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I consigli dei Serpenti per l’estate 2015 (2): Dino Buzzati, Patrizia Rinaldi, John Updike

di Rossella Gaudenzi

orsi

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Dino Buzzati, Mondadori junior, 1977
Credo avessi otto anni quando dalla biblioteca della scuola elementare ho scelto di leggere, come primo libro da prendere in prestito nella mia vita, La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Ad attrarmi, oltre al ridondante titolo, sono state tutte quelle immagini, fitte e colorate figurine di orsi e uomini, che all’epoca non immaginavo fossero opera dello scrittore. Ho un ricordo vago e fosco di quella prima lettura, perché comparivano personaggi feroci, come il Gatto Mammone, cattivi, come il Granduca tiranno della Sicilia, in un testo in cui la distinzione tra buoni e cattivi è netta, i cattivi, e quindi il male abbondano: non solo tra le righe ma anche in quelle illustrazioni di guerre tra uomini e orsi con morti ammazzati nella neve, imbrattata di rosso sangue.
«Regnava in quell’epoca il Granduca di cui ne dovremo sentir tante: secco che pareva una festuca villano brutto e tracotante. Ma chi può mai voler bene al Gran Duca crudelissimo tiran?»
Appena questo libro mi è capitato a tiro, tra gli scaffali di una libreria, ho solo dovuto assecondare l’istinto di acquistarlo. E ora quello di ripercorrerne le pagine.
Mi attende un compito di una certa importanza: capire, a fine rilettura se è un libro per ragazzi (età consigliata dagli 11 anni in su) o che solletica meglio il mondo immaginifico degli adulti.

coverMa già prima di giugno, Patrizia Rinaldi, e/o, 2015
Estate chiama, a gran voce, mare. Da qualche giorno ho chiuso le pagine del libro Ma già prima di giugno della partenopea Patrizia Rinaldi che ha accantonato la letteratura per ragazzi – con Federico il pazzo (Sinnos 2014) ha vinto il premio Leggimi Forte 2015 ed è stata finalista al Premio Andersen 2015 – per dedicarsi alla scrittura di questo felice romanzo, dove il Golfo di Napoli è protagonista tanto quanto le figure femminili che lo animano.
Due differenti registri per narrare una saga familiare: in prima persona per voce dell’ormai anziana e malata Ena; in terza persona per sprigionare la forte personalità di Maria Antonia, madre di Ena, tra le drammatiche vicissitudini della Grande Guerra.

«Renato aveva imparato ad abbassare la voce e a usare parole più gentili del loro contenuto. Spiegò quindi all’avvocato in bella forma e con tono sommesso che il diritto all’eredità legittima, in questo caso dell’unica figlia del tenente morto, sfuggiva alle intenzioni testamentarie. La nonna avrebbe potuto lasciare persino tutto a una gatta e non ci sarebbe stato niente di male, tuttavia la gatta avrebbe dovuto cedere a Lucia la parte legittima che spettava a lei per legge e non per volontà della nonna.
Concluse:
“Osservi con attenzione le carte, converrà di certo che l’accordo è più favorevole a voi che a noi”.
Mentre l’avvocato studiava le carte e gli occhiali scivolavano per il sudore, Renato perse tempo ad allacciare le fettucce di dita della cartella.
Maria Antonia gli parlò a bassa voce, come quando erano piccoli sostituì le vocali con una sola – i – . Il loro modo bambino di usare un codice cifrato.
“Ci pii, si il gitti ì ni ziccili, il discirsi fili miglii (Che poi se il gatto è una zoccola il discorso fila meglio)”.
Renato alzò davanti alla faccia in palmi di pelle della cartella e rise.
Il riso diventò un ghigno. L’avvocato tossì per richiamare l’attenzione e poi disse che sì, che forse era conveniente per tutti un accordo».

