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Un libro si pubblica. La parola al redattore Massimiliano Borelli

COSA SI FA CON UN LIBRO? Seconda edizione Roma 

COSA SI FA CON UN LIBRO? prima edizione Roma

di Emanuela D’Alessio e Rossella Gaudenzi

Di che cosa hanno bisogno i librai indipendenti in Italia? Serve o non serve la legge Levi? Perché non decolla un forte associazionismo di categoria?
Anche il terzo appuntamento di Cosa si fa con un libro? con il redattore de L’orma editore Massimiliano Borelli, il 12 marzo nella libreria romana Risvolti, è stato avviato con uno sguardo alle librerie indipendenti.

Alessandro Fratini, che insieme a Barbara Facchini gestisce la libreria Risvolti, ha una visione chiara della situazione.
«La realtà delle librerie indipendenti è di fatto molto complessa, con esigenze e obiettivi spesso differenti se non divergenti. La legge Levi rappresenta un problema: il tetto del 15% di sconto, che può salire fino al 25%, non è compatibile con una libreria indipendente, ma la tendenza diffusa resta quella di chiedere comunque lo sconto. Noi cerchiamo un altro modo per fidelizzare i clienti e indurli a entrare in libreria. Abbiamo istituito tessere fedeltà, organizziamo eventi, presentazioni, attività per bambini; cerchiamo di rappresentare un punto di riferimento per il quartiere».
Diversità di esigenze e di interessi spiegano anche, ha proseguito Alessandro, il perché a Roma non si abbiano esempi efficaci di associazionismo tra i librai indipendenti. «Di tentativi ce ne sono stati molti, ma purtroppo tutti falliti. Chi fa il libraio indipendente dovrebbe capire da che parte stare ma, soprattutto, quali obiettivi perseguire».

Massimiliano Borelli, Emanuela D'Alessio, Alessandro Fratini

Massimiliano Borelli, Emanuela D’Alessio, Alessandro Fratini

Che cos’è L’orma editore
Al lieve pessimismo di Alessandro sul futuro prossimo delle librerie indipendenti si affianca l’entusiasmo e la passione di Massimiliano Borelli, letterato, saggista, professionista editoriale, redattore per L’orma editore.
«L’orma editore – ha spiegato – è una realtà medio-piccola per fatturato e vendite, con venti-venticinque titoli pubblicati ogni anno e un lavoro redazionale molto vivace. La si può definire una casa editrice di progetto, “portare in Italia ciò che si muove in Europa”, che ha avviato nel 2012 un discorso letterario e politico coerente. Gli editori Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari hanno concentrato interessi e scelte editoriali sulla letteratura moderna e contemporanea di Francia e Germania. Dalle suggestioni del quartiere berlinese Kreuzberg e di quello parigino Belleville nascono le collane Kreuzville, dedicata alla letteratura contemporanea, e Kreuzville Aleph, dalla prima lettera dell’alfabeto, per tornare alle radici della modernità fino all’Ottocento».

Che cosa fa un redattore editoriale
Il lavoro di redattore in casa editrice, che sia L’orma o qualsiasi altra, è complesso, minuzioso, prezioso. Richiede cura, esperienza e, soprattutto, una preparazione culturale elevata. Soltanto con questi elementi si riesce a garantire un prodotto di qualità.
«Si comincia, nel caso di libri stranieri, con la traduzione che in genere è affidata a collaboratori esterni. Da noi accade a volte che siano gli stessi editori (esperti traduttori dal tedesco e dal francese) a occuparsi della traduzione. Il redattore entra in gioco con la revisione, che consiste nella verifica puntuale del testo tradotto, alla ricerca della maggiore corrispondenza possibile con l’originale quanto a tono, registro, lunghezza, fedeltà di termini».

vds_4La correzione delle bozze
Fase essenziale nella lavorazione di un libro è la correzione delle bozze. Il ruolo di correttore, spesso svolto dallo stesso redattore, è frequentemente percepito come il più umile dei lavori editoriali. Invece è estremamente importante, perché se un libro arriva in libreria senza refusi (cosa che accade sempre più di rado) vuol dire che è stato svolto un lavoro di qualità.
«La correzione di bozze – continua Massimiliano – è il momento più lento nella lavorazione del libro.  Non è necessario comprendere il senso generale del testo bensì controllare grafia, punteggiatura, ortografia. Insomma, in fase di correzione di bozze non si scende in profondità, ma si resta in superficie, si legge senza leggere in realtà. Per garantire un buon lavoro di correzione, inoltre, non si dovrebbero superare le quaranta pagine al giorno. Sarebbe anche da evitare, se possibile, quell’ossessione per i refusi che ce li fa scovare ovunque, mentre camminiamo per strada, osserviamo un cartellone pubblicitario o un’insegna».

