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Otto anni di editoria indipendente – Vanni Santoni

Ho sempre voluto esplorare temi e modalità espressive diverse, e intendo continuare a farlo. In realtà tutti i miei romanzi formano un’unica macronarrazione.

«La letteratura, come direbbe una cantante andalusa, è un pericolo». Questa frase di Bolaño, l’ho sempre amata. Credo che il lavoro letterario sia, appunto, un lavoro di ricerca costante, e di costante innalzamento dell’asticella.

Vanni Santoni

In attesa del secondo appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, riproponiamo uno stralcio dell’intervista a Vanni Santoni.

Vanni Santoni, nella duplice veste di scrittore e direttore della collana Romanzi di Tunué, sarà tra i protagonisti, con Luciano Funetta e Leonardo G. Luccone, dell’incontro “Quando l’editore incontra l’autore: TUNUÉ”, organizzato da Via dei Serpenti.

Mercoledì 9 ottobre, libreria Tomo, Roma
Ingresso gratuito!

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi e Sabina Terziani
Edito da Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone
Progetto grafico di Cristina Barone

Il libro è disponibile in libreria, a offerta libera.

 

Otto anni di editoria indipendente – Luciano Funetta

«Ho iniziato a lavorare in libreria grazie a un colpo di fortuna. Oggi, dopo quasi cinque anni, inizio a considerarmi un libraio, con riserva. È un mestiere che richiede tempo, esperienza, una visione precisa e intransigente. Di sicuro questo, tra tutti, è un lavoro che mi piacerebbe fare ancora a lungo».

«Posso spingermi a dire che il mio interesse si concentra spesso e volentieri su quelle scritture e in generale su quelle manifestazioni dell’umano che potremmo definire oggetti di confine. Per questo, se dovessi collocare ciò che scrivo su una mappa, indicherei il margine».

In attesa del  secondo appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, riproponiamo uno stralcio dell’intervista a Luciano Funetta, presente nel libro.

Luciano Funetta ha esordito nel 2015 con il romanzo Dalle rovine per Tunué. Da quasi cinque anni lavora nella libreria romana Tomo. Il suo secondo romanzo, Il grido, è uscito nel 2018 per Chiarelettere.

Mercoledì 9 ottobre, alla libreria TOMO, nell’incontro dal titolo: Quando l’editore incontra l’autore: TUNUÉ, con Luciano Funetta ci saranno Vanni Santoni, direttore editoriale della collana di narrativa Romanzi di Tunué e Leonardo G. Luccone, di Oblique Studio nonché autore dell’introduzione al volume.

L’appuntamento è alle 18:30.

L’ingresso è gratuito!

Otto anni nei boschi narrativi #5 Luciano Funetta

Titolo?
Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
Editore?
Via dei Serpenti
Uscita?
Settembre 2019

Proseguiamo i nostri assaggi di Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti con lo scrittore pugliese Luciano Funetta, che è diventato libraio.
Ha esordito nel 2015 con il romanzo Dalle rovine per Tunué. Da quasi cinque anni lavora nella libreria romana Tomo. Il suo secondo romanzo, Il grido, è uscito nel 2018 per Chiarelettere.
La prima intervista a Via dei Serpenti è di febbraio 2016. La nuova è di maggio 2019. Qui uno stralcio.

Librai e librerie indipendenti
Ho iniziato a lavorare in libreria grazie a un colpo di fortuna. Oggi, dopo quasi cinque anni, inizio a considerarmi un libraio, con riserva. È un mestiere che richiede tempo, esperienza, una visione precisa e intransigente. Di sicuro questo, tra tutti, è un lavoro che mi piacerebbe fare ancora a lungo.
Parliamo di chi i libri li compra. Su questo aspetto sono decisamente fatalista, per lo meno lo sarò fino a che la legge Levi resterà invariata. Iniziamo ad accordare alle librerie indipendenti, alle librerie di catena e ai negozi online le stesse limitazioni commerciali. Riduciamo il tetto di sconto massimo dal 15% al 5% e avremo un buon punto di partenza per provare a ridurre la concorrenza impari.
La grande distribuzione editoriale da un certo punto di vista costringe il libraio e l’editore in una sorta di morsa, di meccanismo soffocante che produce novità e rese a rotta di collo. Il libro così non ha tempo di vivere. La maggior parte dei titoli stampati in Italia sono farfalle che abitano la terra per un solo giorno. I librai, e qui parlo dal mio punto di vista parziale, non possono applicare la loro idea di proposta a un mercato librario che produce una mole tanto spaventosa di novità.

Il rapporto virtuoso tra editore, libraio e lettore
Ti racconto un aneddoto, storia vera: qualche giorno fa è entrato in libreria un ragazzo. Ha comprato un centinaio di euro di saggi di fisica. Mi ha colpito, gli ho chiesto come ci avesse trovati. Mi ha detto di non essere di Roma, di venire in città solo di tanto in tanto, e che un’amica gli aveva consigliato di passare in negozio. Poi ha aggiunto: vivo in mezzo al nulla, non ci sono librerie dalle mie parti. Ho provato a comprare su Amazon, ma non ci ho capito niente. Là sopra c’è tutto. Mi sono spaventato. Non sapevo cosa scegliere.
Innanzitutto, e parlo di editori e librai, bisognerebbe conoscersi, avere consapevolezza profonda del rispettivo lavoro; affiancarsi e trovare una strada che non abbia la presunzione di distruggere il pericolo della vendita su internet ma che si proponga di offrire un’alternativa.
Azzardo a dire che la scomparsa delle librerie nuocerebbe anche al mercato online, ma questa è solo un’ipotesi, una specie di intuizione irrazionale. Senza librerie i libri diventerebbero inquietanti simulacri di luce.

