Archivi tag: narrativa italiana

Otto anni di editoria indipendente – Vanni Santoni

Ho sempre voluto esplorare temi e modalità espressive diverse, e intendo continuare a farlo. In realtà tutti i miei romanzi formano un’unica macronarrazione.

«La letteratura, come direbbe una cantante andalusa, è un pericolo». Questa frase di Bolaño, l’ho sempre amata. Credo che il lavoro letterario sia, appunto, un lavoro di ricerca costante, e di costante innalzamento dell’asticella.

Vanni Santoni

In attesa del secondo appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, riproponiamo uno stralcio dell’intervista a Vanni Santoni.

Vanni Santoni, nella duplice veste di scrittore e direttore della collana Romanzi di Tunué, sarà tra i protagonisti, con Luciano Funetta e Leonardo G. Luccone, dell’incontro “Quando l’editore incontra l’autore: TUNUÉ”, organizzato da Via dei Serpenti.

Mercoledì 9 ottobre, libreria Tomo, Roma
Ingresso gratuito!

Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
A cura di Emanuela D’Alessio, Rossella Gaudenzi e Sabina Terziani
Edito da Via dei Serpenti, settembre 2019
Introduzione di Leonardo G. Luccone
Progetto grafico di Cristina Barone

Il libro è disponibile in libreria, a offerta libera.

 

Otto anni di editoria indipendente – Luciano Funetta

«Ho iniziato a lavorare in libreria grazie a un colpo di fortuna. Oggi, dopo quasi cinque anni, inizio a considerarmi un libraio, con riserva. È un mestiere che richiede tempo, esperienza, una visione precisa e intransigente. Di sicuro questo, tra tutti, è un lavoro che mi piacerebbe fare ancora a lungo».

«Posso spingermi a dire che il mio interesse si concentra spesso e volentieri su quelle scritture e in generale su quelle manifestazioni dell’umano che potremmo definire oggetti di confine. Per questo, se dovessi collocare ciò che scrivo su una mappa, indicherei il margine».

In attesa del  secondo appuntamento con Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, il nostro “quaderno” con le migliori interviste a editori e autori realizzate dal 2011 a oggi, riproponiamo uno stralcio dell’intervista a Luciano Funetta, presente nel libro.

Luciano Funetta ha esordito nel 2015 con il romanzo Dalle rovine per Tunué. Da quasi cinque anni lavora nella libreria romana Tomo. Il suo secondo romanzo, Il grido, è uscito nel 2018 per Chiarelettere.

Mercoledì 9 ottobre, alla libreria TOMO, nell’incontro dal titolo: Quando l’editore incontra l’autore: TUNUÉ, con Luciano Funetta ci saranno Vanni Santoni, direttore editoriale della collana di narrativa Romanzi di Tunué e Leonardo G. Luccone, di Oblique Studio nonché autore dell’introduzione al volume.

L’appuntamento è alle 18:30.

L’ingresso è gratuito!

Otto anni di boschi narrativi #11 Francesca Chiappa -HACCA

Titolo?
Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
Introduzione?
Leonardo G. Luccone
Editore?
Via dei Serpenti
Uscita?
Settembre 2019

Il primo appuntamento per presentare Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti, è il 27 settembre alla libreria Tomo a Roma.
Si parlerà di Hacca e di molto altro con l’editrice Francesca Chiappa, l’art director Maurizio Ceccato, e lo scrittore Stefano Corbetta.

Intanto ecco uno stralcio della nuova intervista a Francesca Chiappa (giugno 2019). La precedente, invece, è stata realizzata nel febbraio 2013.

La ricerca di verità
È una verità più ampia, sconfinata. Abbiamo cercato di arricchire il catalogo di scrittori veggenti, che riuscissero a vedere oltre l’orizzonte noto, oltre questo tempo presente. La verità non solo degli uomini, con le loro relazioni, ma la verità oltre l’uomo. Sono arrivati allora gli infiniti, universi e mondi di Vassalli, gli occhi degli alberi di Chicca Gagliardo, il maestoso abbandono di Sara Gamberini, L’ora del mondo di Matteo Meschiari, le ballate di Mimmo Sammartino. Abbiamo affidato alla parola il racconto dell’invisibile, che non è finzione, ma solo una verità diversa da quella quotidiana e superficiale. Abbiamo alzato o abbassato lo sguardo.

