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Un libro di storie sospese

di Elena Refraschini

Esce oggi per Rizzoli  La libreria delle storie sospese, il primo romanzo di Cristina Di Canio, la vulcanica libraia di Il Mio Libro, in Via Sannio 18, a Milano.  

Alle 10:30 tutti alla “scatola lilla” di Cristina per festeggiare.

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Conobbi Cristina Di Canio una mattina soleggiata di qualche anno fa, spinta dalla curiosità verso quella piccola libreria vicino Porta Romana che aveva lanciato l’iniziativa di cui tutti parlavano, il “libro sospeso”.
Mi trovai davanti un piccolo vulcano, una giovane donna piena di entusiasmo e di amore genuino per i libri, con lo sguardo luminoso proprio di chi sta gestendo venti attività e ne sta già pensando altre quaranta.
Innumerevoli eventi (tra i quali anche il primo ciclo milanese di Cosa si fa con un libro?) e oltre seicento libri sospesi dopo, eccoci qui: l’entusiasmo di Cristina sembra triplicato, ora che è uscito per Rizzoli il suo primo libro, La libreria delle storie sospese.
A essere sincera, prima di iniziare la lettura non sapevo bene cosa aspettarmi. Le librerie sono invase da prodotti di bassa qualità, scritti da autori improvvisati che non sono nemmeno stati aiutati da un editing decente. Certo, fare la libraia non è come fare la cuoca o l’attore o – rullo di tamburi – lo youtuber, su questo non ci piove: ad ogni modo, lo scrittore ha un mestiere diverso.
Già con due pagine alle spalle, posso tirare un sospiro di sollievo: il libro è ben scritto, e viene naturale lasciarsi trasportare in quel magico Paese delle Meraviglie – come l’ha definita Marco Missiroli in quarta di copertina – che è la “scatola lilla” di Cristina.
La storia, per la maggior parte, è proprio quella della libraia: Nina, così si chiama, è proprietaria della libreria di quartiere, è vegana, ha una nipotina di nome Asia, non ama i numeri. Vi troviamo anche il libro sospeso: due clienti della scatola lilla iniziano a scambiarsi libri in regalo come messaggi segreti, violando per una volta la regola che prevede la totale anonimità di mittente e destinatario. Gli episodi più assurdi (la madre che abbandona il figlio di cinque anni in libreria, il pazzo che parla con Dio…) sono troppo assurdi per essere inventati, e infatti non lo sono.
libreria_coverLa libreria delle storie sospese, però, non è affatto un diario. Non solo perché la voce narrante non è quella della stessa Nina ma di Adele, un’anziana signora che ha preso la libreria come il suo “ospedale dell’anima”. Ma soprattutto perché sarebbe riduttivo parlare di questo libro come della storia di una libraia: certo, è la storia di una giovane che ha realizzato il proprio sogno, ma è anche la storia di chi c’era prima di lei, la storia dei giovani immigrati dal sud Italia, delle canzoni del fermento operaio, delle case di ringhiera; la storia di un quartiere che cambia, che poi è quella di tanti quartieri a Milano così come in tutta Italia. Chi conosce Cristina non faticherà a trovare le somiglianze tra il racconto e la vita reale, ma questa è una storia che nella sua semplicità aspira a essere universale.

Partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea di scrivere La libreria delle storie sospese?
Non avevo assolutamente, come si dice, un libro nel cassetto. Galeotta fu una cena a cui partecipai un anno fa: in quell’occasione si chiacchierava del libro sospeso e iniziai a raccontare di questi due clienti che, per un periodo, si sono scambiati libri. La storia è piaciuta, e da quella siamo partiti. L’idea originale, poi, è cambiata: lavorando con Stefano Izzo e Benedetta Bolis, sono arrivata dove non sarei riuscita da sola. Per esempio, all’inizio era Nina a raccontare la storia, ma ci siamo resi conto che avremmo avuto l’opportunità di raccontare una storia più grande se fosse stata l’ottantenne Adele a parlare. La storia di Adele, che era davvero un’amica della libreria, è quella dei miei genitori e dei miei nonni.