Letture
Se qualcosa dobbiamo mappare, che sia la nostra esperienza di lettori. Come ho avuto modo di chiarire in mille occasioni, la letteratura che ho letto è allo stesso tempo il mio bagaglio e il mio orizzonte. Sono convinto che i grandi scrittori e le grandi scrittrici che sono apparsi su questo pianeta siano abitanti del futuro. Questo non perché abbiano dato voce a chissà quali profezie, ma perché il loro linguaggio, le loro opere, sono strumenti e oggetti alieni.
Posso spingermi a dire che il mio interesse si concentra spesso e volentieri su quelle scritture e in generale su quelle manifestazioni dell’umano che potremmo definire oggetti di confine. Per questo, se dovessi collocare ciò che scrivo su una mappa, indicherei il margine.

Otto anni nei boschi narrativi #3 Vanni Santoni

Continuiamo a sfogliare il nostro “quaderno”.

Oggi ci soffermiamo su Vanni Santoni, scrittore, giornalista e direttore editoriale Tunué.
Il suo ultimo romanzo, I fratelli Michelangelo, è uscito per Mondadori a marzo 2019.
La sua prima intervista a Via dei Serpenti risale a luglio 2016. La nuova è di maggio 2019.
Qui un assaggio.

Vanni Santoni direttore della narrativa Tunué
Visti i bei riscontri inanellati dalla collana (Romanzi), aprire anche alla straniera – oltre che ai “recuperi”: il primo effettuato, Ricrescite di Sergio Nelli, ci ha dato molte soddisfazioni – ci è parsa una direzione naturale di sviluppo. Naturalmente serviva qualcuno che conoscesse in modo capillare non solo l’editoria straniera, ma anche il mondo di traduttori e revisori, ricerca che si è poi concretizzata nella figura di Giuseppe Girimonti Greco, già traduttore per Adelphi e consulente di varie case editrici, che oggi cura integralmente la nostra “straniera”, di cui io mantengo la direzione, nel rispetto delle sue scelte.
Nel caso di una collana di straniera non si cercano debuttanti, dato che si acquistano libri già usciti nel loro paese, quindi il tipo di ricerca è differente. È vero però che, essendosi la collana Romanzi caratterizzata negli anni per la sua particolare attenzione agli esordienti, per la straniera sarà naturale guardare con particolare attenzione a quegli autori che, a prescindere dal numero di libri pubblicati in patria, sono ancora inediti da noi.

Vanni Santoni

Le novità di narrativa Tunué
Talib, o la curiosità di Bruno Tosatti, scovato tra i finalisti del Calvino. Per quanto riguarda la straniera, dopo Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, sarà la volta di Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena, esordio – tra Lewis Carroll, Tim Burton e Hieronymus Bosch – della svizzera Michelle Steinbeck.

La rivista «The FLR – The Florentine Literary Review»
«The FLR» nasce con un intento differente da quello di molte riviste, dato che pubblica autori già affermati, ma ancora inediti all’estero e in particolare nel mondo anglosassone. L’idea è quella di offrire, grazie al bilinguismo della rivista, una selezione della nostra migliore narrativa al pubblico estero, e provare a compensare quel deficit di traduzioni di qualità che l’Italia sconta. Su «The FLR» sono apparsi racconti di due autori Tunué: Luciano Funetta e Francesco D’Isa.

Vanni Santoni scrittore
Ho sempre voluto esplorare temi e modalità espressive diverse, e intendo continuare a farlo. In realtà tutti i miei romanzi, da Gli interessi in comune fino a L’impero del sogno, sono collegati fra loro – sì, anche i due fantasy – e formano un’unica macronarrazione. Faccio prima a spiegarlo con un’immagine, specificando però che, pur avendo piccoli collegamenti con alcuni libri precedenti, I fratelli Michelangelo è del tutto autonomo.

Il ritorno in libreria del primo romanzo Gli interessi in comune
Gli interessi in comune fu scritto senza sapere come e quanto avrebbe gemmato. Tra i suoi protagonisti c’è Iacopo Gori, che ritroviamo tra quelli di Muro di casse; c’è il Paride, che torna nella Stanza profonda; c’è il Mella che è addirittura protagonista unico dell’Impero del sogno. È stato il cespite fondamentale della prima fase della mia produzione letteraria e come ho raccontato a suo tempo a The Catcher (da cui ho anche ripreso l’immagine sopra) il fulcro centrale a cui si collegano tutti i miei altri libri fino all’Impero. Fuori catalogo per anni nonostante i tanti appelli dei lettori e i fenomeni di cui sopra, tornerà per Laterza e ne sono molto contento.