Corri, coniglio, John Updike, Guanda, 2003
Lo scrittore della mia estate è il compianto John Updike, secondo John Cheever «il più brillante e versatile autore della sua generazione» che ho conosciuto qualche anno fa attraverso la lettura di Villaggi (Guanda 2007), talmente adatta come lettura estiva che recentemente ne ho sentito la nostalgia. Pronto per essere sballottato e seguire i miei spostamenti estivi, il suo caposaldo Corri, coniglio scritto nel 1960. «A poco più di quarant’anni dalla sua pubblicazione Corri, coniglio viene ormai riconosciuto come un testo fondamentale, si sarebbe tentati di dire canonico, nella letteratura degli Stati Uniti del Novecento, un classico moderno che peraltro non va collocato sullo scaffale, ma sollecita di continuo una rilettura, provoca nuovi stimoli… Nasceva con Harry Angstrom, detto Coniglio, un significativo esemplare americano di uomo senza qualità».

INDILIBR(A)I – I consigli di lettura della libreria Risvolti

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Libreria Risvolti
Via Sestio Calvino, 73-75 00174 – Roma
Tel./Fax. 0689537244
e-mail:info@libreriarisvolti.it

Dai librai Barbara Facchini e Alessandro Fratini di Risvolti gli ultimi consigli di lettura.

La fortezza di Jennifer Egan  (traduzione di Martina Testa, minimum fax, 2014)
Jennifer Egan conferma il suo grande talento. A Danny, il protagonista, viene proposto da un cugino che non vede da anni, di aiutarlo a ristrutturare un castello medievale in Europa per farne un hotel di lusso. Le intricate gallerie sotterranee, i bizzarri personaggi che abitano il castello e delle strane visioni metteranno alla prova la fragile psicologia di Danny….e se invece il protagonista fosse Ray che scrive la storia di Danny mentre è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza? Romanzo gotico o psicologico? Semplicemente un raffinato gioco letterario con il quale la Egan ci esorta a usare la nostra mente, a non lasciare sopita la nostra fantasia e a non lasciarci soggiogare dalla tecnologia.

indice_medio_di_felicitàIndice medio di felicità di David Machado (traduzione di Romana Petri, Neri Pozza, 2015)
Terzo romanzo pubblicato in Italia del giovane scrittore portoghese, Indice medio di felicità racconta delle vite in crisi di tre amici in un paese in profonda crisi, il Portogallo. Racconta della loro idea di mettere su un sito dove ci si possano scambiare offerte di aiuto. Racconta di fallimenti, di giovani allo sbando, di disoccupazione. Ma soprattutto racconta dell’indice di felicità che ogni individuo crede di aver raggiunto o che vorrebbe raggiungere. Intenso, drammatico, a tratti esilarante. «Ho pensato: Siamo invincibili. Purchè continuiamo a crederci, siamo invincibili e possono accadere cose incredibili».

La verità capovolta di Jennifer duBois (traduzione di Silvia Pareschi, Mondadori, 2015)
Già nel suo precedente romanzo Storia parziale delle cause perse  Jennifer duBois aveva dato dimostrazione di grande bravura nell’approfondire l’animo umano. In La verità capovolta queste capacità si confermano. Si parte da un omicidio e da un arresto, ma in tutto il romanzo non conta tanto arrivare alla verità su chi abbia o meno commesso il fatto, quanto tutto ciò che una vicenda del genere può provocare nelle persone coinvolte, nella loro vita, azioni, pensieri, emozioni. Ben scritto (e ben tradotto) e decisamente piacevole da leggere.

A_con_ZetaA con zeta di Hakan Günday (traduzione di Fulvio Bertuccelli, Marcos y Marcos, 2015)
Due storie, due anime, due vite, Derdâ e Derda, lei e lui, A con Zeta. Il primo romanzo tradotto in Italia di Akan Günday (scrittore turco trentottenne, ha scritto ad oggi otto romanzi), è cinico, triste e bellissimo; con una scrittura tagliente, narra le difficili vite dei due protagonisti destinati a incontrarsi solo alla fine del romanzo e dal quel momento saranno l’una per l’altro inizio e fine. «Solo A e Z. Appena due lettere, ma contengono l’intero alfabeto. Ci sono… decine di migliaia di parole e centinaia di migliaia di frasi scritte con quest’alfabeto. Persino le parole che vorrei dirti e che non riesco a scrivere sono contenute tra queste due lettere. Una è il principio e l’altra è la fine. Eppure, è come se fossero state create l’una per l’altra, per essere accostate e lette insieme.».