Infatti, questa non è solo la storia di Nina e della sua libreria, ma è anche quella di un intero quartiere.
Io sono nata e cresciuta qui, in una casa di ringhiera. Erano i miei genitori, venuti dal Sud, a leggere i cartelli “non si fitta ai meridionali” di cui racconta Adele nel libro, e sempre loro si sono conosciuti praticamente litigando quando erano vicini. Quella della casa di ringhiera è una vita fatta di storie: ho sempre amato le storie, sin da quando mi addormentavo sulle ginocchia di mia madre mentre chiacchierava con le amiche nell’androne. Soprattutto sono affascinata da come erano le cose una volta, com’è cambiata nel tempo qualcosa che vivi nella tua quotidianità pensando che sia sempre stata così. Penso allo scalo di Porta Romana, per esempio, ma è così per così tanti luoghi in Italia.

Nel tuo lavoro di libraia avrai conosciuto centinaia di scrittori. Ti sei ispirata a qualcuno nel tuo stile?
Non ho preso modelli particolari durante la stesura del libro, però ho cercato di giudicarlo come i libri che vendo: quelli che mi piacciono di più sono i libri che raccontano una bella storia, e che sono autentici. Ho cercato quindi di scrivere nel modo che sentivo più vicino a me, e ho fatto molta attenzione ai dialoghi, perché non risultassero finti.

Ora che sei anche un’autrice, vedi il tuo lavoro come libraia e i libri in modo diverso?
Assolutamente sì. Ho sempre amato e rispettato i libri perché sono il mio lavoro e perché dietro c’è il lavoro di tante altre persone. E sono sempre stata affascinata dal fatto che uno stesso libro, quando entra in contatto con persone diverse, diventa una storia diversa, più personale. Come Adele, che ha davvero letto Il giovane Holden mentre allattava in ospedale. Ma oggi, un libro esce ed è praticamente già un malato terminale. Deve fare il botto entro due mesi. Ma perché non posso permettere a qualcuno di scoprirlo sei mesi dopo l’uscita? Capita a volte che qualcuno entra in libreria chiedendomi dove siano le novità. Ma se tu non hai mai letto un libro, per te sarà sempre una novità! Almeno per quanto riguarda la narrativa. Questa esperienza mi ha fatto toccare con mano la fatica che sta dietro la produzione del libro, dall’autore, all’editor, alla revisione delle bozze, alla grafica di copertina. I librai hanno risposto molto positivamente, e sono felicissima e spaventata al tempo stesso.

Girerai per le librerie dei tuoi colleghi per promuovere La libreria delle storie sospese?
Sì, dal 20 maggio più o meno girerò l’Italia, e sono felice di conoscere nella vita reale tanti colleghi che conosco solo virtualmente. Sarà emozionante poter parlare di questa storia nelle loro librerie, a loro volta piene di altre storie.

Torna SCANNER, il festival delle autoproduzioni da Scripta Manent

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Libreria Scripta Manent
Via Pietro Fedele, 54 – Roma

Oggi 25 febbraio inizia SCANNER, il festival delle autoproduzioni italiane giunto alla terza edizione, organizzato da Maurizio Ceccato e Lina Monaco nella libreria Scripta Manent a Roma.

SCANNER dura fino al 28 febbraio, quattro giornate dedicate alle narrazioni di coloro che operano nel campo delle arti grafiche e tipografiche in Italia, delle riviste di fumetti e delle antologie di narrazioni, di artisti della serigrafia e di artigiani della calcografia.

Quattro giorni di incontri, con dimostrazioni live su come si progetta e realizza una fanzine, nello spazio della libreria messo a disposizione gratuitamente dalle ore 17 alle 24, no-stop.

«Nel 2015 – spiega Maurizio Ceccato – su diversi dizionari italiani la voce autoproduzione è assente. Il termine più vicino è fanzine, parola inglese che nasce negli anni Quaranta dalla crasi di due parole: fanatic (appassionato) e magazine (rivista) che in italiano, come suggerisce Wikipedia, può essere tradotto rivista amatoriale. Ma questo termine, oggi, oltre che essere stretto non coincide con le produzioni attuali che si stanno ricavando nell’ultimo decennio uno spazio preciso fuori dai circuiti librari, confezionati e redatti in una forma tutt’altro che “amatoriale”».