«La letteratura, come direbbe una cantante andalusa, è un pericolo»
Questa frase di Bolaño l’ho sempre amata. Credo che il lavoro letterario sia, appunto, un lavoro di ricerca costante, e di costante innalzamento dell’asticella. Per questo esploro a ogni mio libro temi anche molto diversi, per questo aspiro a macronarrazioni interconnesse, e per questo sono arrivato a fare, finalmente, anche un romanzo singolo di ampio respiro [I fratelli Michelangelo].
Dopo un libro che ha richiesto tanto lavoro quanto I fratelli Michelangelo, è necessario fermarsi. E leggere. Mi prenderò il mio tempo, anche perché dopo la riedizione degli Interessi in comune pubblicherò per minimum fax un pamphlet sull’insegnamento della scrittura.

Vanni Santoni è nato a Montevarchi nel 1978. Dopo l’esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), L’impero del sogno (Mondadori 2017). Ha ideato, insieme a Gregorio Magini, il progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva) che è sfociato nel romanzo collettivo In territorio nemico pubblicato da minimum fax nel 2013. Scrive sul Corriere della Sera e dirige la narrativa di Tunué. Il suo ultimo romanzo è I fratelli Michelangelo, per Mondadori.

 

Tunué, dall’immaginario allo sconfinamento

di Emanuela D’Alessio

Il Salone del Libro di Torino apre i battenti e noi ospitiamo per la prima volta Massimiliano Clemente, direttore editoriale di Tunué, la casa editrice di Latina specializzata nel fumetto e nel graphic novel. Nel 2014 si è aggiunta la felice collana di narrativa italiana Romanzi, diretta da Vanni Santoni, e dal 2 maggio è in libreria Biliardo sott’acqua della scrittrice brasiliana Carol Bensimon, che ha inaugurato la nuova collana di narrativa straniera.

Oggi è stata inaugurata la 32esima edizione del Salone di Torino. Da quanti anni Tunué partecipa all’evento e quali sono le novità in programma? Inoltre, rispetto alla prima volta di Tunué a Torino, che cosa è cambiato sia dal punto di vista della casa editrice sia da quello dell’evento in sé?
Come Tunué frequentiamo il Salone di Torino sin dal 2008, prima nello spazio Incubatore poi con un nostro stand nei padiglioni degli editori generalisti. Abbiamo sempre privilegiato quest’area del Salone perché non ci piacevano le zone dedicate al fumetto (per diverse edizioni la fiera aveva predisposto parti dei padiglioni solo per i comics, con uno spiacevole effetto ghetto): volevamo portare i nostri graphic novel tra quei lettori forti che si interessavano di letteratura, di saggistica, che non erano esclusivamente lettori di fumetti.
Cosa sia cambiato è letteralmente misurabile in metri quadri: sempre più spazio, ovvero un catalogo che cresce costantemente, una visibilità guadagnata metro su metro, scaffale dopo scaffale, conquistando i lettori singolarmente; un lavoro fatto di brand identity, di adv mirato sull’evento. Le ultime due edizioni ci hanno visto condividere il grande stand del gruppo: Castoro, Tunué e Sonda insieme non fanno solo la forza rispetto ai singoli ma ci rendono anche tutti più belli.
Dagli esordi nell’Incubatore a oggi, abbiamo vissuto le diverse anime del Salone, i momenti bui della fase discendente, fino alla crisi e al fallimento che paventava la chiusura, per arrivare al bellissimo scatto d’orgoglio sia della città sia del popolo dei lettori che nel 2017 ha inaugurato la guida culturale di Nicola Lagioia.
Quest’anno ci troverete nel Padiglione 2, Stand K74, e qui https://www.tunue.com/tunue-al-salone-internazionale-del-libro-2019/ potrete trovare tutti i nostri appuntamenti e gli autori che porteremo in fiera.

Tunué è considerata tra i pionieri più innovativi e vivaci del mondo del fumetto e del graphic novel italiano. Possiamo partire da qui per parlare delle origini del progetto editoriale e di chi sono i suoi ideatori?
Tunué nasce nel 2004 seguendo due direttrici di sviluppo: dare vita al primo catalogo strutturato di saggistica dedicata all’immaginario pop, e lavorare sul graphic novel per portare il fumetto nelle librerie di varia. Questa visione era il portato professionale maturato dalla gestione del sito internet Komix.it (creato da me e da Emanuele Di Giorgi), uno dei pochi punti di riferimento all’inizio del 2000 per il fumetto sul web. Qui ci siamo formati e da qui è partito il nostro impegno nel mondo editoriale; successivamente, io e Emanuele, con Concetta Pianura a supporto, abbiamo fondato la Tunué.
All’inizio non è stato semplice, perché questo settore può essere veramente lacrime e sangue, ma abbiamo retto, resistito, facendo lavori totalmente estranei all’editoria pur di sostenere la società. L’esperienza è maturata sul campo, nel fare quotidiano e nel confronto critico continuo, con lo studio e la formazione permanente.
Avevamo un obiettivo e lo abbiamo perseguito: fare del fumetto un consumo culturale al pari della letteratura, sia per peso nell’immaginario sia per qualità complessiva, artistica e cartotecnica, portarlo fuori dal recinto degli appassionati e farlo incontrare con i lettori forti di narrativa.
A completare il quadro societario, quello che nel 2014 era il nostro responsabile commerciale, Marco Ruffo Bernardini, decide di acquisire una partecipazione nel capitale sociale entrando a tutti gli effetti nel gruppo dirigente.