Vita in famiglia di Akhil Sharma (traduzione di Anna Nadotti, Einaudi, 2015)
Akhil Sharma ha impiegato dodici anni e buttato nel cestino circa settemila pagine prima di far venire alla luce questo potente romanzo autobiografico. La storia della famiglia Mishra emigrata dall’India verso gli Stati Uniti alla fine degli anni ‘70 narrata dal piccolo Ajay; dalle meraviglie dell’eldorado d’America dove si trovano catapultati i Mishra alla dura realtà dell’incidente occorso al primogenito, Birju, che stravolge completamente la vita famigliare. Con una prosa asciutta lo scrittore ci guida nel quotidiano di Ajay mostrandoci che forse l’unica speranza di sopravvivere a questo calvario è imparare a scriverne. Vivamente consigliato!

INDILIBR(A)I – Pagina 348 consiglia Il cerchio di David Eggers

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

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cerchio-eggersPagina 348 consiglia Il cerchio di David Eggers (traduzione di Vincenzo Mantovani, Mondadori, 2014).

Nel nuovo romanzo di Dave Eggers con la neoassunta Mae Holland entriamo nel Cerchio, un’azienda digitale-tecnologica-social-innovativa di San Francisco che racchiude in sé le caratteristiche di Google, Apple, Twitter, Facebook e Amazon. Registrato il tributo a Orwell e schivato il fendente alla società americana, di questo romanzo restano alcune potenti intuizioni, una su tutte la capacità di saper vedere il carattere autoritario del Cerchio senza farsi ingannare dalla pubblicità che lo vorrebbe, al contrario, tollerante, aperto e democratico.
Nella storia Mae diventa presto un’eroina del Cerchio rinunciando alla privacy e scalando la classifica dei dipendenti più social, abbandonando i genitori analogici e gli amici demodè, interpretando il gusto e assecondando gli interessi dei potenti amministratori.
L’unico dubbio la sfiora quando viene avvicinata da un uomo che sembra conoscere molte cose e che vuole coinvolgerla nel piano che impedirebbe al Cerchio di chiudersi.

Dave Eggers (Boston, 1970), autore dell’Opera struggente di un formidabile genio (Mondadori 2001), è l’editore della leggendaria rivista «McSweeney’s». Vive a San Francisco dove ha fondato “826 Valencia”, scuola di scrittura creativa per bambini. Per Mondadori sono usciti Conoscerete la nostra velocità (2003), La fame che abbiamo (2005), Erano solo ragazzi in cammino. Autobiografia di Valentino Achak Deng (2008), Le creature selvagge (2009), Zeitoun (2010), Ologramma per il re (2013).

Leggi la recensione di Francesco Musolino su minima&moralia
Leggi la
recensione di Claudia Durastanti su Pagina99

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Alessandra Craus (luglio 2014)

IL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

comodino_coverIl comodino di Alessandra Craus

Alessandra Craus è nata nella bella Napoli (orgogliossisma di ricordarlo!), è cresciuta a Latina e da dieci anni vive felicemente a Roma. Si ritiene un fascio di “ii” e l’io degli ultimi anni si occupa, per lavoro e per passione, di editoria e di promozione della lettura nell’infanzia. Scrive racconti per bambini che spera un giorno di pubblicare! È iscritta a Lettere moderne e ama tutto ciò che riguarda i libri, la carta, l’inchiostro, le parole, le immagini e soprattutto le persone.

Il mio comodino in legno stile Ikea è abitato in modo permanente da almeno due anni da due libri.