Editor e redattore
Il lavoro del redattore è spesso confuso con quello dell’editor e nelle piccole case editrici accade di frequente che venga svolto dalla stessa persona. In realtà si tratta di due mestieri distinti. Lo spiega bene Borelli, specificando che per i libri italiani l’editor è colui che sceglie i manoscritti e accompagna l’autore fino alla stesura definitiva. Per i libri in lingua straniera, invece, l’editor non interviene nel processo di stesura ma svolge un lavoro di contorno, si occupa dei testi di copertina, dei rapporti con gli agenti.
Un altro compito dell’editor è anche quello di redigere il breve testo per la quarta di copertina, risvolti o bandelle. La quarta di copertina ha un ruolo fondamentale nel fornire ai potenziali lettori le giuste motivazioni all’acquisto. «Accennare la trama, ricreare l’atmosfera e, come dire, spingere il pedale. Questo  è il fine di una buona bandella». Sembra facile, ma non lo è affatto.
«A L’orma – aggiunge Massimiliano – ci sono due redattori e due editori molto competenti che intervengono anche nelle fasi del lavoro redazionale. La lavorazione di un testo per arrivare alla pubblicazione ha una durata di otto-dieci mesi. In casi particolari (in occasione di centenari, ricorrenze, eventi) il lavoro si concentra in circa tre mesi».

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I Pacchetti
Tra le offerte editoriali de L’orma c’è l’originale e sfiziosa collana I Pacchetti di cui Massimiliano Borelli ha curato, in particolare, La mia arte sei tu di Luigi Pirandello, La vita non è facile. E allora? di Marie Curie e Colosseo. Due o tre cose che so di lui.
Sono veri e propri pacchetti che possono essere affrancati e spediti direttamente per posta. Contengono le lettere più originali e sconosciute di scrittori, poeti, uomini e donne illustri di tutti i tempi, come Giacomo Leopardi, Dino Campana, Marie Curie, Mary Shelley, Antonio Gramsci. Lettere tradotte o ritradotte, con un apparato di curatele per spiegare il percorso scelto. Tutto al competitivo costo di 5€.
Da poco ha preso forma un’evoluzione della collana originaria, I Pacchetti dei luoghi (non comuni), dedicata ai monumenti simbolo, come Statua della Libertà, Tour Eiffel, Muro di Berlino, Colosseo.
«Si tratta in realtà di luoghi molto comuni – spiega Massimiliano – di cui si forniscono mappe, cifre, un alfabeto per raccontare in modo inconsueto monumenti che tutti presumibilmente conoscono. Abbiamo inserito anche una selezione di letture d’autore, testimonianze di visitatori illustri. Questi pacchetti sono il risultato di un lavoro collettivo il cui risultato dà respiro al redattore, offrendogli stimoli e gratificazioni preziose».

Fra poco arriveranno in libreria due nuovi Pacchetti, Non chiedere ragione del mio amore di William Shakespeare e La forza del sangue di Miguel de Cervantes, in occasione del quattrocentesimo anniversario della scomparsa dei due giganti della letteratura, il 23 aprile 2016. Di Shakespeare, non essendo rimaste tracce della sua corrispondenza, sono state scelte quindici lettere tratte dalle sue opere più famose, tutte ritradotte dagli editori, sotto lo pseudonimo Eusebio Trabucchi.

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Una battuta, infine, sul fenomeno del self-publishing. «Non è una minaccia – assicura Massimiliano – dietro l’autopubblicazione, a parte la legittima aspirazione di lasciare qualcosa di scritto a qualcuno, trovo l’inconsapevolezza di ciò che sono scrittura, lettura, lavoro editoriale. La qualità di un testo lavorato è incommensurabile».