C’è una storia da raccontare sul nome Tunué e il logo?
Il nome è di fantasia, è un suono, non ha significato, e anche questo ci piaceva: non farci incasellare in un settore ma essere trasversali. Tunué era scritto sul muro della stanza di Emanuele, ma non sappiamo altro.
Il primo logo prendeva spunto dalla stilizzazione di un omino, la T, e di una virgola, ribaltata a mo’ di testa con il ciuffo. Nel successivo restyling è sopravvissuta solo la testa, che ha inglobato la T, puntando sull’idea di un’icona più moderna, meglio gestibile anche al punto di vista grafico.

Quante persone lavorano in casa editrice?
Attualmente siamo in cinque, più le collaborazioni esterne legate alle curatele delle collane di saggistica e di narrativa letteraria. Abbiamo collaborazioni con le scuole di editoria e con gli indirizzi editoriali di accademie e università per stage formativi: tutti gli interni di redazione della Tunué provengono da queste esperienze, quindi è una porta d’ingresso che mi sento di consigliare agli aspiranti redattori.

Fumetto e graphic novel in Italia rappresentano oggi circa il 4% del mercato editoriale. Un settore di nicchia, per quanto vitale e in rapida trasformazione, rispetto al contesto europeo e internazionale. Da che cosa dipende questo “ritardo” italiano?
Il mercato italiano del fumetto, per produzione e traduzione di titoli, nel contesto europeo e mondiale non è un fanalino di coda, con circa 6500 novità l’anno siamo uno dei Paesi di punta. Il vero problema è lo scoglio dell’indice di lettura totale del mercato italiano, che ci vede arrancare intorno al 40% di lettori di libri (e questo è il dato generale, che non identifica il genere né le specifiche sui formati).
In questi ultimi anni, le macro-trasformazioni del settore (il varo delle etichette specializzate di Mondadori e Feltrinelli, le acquisizioni compiute da La Nave di Teseo e da Il Castoro su tutte) inducono a sperare in un futuro interessante. Ricordiamo che in Francia, mercato che guardiamo sempre con grande interesse, una decina di anni fa si innescò un ciclo virtuoso, che dura tutt’ora, proprio grazie all’entrata dei grandi gruppi. Il segno evidente della trasformazione in corso è chiaro entrando in una qualsiasi libreria: lo spazio, quantitativo e qualitativo, che oggi occupano i fumetti era inimmaginabile, e credo ci siano i margini per un ulteriore sviluppo.

Tunué è stata definita portatrice di eccellenza e sperimentazione nell’ambito editoriale, una casa editrice transmediale. Che cosa significa esattamente?
Mi fa piacere si dica questo di noi. Nei quindici anni di attività abbiamo sempre cercato di offrire un catalogo che risultasse interessante e nuovo per il lettore, senza andare a sovrapporci a linee editoriali esistenti: la saggistica pop, i graphic novel per bambini e ragazzi con la collana Tipitondi, un certo tipo di narrativa letteraria, i mercati marginali (come quello spagnolo del fumetto d’autore, con Paco Roca a fare d’apripista).
Considerando la gavetta che abbiamo fatto editando il portale web Komix.it, alcuni esperimenti di fumetto interattivo e per app, il lavoro sui diritti cinematografici, possiamo dire di aver sfiorato il transmediale nell’accezione più leggera. Di certo, l’attitudine a travalicare i linguaggi e i media l’abbiamo innata e non potrà che strutturarsi sempre più grazie alle sinergie con Il Castoro e al lavoro che stiamo iniziando a sviluppare sul fronte del licensing e delle property, ma senza perdere di vista l’aspetto che riteniamo fondamentale: fare bei libri e seguirli al meglio in ogni fase del loro ciclo.

La linea editoriale di Tunué si è diversificata negli anni. Partiamo dalla prima collana, quella di saggistica sul fumetto in cui siete leader in Italia. Quali sono le caratteristiche di una collana di saggi su fumetto e graphic novel?
Ancora oggi abbiamo il più ricco catalogo di saggistica dedicata al fumetto, all’animazione e alla cultura pop. Lo abbiamo strutturato cercando di privilegiare gli argomenti meno indagati, le analisi più innovative, le migliori voci critiche sia accademiche sia di giovani studiosi. Mi piace ricordare i testi sul fumetto GLBT, sulle donne nell’animazione e nel fumetto, i fondamentali studi sul graphic novel e su tutto il mondo legato al Giappone, dai manga agli anime. Il grande lavoro fatto con Marco Pellitteri, editor scientifico delle collane, è stato quello di bilanciare la leggibilità e la solidità teorica dei testi. Negli ultimi anni, in linea con la generale flessione dei consumi di saggistica, abbiamo ridotto il numero di titoli pubblicati, ma cerchiamo sempre di inserire uno/due saggi di grande spessore all’interno dei nostri piani editoriali.