Il primo appartiene alla divertentissima serie dello scrittore umorista Antonio Amurri sulla sua devastante vita familiare, datata anni Settanta, Stavolta m’ammazzo sul serio (Mondadori, 1977). Cresciuta a fiabe e Amurri, ciclicamente passano sul mio comodino tutti i suoi libri e rileggere quest’ultimo saltellando da un capitolo all’altro, per sorridere e ridere prima di addormentarmi, è una libertà impagabile. Amurri, con scrittura agile e leggera, ironia e intelligenza prende in giro sé stesso e i propri “drammi” di marito, amante, padre attraverso il monologo dell’aspirante suicida Antonello Rossi. Unico neo: è forse difficile da reperire perché è fuori catalogo, ma con un po’ di fortuna e pazienza vale la pena cercarlo.

Il secondo è invece una mini-guida in formato pocket, In viaggio con Che Guevara. Quando partire, come e perché  di Andrea Semplici (Terre di mezzo, 2012). Acquistato, letto e studiato per il viaggio che ancora deve compiersi in questa vita. Andrea Semplici, giornalista, fotografo e viaggiatore, ha ripercorso in prima persona, dall’Argentina al Cile, le strade del giovane Ernesto. Buenos Aires, Cordoba, Alta Gracia fino all’avventura latinoamericana in sella alla Poderosa II con l’inseparabile Alberto Granado. Il suo racconto appassionato e sincero mi/ci invita a partire. Le ultime dieci pagine sono dedicate a informazioni pratiche per organizzare il viaggio e a una breve lista di film e libri utili per capire l’Argentina.

Da pochi giorni invece ho ripreso tra le mani un libro molto bello e interessante, Con il vento nei capelli. Vita di una donna palestinese di Salwa Salem (a cura di Laura Maritano, Giunti, 1993). Salwa Salem era una donna palestinese nata in quella terra di aspri conflitti e costretta a lungo in esilio. A otto anni lei e la sua famiglia vengono sradicati dalla loro terra in seguito alla fondazione dello Stato di Israele e si trasferiscono a Nablus. E proprio qui, a soli quindici anni, emerge la personalità di una donna vitale e coraggiosaentra nel partito Ba‘ath, fa volantinaggio per la causa palestinese, discute con le compagne sui diritti delle donne. La malattia non le ha impedito di narrare la propria storia a Laura Maritano, né di impegnarsi fino all’ultimo perché potesse diventare un libro. Rileggerlo adesso è per me un’urgenza perché il suo punto di vista ci dà un prezioso contributo sulla questione palestinese, intrecciandola con le personali scelte di Salwa, una donna che ha voluto soprattutto essere sé stessa, fra emancipazione e tradizione, fra desiderio di pace e necessità di lotta.

 Infine, impilato tra gli altri come dono di un amico libraio, Se fossi di Marinella Barigazzi e Laura Pasi (Valentina Edizioni, 2013, dai 3 anni), un libro per bambini che non può mai mancare sul mio comodino. Scelto tra gli scaffali della Shakespeare&Co., deliziosa libreria nel quartiere Certosa a Roma, questo tenero album illustrato è un viaggio dove sogno e realtà si fondono tra rime delicate e magiche illustrazioni, realizzate con pittura e collage di carte naturali, riciclate, stampate e colorate e poi pazientemente e armoniosamente composte. Un libro per bambini certo, ma anche per adulti, come tutta la letteratura per l’infanzia. «Se fossi una farfalla volerei come un gabbiano verso il mare, verso il blu… lontano lontano», ogni rima è una scoperta visiva e musicale che stimola l’immaginazione e ce ne fa scoprire di nuove … se fossi un gigante, un pupazzo di neve, un topolino!

Qui gli altri comodini.

Il comodino di Alessandra Craus

Il comodino di Alessandra Craus

INDILIBR(A)I – Pagina 348 consiglia Versilia Rock City di Fabio Genovesi

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Libreria Pagina 348 Viale Cesare Pavese, 348  (Eur-Ferratella) – Roma tel. 06-5013604

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versilia_mondadoriPagina 348 consiglia Versilia Rock City di Fabio Genovesi (Mondadori).