Che cosa legge Massimiliano Borelli
«Sto leggendo, quando riesco (Massimiliano ha una splendida bimba di tre mesi) L’arte di collezionare le mosche di Fredrik Sjöberg. Ho appena finito Mountains of the mind di Robert Macfarlane e prima ancora avevo letto  Il mondo a venire di Ben Lerner».

Ringraziamo Massimiliano Borelli per l’entusiastica partecipazione, ricordando il suo intervento a Libri come (Auditorium Parco della Musica, Roma), sabato 19 marzo alle 12, per presentare il Pacchetto Colosseo. Due o tre cose che so di lui.

Con Cosa si fa con un libro? ci rivediamo martedì 12 aprile, alla libreria Scripta Manent, per l’incontro con la scrittrice Rossella Milone.

Foto di copertina: Abhi Sharma

 

Cosa si fa con un libro? A Roma la parola al redattore Massimiliano Borelli

COSA SI FA CON UN LIBRO? Seconda edizione Roma 

Terzo appuntamento della seconda edizione romana di COSA SI FA CON UN LIBRO?
Il 12 marzo 2016 alle 17:30 alla libreria Risvolti (Via Sestio Calvino, 73 – zona Appio-Claudio). 

Dopo gli incontri con lo scrittore Sandro Bonvissuto e l’editore Sandro FerriCosa si fa con un libro? torna in libreria il 12 marzo.

Ospiti della libreria Risvolti di Alessandro Fratini e Barbara Facchini, parleremo del lavoro di redattore in un casa editrice e dei suoi retroscena.

Nato a Roma nel 1982, Massimiliano Borelli ha molte anime e tutte letterarie.

Lo conosciamo come studioso e autore di un saggio su Giorgio Manganelli (Grammatica e politica della rovina in Giorgio Manganelli, Aracne, 2009) e sul romanzo italiano sperimentale degli anni Sessanta (Prose dal dissesto – Antiromanzo e avanguardia negli anni sessanta, Mucchi, 2013); come professionista editoriale (L’orma editore, West Egg).

L’attività principale di Massimiliano Borelli è, attualmente, quella svolta per L’orma editore, la piccola e raffinata casa editrice romana che Lorenzo Flabbi e Marco Federici Novari hanno fondato nel 2012 (qui la nostra intervista del 20 dicembre 2012).
Tra le molte proposte editoriali c’è l’originale collana I Pacchetti, i libri da chiudere, affrancare con un francobollo e imbucare, che raccolgono le lettere più originali e sconosciute di filosofi, artisti, poeti e uomini politici di tutti i tempi.

Borelli ha curato i Pacchetti La mia arte sei tu di Luigi Pirandello, La vita non è facile. E allora? di Marie Curie e, per I Pacchetti dei luoghi (non comuni), Colosseo. Due o tre cose che so di lui.

Massimiliano Borelli è stato anche tra gli ospiti della nostra rubrica Il comodino dei Serpenti.

Al termine sarà offerto un aperitivo a sorpresa preparato dai nostri eccellenti gourmet Sabina e Michele.

Vi aspettiamo!

Cosa leggiamo a Natale. I consigli di Federica Antonacci


Riceviamo e pubblichiamo volentieri i consigli di Federica Antonacci, collaboratrice de L’orma editore. Federica ha una laurea in Lettere e un Master in comunicazione. È web content editor con altre aspirazioni: i libri, come si fanno, come si traducono, come si scrivono, e perché. Il suo motore è l’inadeguatezza: colmare i vuoti di conoscenza leggendo, studiando, scrivendo, camminando.