Il primo titolo della collana Romanzi

Nel 2014 c’è stata la svolta verso la narrativa italiana, con la collana Romanzi diretta da Vanni Santoni. Una scelta molto felice visti gli ottimi risultati di pubblico e le candidature allo Strega di Iacopo Barison e Luciano Funetta. I fumetti non bastavano più?
Al Premio Strega aggiungo le candidature di Giorgio Biferali e Giordano Tedoldi; e non dimentichiamo il prossimo film di Daniele Ciprì tratto proprio da Stalin + Bianca di Barison. La decisione di aprirci alla narrativa non di genere, ma decisamente letteraria, si è inserita nel naturale processo di sviluppo del nostro fare editoria. Fin dall’esordio, nel 2004, avevamo chiaro che non ci saremmo occupati solo di graphic novel, che avremmo cercato storie dalla forte carica narrativa, contaminazioni e adattamenti da romanzi celebri e che sarebbe arrivato il giorno in cui avremmo offerto anche fiction non a fumetti. Nel lavoro che porta avanti Vanni si è manifestata al meglio questa nostra visione.

Anche la linea grafica di Romanzi si è subito distinta per originalità e innovazione. Possiamo riassumere i tratti salienti del progetto e di quello appena rinnovato?
Nel momento in cui si decide di varare una collana, oltre al fondamentale lavoro che porta a identificare una linea editoriale che dovrà sorreggere l’intero progetto, va pensata una grafica in grado sia di fronteggiare lo sterminato terreno minato dello scaffale librario sia di trasmettere, a livello percettivo e simbolico, il peso del libro e il disegno complessivo della collana. La nostra idea era di lavorare sulla sintesi grafica, al confine tra il minimalismo e l’espressionismo in chiave pop: da qui, la macchia di colore (con una strizzatina d’occhio al mondo dei fumetti), l’icona, l’assenza di testi in copertina. Devo dire che lo studio Tomomot ha interpretato al meglio le nostre indicazioni e la collana Romanzi si è subito distinta proprio per la sua grafica. Il restyling è maturato sia per festeggiare l’ampliamento dell’offerta letteraria alla narrativa straniera, sia per rinfrescare un’immagine che, dopo aver sorpreso per intensità visuale e simbolica, iniziava a generare imitazioni più o meno dirette. Abbiamo lavorato sempre in tandem con lo studio veneziano: restando in scia alla precedente impostazione, abbiamo aggiunto dei livelli cromatici nella macchia di colore e abbiamo trasformato il logo grafico in un’illustrazione più calda, un tratto di pennello che in brevi segni sintetizza un’emozione. Il segno dell’illustrazione si trasforma poi in una pennellata che lega tutto il libro, scorrendo anche nel retro di copertina e abbracciando il blocco degli interni con la storia, dando un effetto di labratura.

È stata appena inaugurata la nuova collana di narrativa straniera. Dal 2 maggio è in libreria il primo titolo, Biliardo sott’acqua della brasiliana Carol Bensimon. Di che cosa si tratta e quali saranno, se si può dire, i prossimi autori?
La costola della Straniera è co-diretta da Giuseppe Girimonti Greco, traduttore e consulente di pregio. Le proposte si inseriscono nella linea sviluppata dalla narrativa italiana, con il focus su quello «sconfinamento» che si è ritagliato uno spazio nelle sistematizzazioni critiche del canone contemporaneo, con l’accento posto sul weird, sul conturbante, sul fantastico. Il titolo che inaugura la collana è di una giovane scrittrice brasiliana, già Premio Jabuti (l’equivalente carioca dello Strega). Biliardo sott’acqua, nella splendida traduzione di Daniele Petruccioli, ci racconta il vissuto di Antônia, la giovane e misteriosa protagonista, e i suoi rapporti con tutta una serie di personaggi che sulla scia dei ricordi ne indagano il passato, sperando di trovare la risposta all’interrogativo di fondo sul perché e, soprattutto, sul quando una vita cominci a crollare.
Il romanzo successivo, del quale vi anticipo solo il titolo: Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena, arriva dal mercato svizzero di lingua tedesca e uscirà in libreria a settembre.

In uscita il 6 giugno

Nel 2018 Tunué è entrata nel gruppo Castoro, il quinto editore nel mercato editoriale ragazzi, e il primo editore indipendente per ragazzi in Italia. Unire forze e competenze è sempre una strategia vincente. Quali sono gli obiettivi principali di questa scelta?
La risposta è nella tua domanda: unire le competenze, gestire al meglio il confronto costruttivo, sfruttare le economie di scala che un gruppo permette. In questo anno dall’acquisizione, la grande esperienza del Castoro è stata per noi fonte di stimolo continuo e accrescimento professionale; un miglioramento di ogni fase del lavoro editoriale, promozionale e commerciale.
Cedere il controllo di quello che hai contribuito a creare è possibile solo quando comprendi in modo sereno e limpido che la scelta rientra in una strategia vincente. Il valore aggiunto dell’operazione è dato anche dal bel rapporto che abbiamo instaurato con tutti, nel Castoro e in Sonda. L’editoria è un lavoro che fai perché lo ami, adori i libri, le storie, le immagini; se lo porti avanti con persone che sono sulla tua stessa lunghezza d’onda allora ti diverti pure.