Mondadori ha ripubblicato, nel 2012, il primo romanzo del talentuoso Fabio Genovesi, uscito nel 2008 per Transeuropa.

Nessuna banalità, tinte forti il giusto e nessuno slancio fuori posto nelle storie dei personaggi di questo romanzo, fotografati e raccontati tra gli anni ’80 e i primi anni del nuovo secolo, due importantimomenti delle loro (e delle nostre) vite. Lo sfondo è ancora una volta Forte dei Marmi, quella di un tempo, con i milanesi, e quella di oggi, con i russi.

«Prima dell’esordio ho inviato manoscritti alle case editrici per 15 anni senza mai ottenere risposta, intanto per mantenermi facevo un po’ di tutto, il cameriere, il giardiniere, l’insegnante di italiano in America. Poi finalmente ho pubblicato il mio primo romanzo, Versilia Rock City, con la Transeuropa, una piccola casa editrice di ricerca. E poi succede che Giulia Ichino, la capo editor della narrativa italiana Mondadori, ne compra una copia in libreria e le piace. Lei è una a cui arrivano tonnellate di manoscritti, e io alla Mondadori non avevo mai inviato nulla. Quindi mi telefona e mi chiede se ho altro da proporle, e in quel periodo stavo giusto terminando Esche vive, che infatti l’anno seguente è uscito con loro. Inoltre hanno ricomprato i diritti di Versilia, che ho ampliato, aggiungendo capitoli e migliorando alcune parti, per la nuova edizione. Quando lo racconto qualche collega scrittore mi guarda sicuro che stia dicendo una cosa inventata, invece è andata proprio così».

Fabio Genovesi

Fabio Genovesi

«Di Carver mi piace molto anche lo stile forte ma asciutto, senza fronzoli, e cerco di applicare alla mia scrittura il suo insegnamento: se per raccontare una cosa servono tre pagine, cerca di farlo in due, e sarà ancora meglio».

Fabio Genovesi (1974) è nato e vive a Forte dei Marmi. Ha scritto il saggio cult Morte dei Marmi (Laterza 2012) e i romanzi Versilia Rock City (Transeuropa 2008, nuova edizione Mondadori 2012), Esche vive (Mondadori 2011), tradotto in nove Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, e Tutti primi sul traguardo del mio cuore (Mondadori 2013), sbilenco diario on the road della sua avventura al Giro d’Italia. Collabora con il «Corriere della Sera» e «Glamour». Ha scritto reportage per «Rolling Stone» e altre riviste musicali, e tradotto autori di culto come Hunter S. Thompson. Sul mestiere del traduttore leggete qui che cosa ne pensa.

La sua pagina Facebook.

Leggi l’intervista di Davide Musso a Fabio Genovesi Leggi la recensione su «Il Giornale»

Versilia Rock City
Fabio Genovesi
Mondadori, 2012
pp. 211, € 17,00

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Manuela Di Vito (maggio 2014)

IL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

Il comodino di Manuela Di Vito

Ok, ho appena finito di leggere Ragazze di campagna di Edna O’Brien (trad. di Cosetta Cavallante, Elliot, 2013) e sbotto: quanto non mi piacciono i finali aperti! I non finali, quelle storie che sai dove cominciano ma non sai dove vanno a parare. Certo, è una dolcissima fotografia dell’adolescenza femminile e dell’Irlanda, dei luoghi che per altro ho visitato la scorsa estate: Wicklow, Galway, Dublino. Più che natura selvaggia campagna selvaggia e collinosa, come l’animo di due ragazze di quattordici anni, tra le cui pieghe, fossi boschetti cespugli sali e scendi,  si rintana sempre qualcosa, nascosto alla vista di chi le circonda. Un pensiero, un sentimento, un gesto, un cane, un uomo. Un uomo, non un ragazzo. Ma manca il finale!