Gli-anni-Gli anni di Annie Ernaux (L’orma editore, 2015)
Una storia individuale dentro la storia collettiva, una “autobiografia impersonale”, nella definizione della stessa autrice. Una scrittura asciutta, misurata, che nella traduzione di Lorenzo Flabbi non è snaturata e mantiene l’equilibrio perfetto delle parole esatte. Gli anni è uscito in Francia nel 2008, alla fine di un percorso personale di vita e scrittura che a partire da un singolare modo di fare autobiografia porta Ernaux a realizzare una biografia collettiva, unica nel suo genere, ed emozionante. Il nastro che si snoda parte dagli anni Quaranta e dall’immediato dopoguerra e arriva al 2006, delineando con precisa asciuttezza i cambiamenti della persona e della società. Attraverso i tòpoi ripetuti della descrizione delle fotografie di lei (che la ritraggono nelle epoche – di storia e di vita – più diverse), e dei pranzi di famiglia dei giorni festivi (che delineano i mutamenti della composizione anagrafica e familiare e parallelamente il mutare dei costumi e lo svolgere degli eventi) vengono scandite la Storia e la storia, appunto: personale e collettiva, come un inscindibile racconto carico di vita.
A vederla sulla foto, una bella ragazza solida, non si sospetterebbe mai che la sua più grande paura sia la follia. Per salvaguardarsene, almeno per il momento, non le viene in mente altro che la scrittura, forse un uomo. Ha iniziato un romanzo in cui si alternano le immagini del passato e quelle del presente, i sogni notturni e le fantasticherie sul futuro, il tutto in un “io” che è il doppio dissaldato di se stessa. È sicura di non avere nessuna “personalità”.

invenzione_della_madreL’invenzione della madre di Marco Peano (minimum fax, 2015)
Non è il dolore, non è la perdita, il fulcro de L’invenzione della madre (esordio di Marco Peano e Libro dell’Anno di Fahrenheit – Radio 3), ma la strada che si percorre attraverso essi. Un prima, un durante, un dopo, e la costruzione di sé e dell’essere amato che si sta perdendo. I tanti livelli di questo libro (il singolo, la famiglia, la relazione madre/figlio, la malattia, l’emancipazione e la costruzione di sé) si sfaccettano nelle micro-narrazioni di cui il libro è composto ma delineano un unicum il cui cuore è proprio l’invenzione. Di un tempo nuovo che è quello della malattia, di una madre nuova, che era sana, è malata e mancherà ma mai del tutto, di un nuovo sé, quello del protagonista, che nel dolore si era acquietato usandolo da rifugio e rallentatore del tempo. Accettazione e invenzione, dunque, come un nuovo motore di vita che non perde nulla dell’evento tangibile della perdita, ma anzi ne fa pietra angolare e lente di ingrandimento dentro di sé.
«Gli ci vorrà un po’ per accettare, vittima dei pregiudizi e forse anche di una certa formazione cattolica, che quelli sulla sofferenza che tarda ad arrivare, sul senso di colpa, in realtà sono falsi problemi. Non c’è altro da fare se non provare quello che c’è da provare, e lo spazio per i sogni, per il dolore e per le lacrime – tutte queste cose arriveranno».

Giorgio Manganelli, Viola Papetti, Lettere senza risposta (nottetempo, 2015)
Un epistolario intimo e privato regala un ritratto meravigliosamente umano e al contempo eclettico e magniloquente del grande Manganelli, negli scambi con la donna che a lungo sarà la sua amante e con cui condivideva un sodalizio anche professionale, Viola Papetti. Dalla postazione privilegiata della vicinanza estrema degli amanti, dalla conoscenza profonda che derivava dalla comunione intellettuale ed erotica, emerge un Manganelli che non smette mai di essere sé, uomo appassionato e vero, anche fragile nei momenti dell’assenza, uomo di lettere che lo è anche quando l’oggetto della scrittura è oggetto di passione.
«Quanto sto bene stretto a te, con te, su di te, dentro di te: guaina, fodero, rilegatura, discesa, labirinto, adito. Mi piaci perché hai un corpo penetrabile e cedevole, un corpo che ama essere attraversato, inchiodato, dilatato, tormentato, illanguidito; e mi piace quel corpo perché è tuo, lo porti come un modo per consentire l’accesso a te, a quel fulvo calore che ora ha avuto ragione dell’inveterato gelo della tua pelle. Ti scrivo e ti desidero, vorrei che ti arrivasse, che ti disturbasse gli ozi madrileni il desiderio, il puro e crudo desiderio di averti, di progettare un incontro, di fantasticare nuovi abbracci, di sentire in me e in te, il languore della saliva, del sudore, l’indulgenza e il furore delle mucose, della rosa cedevole e della rosa penetrativa. Se tu mi pensi, come spero, il tuo pensarmi ti dirà che io ti penso, e che anche desiderarti è un’arguzia, un gioco, un travestimento del pensarti. Ti penserò finché non ti sentirò, di nuovo, gemere. A presto. Ti bacio. Giorgio».