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Calendario (in progress) degli interventi LIVE
Gli orari sono suscettibili di variazioni

giovedì 25
ore 18,00 NODES
ore 19,00 WATT • Senza alternativa

venerdì 26
ore 17,30 Roberto Grossi + Tre Boschi
ore 18,30 Fabio Donalisio + nervi + ISOLA
ore 19,00 Alessandro Martoz Martorelli
ore 19,30 B comics • Fucilate a strisce + Maurizio Ceccato, Lina Monaco
ore 20,00 Night Italia + Marco Fioramanti
ore 20,30 Paolo Schneider

sabato 27
ore 18,00 Stefano Piccoli + Liska Prod.
ore 18,30 Marina Biagini
ore 19,00 Costola
ore 19,30 Pastiche
ore 20,00 Clockwork Pictures + Fabio Meschini

domenica 28
ore 18,00 DUDE mag
ore 18,30 Flanerì + effe
ore 19,00 Brigata RGB + Ynfidel Enrico D’Elia

Intervista a Dionigi Mattia Gagliardi, direttore della rivista nodes

A Firenze c’è Marabuk, la libreria in cooperativa

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Libreria Marabuk
Via Maragliano, 29/e – Firenze
tel. 055 360437
info.marabuk@gmail.com
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di Lorena Bruno

Nel novembre 2012, dopo 18 anni di attività, ha chiuso Edison, la libreria di piazza della Repubblica a Firenze, per il mancato rinnovo del contratto d’affitto, non perché la libreria andasse male. Al suo posto oggi c’è Feltrinelli Red. Alcuni librai non si sono arresi alla disoccupazione, hanno fondato una cooperativa e aperto una loro libreria. Abbiamo intervistato una di loro, Marida Maritato.

Quando e perché nasce la libreria Marabuk?
La libreria ha aperto il 21 marzo 2015, ma il progetto è partito prima, perché la nostra cooperativa, Materiali resistenti, è nata il 18 luglio 2014. La cooperativa è il frutto dei nostri progetti dopo la chiusura della libreria Edison: ci siamo scelti tra noi per comunione d’intenti e abbiamo iniziato a lavorare al progetto di apertura di una libreria nostra. L’idea è nata dalla voglia di continuare a fare il proprio lavoro in modo indipendente: l’unico sistema era farlo per conto nostro. Siamo molto soddisfatti, tutti i nostri trattamenti di fine rapporto sono stati investiti sulla libreria, al di là di pochi aiuti da parte della Filcams Cgil o la Legacoop Firenze, non abbiamo avuto nessun aiuto. Ci sono stati tanti buoni propositi del Comune, della Provincia e dalla Regione, però ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto da soli, che dà molta più soddisfazione.

marabuk

Chi sono i librai di Marabuk?
Siamo sei soci, Daniele, Lorenzo, Vincenzo, Maria, io e Simone. Io ho quindici anni di esperienza, gli altri molti di più. Siamo dei sognatori.

Parliamo del nome della libreria, perché si chiama Marabuk?
Il nome è una fortunata coincidenza: la nostra cooperativa, come dicevo, si chiama Materiali resistenti, quindi volevamo un nome che non si distaccasse molto da questo, ma che fosse più adatto a una libreria. “Mar” richiama il nome della cooperativa, abbiamo pensato che dovesse essere mar-at-buk, molto italianizzato; in seguito abbiamo trovato questo spazio in via Maragliano 29 a Firenze, abbiamo pensato che calzasse a pennello e l’abbiamo chiamata così.

A Firenze esiste un’associazione di librerie indipendenti?
Non ancora. Ci sono state molte riunioni negli anni, anche prima che aprissimo; i librai indipendenti hanno sempre cercato di incontrarsi per creare un’associazione che li tutelasse contro lo strapotere delle catene di librerie. Ci stiamo lavorando, speriamo che succeda presto.

Conoscete la piattaforma Satellite Libri, punto di incontro tra libraio, editore e lettore?
La conosciamo, abbiamo curiosato sul loro progetto e li abbiamo visti molto attivi.