Il connubio con Maurizio Ceccato, una mappa per immagini
Volendo fare una mappa per immagini del nostro catalogo, io sono estremamente legata alla prima copertina realizzata da Maurizio Ceccato, e cioè Cronista della solitudine di Antonio Veneziani, un poeta e amico a noi carissimo. È stato lui a portare Maurizio in casa editrice, ed è stato sempre lui a insegnarci l’amore per il nostro mestiere. Una copertina che ha poi segnato una tappa importante è stata Verrai a trovarmi d’inverno di Cristiana Alicata; qui io e Maurizio abbiamo iniziato a giocare, a divertirci con i materiali e con la fisicità del libro.  Un’altra copertina per me irripetibile è quella di Nato in Urss, di Vasile Ernu, che prendendo a prestito l’iconografia della pepsi, raccontava fin dalla prima pagina il cuore e il tono del racconto di un passaggio epocale. Poi la copertina di La città degli uomini d’oggi di Edoardo Persico, che con una foglia in copertina voleva in realtà rappresentare una mappa urbana, entrando idealmente nel dibattito urbanistico e naturalistico. Infine, il cerbiatto 3d di Maestoso è l’abbandono, che mi pare apra a una nostra tendenza a nominare in modo nuovo il mondo.

Otto anni nei boschi narrativi #10 Andrea Bergamini – Playground

 

Titolo?
Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
Introduzione?
Leonardo G. Luccone
Editore?
Via dei Serpenti
Uscita?
Settembre 2019

 

Realizzare Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti ci ha dato l’occasione di tornare a parlare con Andrea Bergamini, editore di Playground. La nostra prima intervista, nel settembre 2011, avvenne pochi mesi dopo la partecipazione allo Strega del romanzo di Gilberto Severini, A cosa servono gli amori infelici, e l’ingresso della casa editrice nel gruppo Fandango. Qui uno stralcio della nuova intervista, realizzata a luglio 2019.

Il nuovo percorso editoriale
Credo si possa dire, con la parzialità dello sguardo di chi è direttamente, quotidianamente e ossessivamente coinvolto, che ci troviamo di fronte a un’assoluta continuità rispetto alle direzioni intraprese a partire dal 2007, tre anni dopo la nascita della casa editrice. Playground resta una casa editrice di sola narrativa, con una preferenza per la letteratura nordamericana, e con l’impegno a valorizzare gli autori proponendo l’insieme della loro opera. Anche il numero dei titoli, per anno, è rimasto lo stesso. Molto ridotto.
A partire dal 2014 il logo dichiara anche l’appartenenza al gruppo Fandango Editore, tanto che oggi il nome è Fandango/Playground. Ma soprattutto la scelta di un nuovo art director, Maurizio Ceccato, ha comportato un ritorno alle copertine illustrate e d’autore. Progressivamente è scomparsa la nostra fascia caratteristica e ora le copertine sono a griglia aperta, con uno sforzo da parte dell’art director di rendere creativi e illustrati anche titolo e autore.

La letteratura targata Playground
La produzione di Playground ha mantenuto una sua continuità nel proporre letteratura nordamericana d’autore, a cominciare da Edmund White, Allan Gurganus, Helen Humphreys e Richard Bausch, e completandola, credo, attraverso figure, per così dire ‘eccentriche’, come Sam Shepard e Rudolph Wurlitzer, che sono state da sempre personalità di spicco nel proporre segmenti della vita americana più periferica, meno metropolitana, anche più sofferta e autentica. Con l’aggiunta di scelte originali, come il romanzo post apocalittico ed ecologista di Jean Hegland, Nella foresta, titolo cult dell’editoria indipendente americana e due anni best seller in Francia.
Si è continuato anche un lavoro sulla letteratura europea più giovane, penso all’autore francese Sébastien Marnier con il suo ‘Mimì’ (tra l’altro è ormai un regista cinematografico molto affermato in patria), ma soprattutto all’autore irlandese Karl Geary e al suo romanzo d’esordio Montpelier Parade, che considero tra i romanzi più belli che abbiamo pubblicato negli ultimi anni.
Anche per gli italiani vale il discorso fatto in precedenza per gli autori stranieri. Contano le dimensioni, le risorse, i rapporti. Detto questo, è vero che svolgiamo un lavoro molto ridotto sugli esordienti, e anche questa è una scelta editoriale, ma anche una necessità legata alla struttura, all’organico, al tempo e a molte altre variabili.
È vero che Playground ha pubblicato due soli esordi nella collana principale, ma tutti e due significativi. Sandro Campani, nel 2004 (il primo anno di vita della casa editrice) con È dolcissimo non appartenerti più. E proprio di recente abbiamo pubblicato una seconda esordiente, Francesca Capossele, con due romanzi molto belli, 1972 e Nel caso non mi riconoscessi. Aggiungo che abbiamo pubblicato il toccante secondo romanzo di Davide Martini e stiamo per ripubblicare tutta l’opera di Gilberto Severini, a mio parere uno degli autori di narrativa italiana più interessanti.