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Lorena Bruno (marzo 2015)

comodino_coverIL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

Il comodino di Lorena Bruno

Il problema del comodino di chi ama leggere è lo spazio. Se poi quello in questione è il comodino di una donna, oltre alle pile di libri si potrebbero trovare creme idratanti e altri oggetti del genere: con un po’ di immaginazione si può avere un’idea di come stia messo (male) il mio comodino.

In questo periodo accanto alle creme tengo Gli elisir del diavolo di E.T.A. Hoffmann nella bellissima edizione L’Orma editore, 2013 (traduzione di Luca Crescenzi),  un volume scuro dalla copertina in carta Fedrigoni materica provvista di bandelle con segnalibri staccabili molto eleganti. Gli appassionati sapranno di quale tipo di carta stiamo parlando, ma i neofiti, come me, possono trovare queste informazioni alla fine del volume, in un piccolo paragrafetto (il cosiddetto “finito di stampare”) che specifica inoltre che la carta su cui si legge il romanzo è invece la Lecta coral book; all’interno le testatine presenti in tutte le pagine sono molto curate, con un carattere particolare che si addice al periodo storico cui appartiene il romanzo e al suo genere letterario. Bastano questi elementi per capire che l’edizione in questione è stata curata nei minimi particolari ed è per questo preziosa a suo modo. Mi ha catturata una domenica a Campo dei Fiori, dove è stato bruciato Giordano Bruno e sotto la sua statua c’è una libreria dal nome che ha molto a che fare con il fuoco, Fahrenheit 451.
Il romanzo di Hoffmann narra la storia di un ragazzo che cresce in convento perché il padre ha voluto espiare le sue colpe abbandonando ogni bene materiale e abbracciando la vita monastica. Medardus, il protagonista, vuole a sua volta vivere da uomo di chiesa e diventa anche un abile predicatore. La sua posizione lo porta a conoscenza del fatto che nel suo convento c’è una preziosa reliquia, una bottiglia di elisir che il diavolo aveva offerto a Sant’Antonio per tentarlo nel deserto. Narrato in prima persona, lo stile aderisce pienamente al romanticismo dalle tinte fosche e trascina nelle avventure di Medardus. Non ho ancora finito di leggerlo, ma mi sembra che riconduca al filone letterario in cui il diavolo governa le azioni umane e mi ha ricordato per questo – e non per altro – Il Maestro e Margherita di Bulgakov.

L’altro volume sul mio comodino ha un titolo che per tanto tempo mi ha attratta e respinta allo stesso tempo. L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender, pubblicato da minimum fax nel 2011 (traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan), occhieggiava dagli scaffali delle librerie senza che mi decidessi a comprarlo, finché un’addetta ai lavori non me lo ha consigliato caldamente. Sulla copertina c’è una fetta di torta molto invitante che ha un’ombra umana, infatti si tratta della storia di una ragazzina che scopre di avere un dono: nelle pietanze sente con chiarezza il sapore delle emozioni di chi le ha preparate. In questo modo impara a conoscere la sua famiglia senza filtro, scoprendone tutte le problematiche mangiando ciò che prepara la madre. Mi incuriosiva questo insieme di realismo nel racconto dei drammi di una famiglia americana come tante altre e l’elemento fantastico del dono della protagonista, che non fa che rendere ancora più reale il ritratto dei personaggi.

Il terzo volume sul comodino è Anima di Wajdi Mouawad, uno degli ultimi libri pubblicati da Fazi. Sulla copertina c’è un gigantesco serpente dai colori molto belli. Sono ormai a metà di questo romanzo insolito, dove i fatti sono narrati da un animale diverso per ogni capitolo. Un cane, un gatto, una zanzara, un ragno, un corvo e tantissime altre specie raccontano la storia di un uomo che trova sua moglie barbaramente uccisa e decide di inseguire il suo assassino per guardarlo in faccia. Lo stile, di volta in volta diverso, sembra assecondare il modo di pensare che può avere questo o quell’animale, ora molto schematico ora molto poetico e descrittivo. Tutti questi animali, nella molteplicità del loro sguardo, restituiscono una visione d’insieme insolita, soprattutto perché sentono gli uomini per come sono davvero, ne percepiscono l’aura.