Per una casa editrice come Tunué quali sono le fiere editoriali imperdibili in Italia e all’estero?
Per noi che partecipiamo a più di quindici fiere ogni anno è come chiedere quale figlio sia il più intelligente e bello. In ogni caso, senza far torto a nessuno ed evitando liste lunghissime, per noi sono fondamentali Lucca Comics per il fumetto, il Salone di Torino per il contesto editoriale nazionale, Francoforte e Angoulême per i diritti esteri, Bologna Children’s Book Fair sia per i diritti sia per il palcoscenico internazionale.

Massimiliano Clemente

Com’è il futuro per Tunué e possiamo parlare di nuovi progetti e titoli (qualcuno almeno) fino al 2020?
Il futuro fino al 2020 è già scritto, almeno per grandi linee e per il 90% dei titoli. In questi giorni lavoriamo alla messa a punto del piano editoriale del prossimo anno, cercando di bilanciare le varie proposte. Posso dire solo che avremo i nuovi libri di Paco Roca e di Shaun Tan, romanzi dall’India e dall’Irlanda, e diversi esordi italiani a fumetti. Invece, a fine 2019 pubblicheremo il miglior libro in assoluto di questa stagione editoriale, e lo dico senza imbarazzo e senza falsa modestia. Unici indizi: avrà testo e disegni, ma non è un romanzo né un fumetto; uno degli autori ha avuto a che fare con la magia e l’altro è una colonna portante della letteratura mondiale. Di più non posso ancora dire.

Che cosa c’è da leggere in questo momento sul comodino di Massimiliano Clemente?
Atlante occidentale, di Del Giudice. Satantango, di Krasznahorkai. Pastorale americana, di Roth. La politica senza politica, di Marco Revelli. E vagonate di fumetti.

 

 

Vanni Santoni, indomito intercettatore di voci letterarie

di Emanuela D’Alesssio

Conosciamo Vanni Santoni, giornalista e scrittore pubblicato, tra gli altri, da Feltrinelli, Mondadori, Laterza e Voland, come promotore di Torino una sega, l’iniziativa letteraria organizzata a Firenze nel 2011, il cui nome è un ironico e toscanissimo sberleffo all’alquanto paludato e istituzionale Salone del Libro. Santoni è anche l’ideatore, insieme a Gregorio Magini, del progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva), romanzo collettivo pubblicato da minimum fax nel 2013.
Dal 2013 è direttore della collana di narrativa per Tunué, giunta al suo ottavo titolo con Mescolo tutto, di Yasmin Incretolli, «testo viscerale, scritto in presa diretta» che rappresenta «un’Italia giunta al capolinea valoriale, però senza l’ombra di un giudizio o di una morale, e tantomeno di ironia».

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Ecco l’intervista.

Ho chiuso il libro di Yasmin Incretolli, Mescolo tutto, con una sensazione di frustrazione per non essere riuscita a raccogliere la sfida di questa ventiduenne che ha scelto di sorvolare sui contenuti e puntare tutto su un linguaggio “altro” per rivolgersi al lettore. Mi è sorto anche il dubbio che non fosse nemmeno il lettore il punto di arrivo dello sforzo narrativo dell’autrice. È questa la nuova frontiera della narrativa e a chi vorrebbe rivolgersi?
Non credo che un autore debba scrivere i propri libri pensando ai lettori. Ci deve pensare magari subito prima, certamente subito dopo (e l’editore, com’è ovvio, ci pensa sempre), ma la letteratura è altro e deve venire da esigenze più profonde.
Mescolo tutto è, appunto, un testo viscerale, scritto ‘‘in presa diretta’’, che sorge dall’incontro tra un travaglio esistenziale e una storia di letture bulimica e tutta particolare, possibile solo in giovane età, in cui romanzi adolescenziali classici si sono mescolati a testi sperimentali, e la lingua di opere ‘‘alte’’ si è ibridata con quella del rap italiano più popolare ascoltato anche dalla protagonista dello stesso romanzo. Non credo che Incretolli abbia ‘‘sorvolato sui contenuti’’, a meno che tu intenda la trama, la quale comunque, nella sua deliberata esilità, non è banale nel ribaltare gli stilemi classici della letteratura adolescenziale per innescare poi una seconda parte in stile picaresco: a livello di contenuti mi pare ci sia molto, anzitutto una rappresentazione della condizione della donna nell’Italia di oggi che dice più di molta sociologia da quotidiano.

Che cosa hai trovato di convincente e vincente nel testo?
Ho scoperto Mescolo tutto grazie agli estratti dai finalisti del Premio Calvino, che ogni anno vengono pubblicati sull’Indice dei libri del mese. Il pur breve testo di Incretolli spiccava per l’inventività della lingua, per l’inedita costruzione della frase ma anche, più profondamente, per una certa consapevolezza – o meglio, vista l’inesperienza, un intuito – strutturale che non si vede di solito negli esordienti.
Leggendo poi il manoscritto, ho notato altri aspetti di valore anche a livello, appunto, tematico: su tutto il disegno di un’Italia giunta al capolinea valoriale, rappresentato però senza l’ombra di un giudizio o di una morale, e tantomeno di ironia. Semplicemente era il mondo che l’autrice aveva visto e vissuto: l’unico mondo possibile. C’era un candore totale, unito però a una già discretamente sviluppata capacità per l’organizzazione dei materiali narrativi.