Il progetto Syncro/Europa
Sono felicissimo di questo progetto e marchio editoriale che, tra l’altro, non è più solo letterario, coinvolgendo anche l’illustrazione e l’audiovisivo. Credo sia la mia iniziativa più originale in quindici anni di attività di editore. L’ambizione (da incalliti e ostinati federalisti europei) è quella di raccontare e dimostrare come una “patria europea” esista già nella vita, nel quotidiano, nelle scelte libere, innanzitutto sul piano sentimentale, dei suoi giovani. Per farlo pubblicheremo trenta romanzi, ambientati nelle diverse città europee (sia capitali sia città più periferiche) e che hanno per protagonisti giovani europei gay (per giovani, in questo caso si intendono giovani uomini, ossia si va dai diciotto ai trentacinque anni). Ai romanzi, però, accompagniamo anche un racconto per immagini, attraverso stampe d’autore di trenta giovani artisti e illustratori europei e attraverso ritratti video di giovani europei. I primi romanzi usciti sono ambientati a Bilbao, Bucarest, Venezia e Goteborg. I prossimi a Parigi, Zagabria e Kalgenfurt. È un progetto che mi piace e mi diverte moltissimo.

Qualche novità
Mi concentro su un titolo che uscirà a settembre, Il gioco di De Niro, dell’autore libanese (naturalizzato canadese) Rawi Hage. Vincitore dell’Internazional Impac Dublin Literary Award, tra i più importanti e ricchi premi per la letteratura di lingua inglese nel mondo. Racconta dell’amicizia tra George e Bassam, amici d’infanzia, nella Beirut devastata dalla guerra civile a cavallo degli anni Settanta e Ottanta. Un romanzo ricco di ironia amara, di un originale realismo magico, di toni noir, che sfociano in una denuncia, dal tono mai banale, della guerra, della violenza.

Otto anni nei boschi narrativi #9 Orfeo Pagnani – Exòrma

Titolo?
Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
Introduzione?
Leonardo G. Luccone
Editore?
Via dei Serpenti
Uscita?
Settembre 2019

La casa editrice Exòrma, nata nel 2009, si caratterizza per il tema del viaggio e la sua dimensione letteraria. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. «Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero» (J. Saramago).
La precedente intervista all’editore Orfeo Pagnani è di settembre 2014.  Qui uno stralcio della nuova, realizzata nel giugno 2019.

La forma libro
Siamo circondati da parole e, nella maggior parte dei casi, da parole da leggere. La rete è un fenomeno imprescindibile che a suo modo affianca l’editoria tradizionale, almeno nel caso di prodotti informativi creati unilateralmente e messi a disposizione con una modalità di distribuzione dei contenuti assolutamente pervasiva. Si sono spesso affrontati i problemi dell’editoria dal punto di vista dei costi di produzione e dei prezzi o dei processi politici e culturali relativi alla fruizione del libro. Ma un fattore che andrebbe considerato a fondo è quello del tempo a disposizione per una lettura di approfondimento.
Insomma, più che essere preoccupati della trasformazione della “forma libro”, dovremmo auspicare un’evoluzione antropologica dell’homo legens contemporaneo.
Delineare da subito in modo chiaro il profilo delle collane è stata una scelta strategica. Ci ha permesso di orientare il lettore all’interno delle diverse anime della nostra produzione editoriale. Sono nate Asterischi (saggi e riflessioni teoriche su temi sociali), Perimetrie (divulgazione tra scienza e società), un’altra, in attesa di nome proprio, di reportage e giornalismo narrativo sui luoghi dell’attualità.  Non tralasciando anche la pubblicazione monografica di libri con un consistente apparato iconografico, didascalico e documentale, dalla fotografia all’illustrazione, contenuti legati all’arte, al viaggio, all’antropologia, al cinema, alla scienza, abbiamo deciso però di concentrare la nostra attenzione principalmente su due collane: Scritti traversi (i luoghi e il viaggio) e quisiscrivemale (la narrativa).