L’ultimo è un libro del 1988 che ho trovato in una libreria dell’usato, in cui non è difficile trovare piccoli tesori. Il mestiere dell’editore di Valentino Bompiani, edizione Longanesi è una vera e propria galleria di brevi ritratti degli uomini più importanti che hanno fatto la storia dell’editoria italiana, in uno stile piano e godibile, raccontati da un eccellente editore. Aneddoti, citazioni, testimonianze. Da Le Monnier a Zanichelli, da Treves a Hoepli, da Rizzoli a Mondadori, le radici del mondo editoriale di oggi, che da quegli uomini e da quei valori è molto distante.

Qui gli altri comodini.

Il comodino di Lorena Bruno

Il comodino di Lorena Bruno

IL COMODINO DEI SERPENTI – Il comodino di Massimiliano Borelli (marzo 2014)

IL COMODINO DEI SERPENTI – Rubrica dedicata ai libri sul comodino

Il comodino di Massimiliano Borelli

Massimiliano Borelli è nato a Roma nell’incipit d’aprile del 1982. Ha un dottorato, una copia del Giovane Holden con il disegno di Ben Shahn in copertina, la prima edizione dell’Oblò di Adriano Spatola, delle biglie. Ha pubblicato un libro sulle Prose dal dissesto degli anni Sessanta e uno su Manganelli. Attualmente lavora come redattore e editor, in particolare con L’orma e West Egg.

Teju Cole, Città aperta (Einaudi, 2013. Trad. di Gioia Guerzoni). Romanzo d’esordio dello scrittore nigeriano, è una flânerie tra le strade di New York, che dalle strade di New York si diparte fino all’Europa e ritorno, e divaga tra i fantasmi di un presente colto in presa diretta, di un ferito passato prossimo e di un passato remoto rimosso. Una scrittura fatta di digressioni e incontri, distrazioni e zoomate, che tasta la superficie delle vie per sondarne il sottosuolo, per scoprire infine che «ciò che sembrava essere svanito del tutto, all’improvviso esisteva ancora».

Silvio D’Arzo, All’insegna del Buon Corsiero (Greco & Greco, 2011. A cura di Andrea Casoli). Quest’«avventura terrena d’altri tempi» D’Arzo la scrisse poco più che ventenne, e la pubblicò da Vallecchi nel 1942. Mentre la guerra incrudiva, dunque, c’era un ragazzo a Reggio Emilia che si dava a una storia trasognata e sospesa in un settecento fittizio e teatrale, dove un funambolo veniva a increspare le acque chete di un paese di pianura. Ma si badi, quel funambolo odora di zolfo e c’è del satanico nella sua apparizione.

Giacomo Leopardi, Con pieno spargimento di cuore. Lettere sulla felicità (L’orma editore, 2012, a cura di Marco Federici Solari). Un «Pacchetto» che mette in mostra un Leopardi inatteso, vicino al mondo, agli individui che lo popolano. Lettere che contengono «grida di furore, luminose parole di affetto, consigli pratici su come affrontare il dolore, reiterati inviti a non arrendersi mai, a dare testimonianza di una vita intensa e travagliata, ostinatamente volta a comprendere il mondo, a sperimentare vie di esistenza possibili senza mai abdicare alla ricerca di una felicità praticabile per sé e gli altri» (M.F.S.).

Diabolik. Dietro la porta chiusa. Non manca mai, da qualche tempo, un numero del “re del terrore” delle sorelle Giussani (uno a caso, in disordine, con una predilezione per le ristampe e le seconde ristampe, gli «Swiisss»). Efferato assassino e ladro finissimo, con Eva Kant vive da qualche parte a Clerville, in una splendida villa modernista. Le trame che lo coinvolgono sono prevedibili e spesso cavillose (e c’è sempre un trucco, un marchingegno o un qualche veleno che lo salva da Ginko, armi segrete apprese in gioventù dal mentore King), ma il piacere del fumetto sta tutto – per me – nel formato, nello scricchiolio della copertina, nei disegni dantan, nelle icastiche battute a effetto.

