampa dedicato esclusivamente alla musica (Big Time); in più faccio da manager a due cantautori. La musica, infine, entra a far parte anche dei miei laboratori: coinvolgo quasi sempre musicisti.

Da dove cominci quando scrivi una fiaba? Dall’età del bambino cui ti rivolgi, da un tema in particolare che vuoi affrontare o da una semplice suggestione?
Inizio da un mio bisogno, ossia da qualcosa che conosco bene. Ovviamente mi riferisco a un bisogno emotivo. Individuo, quindi, un sentimento e rifletto a lungo su come, questo, sia vissuto da un bambino. Quali sono le parole che un bimbo utilizza per parlarne? Dove si colloca, nel corpo? Quali colori o quali spazi, animali o cose possono rappresentarlo? A quel punto capisco quale sia l’età più giusta, ossia in quale fase della crescita un bambino possa incontrarla e comprenderla. Faccio un’ulteriore riflessione sulla terminologia da utilizzare e inizio a scrivere. Concluso il primo paragrafo, tutto viene da sé. Alla fine faccio con me stessa quello che propongo nei laboratori di scrittura creativa e teatro: porto fuori quello che ho dentro, dopo averlo visto e fatto crescere in più direzioni.

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La fiaba Il sassolino di Niti ha vinto un premio. Ci racconti di che cosa si tratta?
Il sassolino di Niti è un racconto sulla frustrazione e sulla rabbia. Una rabbia che, se inespressa, diventa tristezza e chiusura. È anche un racconto sull’identità e sulla paura di non riuscire. Parla di un’elefantina che non riesce a barrire come la sua mamma e, all’improvviso, sente formarsi un sassolino all’altezza dello stomaco. Scomparirà, o meglio si trasformerà in un bocciolo, una volta che incontrerà un gruppo di pari e, cantando con loro, capirà che quello che esce dalla sua bocca è comunque meraviglioso. È ambientato in India, in un bosco che esiste davvero: desideravo un “altrove” reale, in grado di stimolare la fantasia e trasmettere velocemente tante sensazioni.

Ti sei specializzata in laboratori creativi (dai bambini agli adulti). Quali sono gli aspetti principali che li caratterizzano?
Lavoro moltissimo sull’espressione dell’identità dei partecipanti: il teatro, l’improvvisazione e la scrittura sono strumenti per parlare di sé. Il mio desiderio è che, al di là dell’età, le persone riescano a comunicare diversamente i propri sentimenti e i propri desideri. Anche un microscopico cambiamento per me è un enorme successo. Nascono, alla fine di ogni percorso, dei racconti originali sorprendenti perché l’immaginazione parte da quello che noi crediamo di essere e arriva a quello che siamo, passando attraverso quello che abbiamo vissuto, quello che desideriamo e quello che ci permettiamo di sognare. I laboratori sono uno strumento per liberarci dagli schemi ed esprimerci davvero.

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Quali saranno i tuoi prossimi “passi”?
In questi mesi consoliderò tutto quello che ho iniziato: la collaborazione con l’ufficio stampa e il management. Continuerò a realizzare laboratori di scrittura creativa e teatro in Italia. In più, mi piacerebbe confezionare un nuovo programma radiofonico.

Che cosa c’è da leggere in questo momento sul tuo comodino?
Manuale di improvvisazione di Deborah Frances-White e Tom Salinsky (Dino Audino editore) e Un cavallo per la strega di Agatha Christie. Confesso: sono una grande amante dei gialli, soprattutto d’estate.

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