Come è stato il lavoro di editing? A parte il titolo, che da Ultrantropo(rno)morfismo è diventato Mescolo tutto, quali altre trasformazioni sono state necessarie, se ce ne sono state?
Il testo grezzo richiedeva un paio di interventi di peso, che hanno impegnato l’autrice per qualche mese. Innanzi tutto, la seconda metà del romanzo era scarna rispetto alla prima, quindi ho chiesto a Incretolli di ampliarla con nuove scene, che dessero più respiro al viaggio di Maria e alla decisiva parte della festa in villa. L’altra questione da risolvere era l’organizzazione dei ‘‘corsivi’’: il romanzo è strutturato, oltre che in due parti più un intermezzo, su una doppia linea temporale, quella principale e una seconda, costituita da piccole scene in flashback e in corsivo riguardanti la storia tra Maria e il compagno di scuola Chus. Queste parti non avevano ancora trovato l’ordine più efficace. Così Yasmin le ha riorganizzate fino a trovare la linea giusta (il che ha incluso una brillante intuizione sulla collocazione di quello che è ora l’ultimo di essi) e in alcuni casi, per far funzionare il ‘‘flusso’’, ha dovuto farne fuori alcuni e scriverne di nuovi.
Svolto questo compito, siamo passati all’editing più minuto, dove ci siamo concentrati sullo ‘‘scaricare’’ alcuni passaggi in cui la lingua iperbarocca della protagonista non era necessaria, passaggi che anzi rischiavano di fare ombra a quelli in cui le circonvoluzioni e i barocchismi erano cruciali.

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Di Yasmin Incretolli si sa che ha ventidue anni, vive a Roma e poco altro. Molti autori si sottraggono, anche un po’ sdegnati, alla richiesta di parlare di sé. Invece per me è importante ricomporre il profilo di uno scrittore, oltre che dalle sue opere anche dalla vita reale. Lo chiedo a te, pertanto: chi è Yasmin Incretolli?
Personalmente tendo a concordare con gli scrittori che si sottraggono a tali richieste quando scollegate dal lavoro letterario (diverso sarebbe il caso di uno scrittore che, avendo vissuto eventi di particolare rilievo in senso assoluto, ne ha poi scritto), poiché credo che sia opportuno valutare esclusivamente i libri. Va da sé poi che, vista la giovane età, la biografia di Incretolli è quella di una qualunque ragazza di vent’anni. È cresciuta a Roma, ha fatto il liceo artistico, ora è iscritta a Lettere.

Mescolo tutto è l’ottavo titolo della fortunata collana Romanzi di Tunué che stai curando con grande passione e notevole successo. Penso soltanto a Iacopo Barison e Luciano Funetta, entrambi esordienti se non sbaglio, selezionati come finalisti alle ultime due edizioni dello Strega. Ma anche di tutti gli altri si è parlato moltissimo. Che cosa ti aspetti dal libro della Incretolli?
Finora, al di là degli exploit davvero mirabili dei due autori che citi, coi loro Stalin+Bianca e Dalle rovine, tutti i nostri titoli hanno funzionato molto bene, nessuno ha ottenuto meno di cinquanta recensioni e quasi tutti sono andati in ristampa, per non parlare dell’entusiasmo dei lettori espresso sui social e alle presentazioni. Da Mescolo tutto mi aspettavo, e mi aspetto, quello che sta già accadendo, ovvero che venga letto e che se ne scriva molto.

Ogni titolo della collana è un prodotto a sé stante, con temi e scritture differenti, una raccolta di generi, sperimentazioni stilistiche e semantiche, prove d’autore ostiche, talvolta irriverenti e sprezzanti, senz’altro non rivolte al lettore medio italiano (ammesso che ne esista uno). Allora perché destano interesse conquistando schiere sempre più nutrite e fedeli di lettori?
La sfida dei Romanzi Tunué, che oggi possiamo dire vinta (ma ciò non toglie che continuare così e riuscire a rilanciare sarà comunque difficile), era scagliata anzitutto a questa idea di ‘‘lettore medio”, e di inseguimento del medesimo, che ho sempre ritenuto fallace. Può avere senso per una major, che ogni anno deve raggiungere numeri che sarebbero molto difficili da ottenere facendo solo fiction letteraria ricercata, ma fin dalla progettazione della collana avevo chiaro che, in un contesto che per cercare di sedurre il fantomatico ‘‘lettore da un libro l’anno’’ stava trascurando da molto tempo il lettore che invece di libri l’anno ne legge trenta o cinquanta, era necessario tornare a rivolgersi proprio a costui. Il primo passo per farlo era rendere valore all’idea di collana, e questo, al di là di altre questioni comunque importantissime come l’identità grafica e la scelta dei primi titoli, lo si fa stabilendo un patto col lettore. Il lettore deve arrivare a fidarsi, a sapere che quando compra un titolo di quella collana, anche senza saperne niente, non gli verrà mai data la ‘‘sòla’’. Di conseguenza quello che ho cercato fin dall’inizio di dire con questa collana, e che continuo a dire, è che pubblicheremo sempre e solo i testi che ci sono sembrati migliori da un punto di vista letterario. Niente di più semplice. Il paradosso è magari il fatto che oggi sembra quasi un’affermazione radicale. Corollario a questo patto è la fiducia da dare al lettore. Ricordo che al lancio dei primi due titoli un editor di una grande casa editrice disse che le nostre bandelle erano troppo laconiche, che dovevo dire di più sulla trama, ‘‘spiegare’’ maggiormente il romanzo. Ovviamente non gli diedi retta: credo anzi che sottovalutare il lettore sia tra i principali errori commessi da molte case editrici italiane in questi anni. I lettori forti sono svegli, hanno gusti precisi e strutturati, non si spaventano facilmente, e soprattutto non amano blandizie, didascalicità e specchietti per le allodole.