Davide Orecchio, Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi, 2011). «[…] e mi chiedo quali regole nascoste ci costringano a naufragare, ad arenarci come relitti», così uno dei sei personaggi al centro dei racconti sebaldiani di uno scrittore-storico, che nella storia e nelle pieghe dei suoi archivi trova la materia per le sue invenzioni. Un libro denso di una scrittura nervosa e calibrata al grammo, dove esistenze volatili e destinate alla risacca vengono carpite e riscattate dalla letteratura, in un piccolo campionario a contrappelo del Novecento.

Aby Warburg, Il rituale del serpente (Adelphi, 20114. Trad. di Gianni Carchia e Flavio Cuniberto). Prima di lasciare la clinica di Kreuzlingen dove era andato a curare le sue crisi nervose, Warburg pronunciò di fronte al pubblico di pazienti e medici questa leggendaria conferenza, di cui più tardi ebbe a vergognarsi per le carenze che vi ravvedeva. È tuttavia un vivido resoconto del suo incontro con gli indiani Pueblo e i loro rituali, sulle tracce della presenza simbolica della figura del serpente, collegamento tra vita terrestre e mondo ctonio.

James Eade, Scacchi for Dummies (Hoepli, 2013. Trad. di Lorenzo Flabbi). Poche parole bastano: un metodo per imparare il giuoco degli scacchi. Prima o poi, ce la si farà.

Qui gli altri comodini.

Il comodino di Massimiliano Borelli

 

Presentazione di L’investitore americano – Jan Peter Bremer

di Emanuela D’Alessio

«L’investitore americano è un romanzo su Berlino, tipicamente berlinese, ma anche sulla fine della vita berlinese, messa in pericolo dalla speculazione edilizia e dalle trasformazioni urbanistiche. È un romanzo sulla pigrizia e l’indolenza, sull’impotenza. È un romanzo sulla creatività e sull’immaginazione come rivolta».
Lo descrive così Davide Orecchio, autore di Città distrutte (Gaffi) in occasione della presentazione che si è svolta il 21 novembre alla Feltrinelli International di Roma, insieme allo scrittore tedesco Jan Peter Bremer e al suo traduttore ed editore Marco Federici Solari (L’orma).
Jan Peter Bremer, nato ad Amburgo nel 1965, appare rilassato, con una capigliatura afro, orecchini e anelli. Ha all’attivo sette romanzi e ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, tra i quali l’Ingeborg Bachman Preis nel 1996 e il Premio Döblin nel 2011. Vive a Berlino,  in un appartamento di Kreuzberg di cui tanto si parla in questo libro.
L’investitore americano è il suo primo romanzo tradotto in Italia grazie a Marco Federici Solari. Abbiamo così avuto l’opportunità di conoscere un nuovo autore tedesco e scoprire, come ha scritto Davide Orecchio di recente, «che, se per gli italiani la crisi l’hanno forse causata (e peggiorata) i tedeschi, per uno scrittore tedesco, invece, il colpevole è un milionario senza volto allo stato liquido e gassoso che si aggira sul proprio jet per i cieli del mondo. Un milionario senza terra la cui felicità non dipende dalla felicità degli altri, ma dal mangiare cioccolata in solitudine nell’alto dei cieli».
Il milionario del libro, l’investitore americano che ha acquistato il palazzo dove vive lo scrittore, esiste veramente, è Nicolas Berggruen, figlio del collezionista e fondatore del Museo Berggruen  di Berlino. Una storia autobiografica quella che Bremer ha deciso di raccontare, trasformandola in una pregevole opera letteraria sull’impotenza e l’impossibilità di reagire ma anche sulla straordinaria forza della fantasia e dell’immaginazione, sul potere della creatività.