Forse è per questo che, subito dopo, come niente attacco Il Pianeta di Standish di Sally Gardner (trad. di D. Vezzoli, Mondadori, 2013) ed ecco una storia a cui invece manca l’inizio. La fine c’è, qui, ed è proprio una fine coi fiocchi. È il Piccolo principe cresciuto che però trova di nuovo la stessa, tristissima strada per tornare a casa. Casa, che qui però non si chiama B 612 ma Pianeta Platone ed è il luogo dove si rifugiano i sogni di due ragazzi, Standish ed Hector. Sogni scappati da una Terra in cui è diventato impossibile esistere. Eppure nessuno ci dice bene cos’è successo, mai, nessuno ci spiega chi sono gli uomini con la giacca di pelle e gli occhiali scuri né gli Afidi Verdi, nessuno ci fa mai incontrare un Ostruzionista o ci parla di una guerra in particolare. Tutto si risolve nel giro di poche settimane e quello che riusciamo a vedere è solo ciò che vede, ricorda e pensa Standish Traedwell. Quello che fa. Racconto distopico, appassionante cifra stilistica. La voce del protagonista è chiara e distinta e riesce a portarti con lui. Tu che non sai niente ma conosci solo Standish e non riesci a mollarlo, gli stai incollato, fino alla fine.

Ora ho capito che ci sono le storie che sono storie, che hanno un inizio e una fine, le storie fatte di tempo, sequenze, accadimenti, persone, quelle che magari hanno pure una morale, e poi ci sono altre storie. Queste ultime non sono fatti ma nomi. I loro confini non sono segnati da quella materia sfuggente che è il tempo ma da carne e sangue e soprattutto pelle, e queste cose, per quanto materiali, sono infinite.
Dopo aver navigato per mari nuovi è bene però, tornare ogni tanto presso lidi conosciuti. Tu che mi consigli Jane, di leggere stasera? A rispondere non è lei direttamente ma per sua vece Fanny: Di certo tieniti lontana da Lovers’ Vows, risponde con un certo turbamento nella voce e, se proprio, leggi Sir Walter Scott e sogna «molti scudi e laceri stendardi».
Cara, carissima Fanny, tu sei l’emblema stesso del conosciuto che si oppone al cambiamento, la stabilità che tiene testa ad ogni scossone che la modernità porta con sé, la tua non è passività ma forza, la tua immobilità è resistenza e Mansflied Park di Jane Austen (trad. di L. De Palma, BUR, 2002) è il regno che tu difendi con coraggio. Non sapevi che è inutile opporsi al cambiamento ed è un bene, poiché altrimenti non ci avresti insegnato che val la pena, per lo meno, sempre di provare a restare se stessi, anche in mezzo alle tempeste e alle guerre.

Infine, dopo non so quanto tempo, eccomi qui, a tornare su un classico che per me è nuovo, e ancora, pure, alla mia vecchia passione che sono i libri per ragazzi che, però, solo per ragazzi non sono mai. Sto finendo di leggere, ora, La collina dei conigli di Richard Adams (BUR 2013) e mi sono innamorata, che un coniglio di più non potrebbe, di quell’«aperta campagna coltivata» dell’Hampshire, fatta di «ampi soffici pascoli, in lieve pendio e divisi, non da siepi, ma da argini, non tanto alti, larghi come un viottolo e sui quali crescevano sambuchi, cornioli, evònimi», «praticelli colorati come arazzi, trapunti di centaura, di brunella e tormentilla». Sembra un poetico trattato di botanica, completo di odori che cambiano a ogni ora del giorno, e invece è un’avventura meravigliosamente narrata di animali che sembrano uomini – hanno una lingua, il lapino, usi e costumi, una mitologia – e ci fa ricordare che, tolto il pelo, sono gli uomini a non essere altro che animali, per fortuna e senza togliere niente a nessuno.

Qui gli altri comodini.

Il comodino di Manuela Di Vito