Pochi titoli, identità forte e bando all’omologazione
Nel 2019 escono quindici titoli nuovi, nel 2020 probabilmente diciotto/venti. Se vogliamo continuare a seguire bene le fasi di editing, di redazione e produzione, di promozione e comunicazione, se vogliamo accompagnare l’autore e il libro nel loro percorso nel tempo attraverso gli eventi, le manifestazioni culturali, i premi, non è possibile al momento affrontare un numero di uscite maggiore di questo.
Troppi sono i libri che rapidamente gonfiano gli scaffali e i banchi delle librerie e altrettanto rapidamente svaniscono. La scommessa è che i nostri riemergano vivi e vegeti e duraturi. Li leggiamo e semplicemente ci sentiamo meglio; rassicurano la nostra mente estenuata dall’inflazione delle “narrazioni”. Il lettore che sa cosa vuole trovare in un testo, deve poterli individuare; ed è lì che noi dobbiamo essere.

Le prossime novità
Vi anticipo alcune novità: Il Figliolo della Terrora di Silvia Cassioli, un romanzo in cui tre figure femminili scandiscono il tempo dal ’48 a oggi. L’acqua alta e i denti del lupo di Emanuele Termini, Stalin giovane anarchico a Venezia. Troppo lontano per andarci e tornare di Stefano Di Lauro, Kaliningrad/Königsberg la città bifronte di Valentina Parisi, ma non voglio anticiparveli tutti, ci vediamo sui social.

Otto anni nei boschi narrativi #8 Raffaele Riba

Titolo?
Otto anni di editoria indipendente. Le interviste di Via dei Serpenti
Introduzione?
Leonardo G. Luccone
Editore?
Via dei Serpenti
Uscita?
Settembre 2019

L’assaggio di oggi è dedicato a Raffele Riba, il giovane scrittore piemontese che ha esordito nel 2014 con Un giorno per disfare, per 66thand2nd. Con la casa editrice romana ha esordito anche come editor. La prima intervista a Via de Serpenti è di novembre 2014, qui uno stralcio della nuova (luglio 2019). Qui uno stralcio.

Le cose dell’universo
Le “cose dell’universo”, per me, sono insieme meraviglia e assoluta realtà. Nel senso che da un lato, non appena ci si avvicina un attimo – con un telescopio o con un libro divulgativo – a quelle “cose” credo sia impossibile non provare un forte senso di vertigine. Coi miei mezzi limitati, ho cercato di osservare il più possibile e leggere il più possibile (non scorderò mai la prima volta che ho visto le striature di Giove che poi non sono altro che forti correnti che spazzano il pianeta correndo a 350 km/h). Tanto basta – e basta a chiunque – per cominciare a capire, a intuire (meglio) un’unità di misura così vasta da accogliere fenomeni che prima ti mandano per aria e poi ti riposizionano.

Le passeggiate nei boschi letterari
Non sono stato un lettore precoce, diciamo che da piccolo dei libri amavo l’idea, ne cominciavo (libri Mondadori per ragazzi) dieci e ne finivo uno. Ho cominciato a leggere seriamente in terza o quarta superiore, classici contemporanei: ricordo Il Processo, Il maestro e Margherita, Il fu Mattia Pascal, più che altro autori che mi avevano colpito durante le ore di lezione e che poi decidevo di approfondire. All’università ho letto tantissima poesia del Novecento, i miei preferiti erano Giudici, Sereni, Raboni, Caproni, fino ad arrivare a un poeta che ho amato tantissimo, Ivano Ferrari (di Montale è superfluo dire che è Il Poeta del ‘900 italiano). E poi i classici greci, qualche latino, i grandi poemi più che altro.
Fuori dai banchi, mentre mi avvicinavo ad autori come Vonnegut, Wallace o Magris – sì ero un po’ disordinato – cominciavo ad alternare queste letture con un po’ di saggi di divulgazione scientifica: prima c’è stata l’etologia e poi la fisica (come curiosità da sfamare, intendo).
Ora leggo meno, ma rileggo molto. Volponi, Beckett, Bolaño, Fleur, Jaeggy, Antoine Volodine. Continuo a essere disordinato.

Il futuro
Vorrei solo poter continuare a fare quello che sto facendo. Per quanto riguarda la scrittura, ora devo ricaricare un po’, leggere libri belli, lasciarmi cullare da altri immaginari e poi mi rimetterò a scrivere. Ci saranno un paio di grandi abusati dalla Storia, come Marat e Ponzio Pilato, e un albero secolare che per vendicarli si rifiuta di perdere le foglie e piegarsi alle stagioni.