collana

Mi vengono in mente libri come Settanta acrilico, trenta lana di Viola Di Grado, Zoo col semaforo di Paolo Piccirillo, Un giorno per disfare di Raffaele Riba, Dalle rovine di Luciano Funetta, Il grande animale di Gabriele Di Fronzo, e non dimentichiamoci dell’esordio di Alcide Pierantozzi, Uno indiviso, che proprio Tunué ha trasformato in graphic novel nel 2014. Ad accomunarli sono la giovanissima età degli autori, l’indipendenza degli editori, scritture scomode e difficili. Mi ricollego alla prima domanda: è in atto una trasformazione della letteratura contemporanea di cui questi giovani scrittori sono le avanguardie?
Sicuramente si può isolare un filone della ‘‘giovane’’ narrativa italiana contemporanea che, nell’ambito di un momento molto positivo in termini generali, va in questa direzione. Ne ha scritto, in un eccellente pezzo per Rivista Studio, proprio lo stesso Alcide Pierantozzi. L’indipendenza degli editori delle opere che citi, però, indica solo che le major, oggi, osano molto meno, e prima di pubblicare un esordio atipico ci pensano molto di più – a volte troppo. O forse, più semplicemente, che dopo l’esplosione della ‘‘bolla degli esordienti’’, la parte ‘‘ricerca e sviluppo’’ dell’editoria è tornata, come del resto accadeva prima, a essere appannaggio delle piccole e indipendenti.

Prima di essere editor di Tunué sei scrittore e giornalista. Alcide Pierantozzi afferma che quello che hai scritto «la dice lunga sul perché hai trovato spazio e autonomia dentro una factory di fumetti e graphic novel» come la piccola casa editrice di Latina.  Hai esordito con Personaggi precari (RGB, ora Voland), hai ideato il collettivo di 115 autori SIC e coordinato la stesura di un romanzo storico, In territorio nemico, uscito nel 2013 da minimum fax. Quali sono i collegamenti tra Tunué e la “tua vita precedente”?
Non parlerei di ‘‘vita precedente’’, tutte le mie attività editoriali sono ben collegate al mio mestiere di scrittore. È vero che, al di là dei miei romanzi individuali, che rimangono la linea principale del mio lavoro, ho sempre inteso la letteratura come un fatto sociale: mi sono formato su una rivista autoprodotta che faceva mille riunioni e andava in giro a promuoversi, quando la rivista ha terminato le pubblicazioni ci siamo inventati il progetto Scrittura Industriale Collettiva, e che oltre ai quotidiani ho sempre collaborato con blog letterari come Nazione Indiana, minima&moralia, Carmilla, Le parole e le cose proprio per continuare a stare in rete con altri autori, critici e lettori. Credo dunque che l’attività di direzione della collana di narrativa di Tunué sia un passaggio naturale di un percorso di continua interazione con gruppi di persone che leggono e scrivono.

logo-tunucCon una collana chiamata Romanzi credo sia improbabile imbatterci nel genere racconti tra i prossimi titoli di Tunué. Perché questa scelta così netta ed esclusiva?
La scelta di fare solo romanzi, e di dirlo chiaramente fin dal titolo della collana, deriva dalla succitata necessità di darsi un’identità forte e immediatamente riconoscibile.
È chiaro poi che alcune scelte, anche quelle poi rivelatesi vincenti, si coagulano in realtà in base ad esigenze anche strettamente pratiche: facciamo romanzi e non racconti anche perché essendo io romanziere, sono più competente nell’editing di testi in forma lunga, e mi interessa/riesce di più aiutare scrittori di romanzi a trovare la propria voce; facciamo romanzi brevi perché, per garantire una forte ‘‘accessibilità’’ anche economica ai nostri libri, oltre a distribuirli in Creative Commons, volevamo tenere un prezzo di copertina molto sotto la media, e la paginazione è la cosa che influenza di più il costo finale; ci siamo specializzati negli esordi perché il caso ha voluto che i due migliori titoli trovati al momento della preparazione della collana, e quindi le nostre prime due uscite, che molto pesano nel caratterizzare poi il progetto, erano esordi; anche la nostra veste grafica, che tanti consensi ha raccolto, derivava anzitutto da una necessità pratica: quella di differenziare in modo netto la narrativa Tunué dal prodotto principale della casa editrice, i fumetti.

Che cosa c’è da leggere in questo momento sul tuo comodino?
Sto leggendo il terzo volume della trilogia-capolavoro Abbacinante, di Mircea Cărtărescu, L’ala destra; Sillabari di Goffredo Parise; I fondamenti del disegno di John Ruskin. Sto rileggendo Proust (in questo momento: La prigionera) dato che sto rientrando in una fase di scrittura intensa ed è sempre il miglior modo per accordare la prosa.

 

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