«La notte prima il litigio era stato violento e la mattina era rimasto a letto come anestetizzato. Non aveva sentito neppure i passi pesanti della moglie che usciva di casa. Probabilmente lo stremava l’afa che durava da settimane. O era stata quella lite a provarlo più di quanto non credesse?
Guardò la parete bianca dietro al tavolo. Il diverbio non era stato poi così pesante e in nessun caso quello scontro gli avrebbe impedito di raccogliere le forze e gettarsi a testa bassa nel lavoro.
Annuì e chiuse gli occhi. Col capo risolutamente proteso in avanti, i piedi abbronzati quasi icnollati alla tavola, quel giorno avrebbe cavalcato con la penna per le pagine del suo taccuino, facendo surf con azzurri occhi d’acciaio in un vorticare continuo tra cielo e mare.
Abbassò lo sguardo sul taccuino. Ma quel giorno sarebbe stato diverso. Quel giorno gli era già rimbalzata per la testa una frase che doveva assolytamente annotare. Una frase chiara che gli aveva lasciato un’impressione profonda. Ma cosa gli stava ribollendo dentro, quando l’aveva pensata? E dove era finita ora quella frase? L’aveva composta lui, con le proprie forze, o l’aveva colta dalla bocca di un altro?»

Protagonista del romanzo di Bremer è uno scrittore in  crisi creativa e matrimoniale. Uno sconosicuto e misterioso investitore, un magnate americano che vive su un jet privato, sempre in viaggio, ha comprato l’intero complesso edilizio dove vive lo scrittore insieme alla moglie, due figli e il cane, e li vuole convincere a traslocare. Lo scrittore decide di scrivere una lettera all’investitore americano, ma non riesce a trovare un incipit e mentre cerca invano una chiave di scrittura la sua mente diventa uno strordinario laboratorio della fantasia.

«Guardò la lampadina. Da dove traeva la sua forza distruttrice l’investitore americano? Il suo ingresso nelle loro vite aveva provocato solo sventure. Quell’uomo incombeva sulle loro teste come un destino, un mostro che succhiava gioia ed energia da ogni giorno, da ogni ora. Ma chi era? E cosa faceva lassù? passava il tempo a godersi il suo potere, guardando la terra dai suoi oblò, oppure il suo aereo era un luogo di orrori, spaventoso al di là di ogni immaginazione, con donne e bambini che giacevano piangenti, nudi e incatenati, disponibili a goni abuso in quella carlinga fredda e buia? E lui cosa avrebbe potuto scrivere a un uomo del genere, un uomo che guardava giù dalle finestre tonde del suo velivolo solo per bearsi della visione dei suoi affittuari che, derubati della loro felicità, si dimenavano in aria in caduta libera dopo il crollo di un pavimento?».

La scrittura di Bremer è lieve e particolare. Orecchio ne ha messo in evidenza le soluzioni stilistiche originali come quella di iniziare ogni capoverso con un gesto, un movimento del corpo, «tirò fuori la mano dalla tasca dei pantaloni», «spostò il proprio peso da un piede all’altro», «aprì gli occhi e guardò il soffitto», «si girò con un balzo e battè le mani». Bremer ha spiegato che la gestualità in questo libro ha una funzione precisa, è un principio ordinativo come anche quello di chiudere moltissime frasi con una domanda.

«Si voltò verso la scrivania, afferrò la penna e scrisse piegato sul taccuino: La notte prima avevo litigato con mia moglie. Fissò a lungo quelle parole. Poi guardò di nuovo fuori dalla finestra. Era un uomo come tanti, e quanto fu esaltante, in quel momento, sentirsi proprio come l’uomo comune. Quante storie si potevano creare a partire da quella frase?
Si guardò le mani e all’improvviso sentì un sorriso aprirglisi sul volto. Era un uomo qualunque, sì, ma non era incredibile che proprio per questo fosse anche un uomo davvero rappresentativo, un uomo come tutti? Due figli, una moglie, molte felicità piccole, poca felicità vera e propria, una taglia di vestiti per cui a volte non trovava capi che gli stessero perchè troppi prima di lui l’avevano richiesta. Non poteva bastare anche solo questa straordinaria medietà a dare validità al suo libro?»

L’investitore americano – Jan Peter Bremer
Traduzione dal tedesco di Marco Federici Solari
L’orma, 2013 (Kreuzville)
pp. 137, € 15,00