Di che cosa hanno bisogno i librai in Italia? Di un sindacato di categoria, di un associazionismo più operativo, di una nuova legge Levi?
Il libero mercato non può essere applicato al libro come per qualsiasi altra merce. Il prezzo del libro è bloccato, chi acquista di più ha un determinato sconto e di conseguenza può scontare di più, cosa che noi non possiamo fare. Non potremmo applicare uno sconto del 15% come fa Feltrinelli, chiuderemmo subito, come tutti i librai indipendenti. Ci vorrebbe più sostegno, che in Italia non c’è, perché non c’è interesse nel promuovere la cultura, nel far sì che i piccoli librai rimangano aperti, anzi spesso risultano un po’ scomodi se non promuovono un determinato tipo di libri. Ci vorrebbe che lo Stato tutelasse la diversità, nel settore dei libri come in ogni altro. I librai indipendenti però resistono perché a Firenze stanno rifiorendo, seppure a fatica, coraggiosamente. Bisogna puntare sulla diversificazione, offrendo al cliente ciò che si aspetta da un libraio: non il mordi e fuggi dell’ultimo libro di grido che si può trovare dappertutto a un prezzo minore, ma offrire dei servizi come la competenza, la possibilità di trovare in libreria iniziative per la cultura, senza limitare le idee. A livello nazionale un’associazione tra librai potrebbe aiutare molto, a livello locale non fino in fondo. Fin quando non si prendono le distanze dall’idea di coltivare il proprio orticello, gelosi del proprio spazio, non si riuscirà mai a raggiungere un risultato: se la cultura gira, gira per tutti. Noi cerchiamo di interagire con gli commercianti della nostra zona, perché ha bisogno di rinascere: se il quartiere non fa rete non sopravvive nessuno.

marabuk1Quali sono i criteri per la scelta dei titoli da mettere sui vostri scaffali?
Il mercato ne detta alcuni, se so che Fabio Volo vende, piaccia o no, noi dobbiamo tenerlo; poi scegliamo a nostra discrezione: se un autore ci piace molto lo promuoviamo. Ad esempio, a me interessa molto Eureka Street di Robert McLiam Wilson (Fazi Editore) e continuo a ordinarlo nonostante sia uscito anni fa, così come altri miei colleghi consigliano quello che hanno letto e apprezzato. Curiamo molto il settore per ragazzi, stiamo cercando di dare molta evidenza agli autori che seguono il filone della genitorialità ad alto contatto, come Bortolotti, Balsamo e altri, perché proviamo a dare un’impronta diversa alla puericultura. Se mi chiedono i libri della tata, ce l’ho, ma provo anche a offrire un’altra scelta che secondo me è migliore.

Chi sono i clienti di Marabuk e qual è il vostro rapporto con il territorio?
Non ti posso dire se c’è un target particolare, abbiamo aperto da poco e non c’è un settore che va più di un altro, se non quello per ragazzi, che rappresenta la metà del fatturato. La nostra clientela è molto colta, Volo non ha fatto il boom. Cerchiamo di dare spazio alle piccole case editrici come L’orma editore, la Sur, l’Iperborea, la Clichy, che nella grande distribuzione non hanno questa visibilità, al di là di pochi casi in cui il libraio va contro certe direttive. Noi ci teniamo molto perché questa case editrici stanno svolgendo un lavoro enorme di selezione. Proviamo a far conoscere qualcosa di nuovo.

Che cosa c’è da leggere sul tuo comodino?
In questo momento c’è un libro di Donato Carrisi e I cuccioli non dormono da soli di Alessandro Bortolotti.

Cosa si fa con un libro? Seconda edizione a Roma, in libreria

COSA SI FA CON UN LIBRO? Seconda edizione Roma

Cosa si fa con un libro, dopo la prima edizione romana a Garbatella in collaborazione con Altrevie e la #scatolalilla edition in corso a Milano, torna a Roma in versione itinerante in quattro librerie della città.

Da gennaio a maggio 2016, una volta al mese, le librerie L’Altracittà, Pagina 348, Risvolti e Scripta Manent, tutte librerie indipendenti da nord a sud della capitale, ospiteranno  autori, editori, editor, illustratori e traduttori per parlare  con i protagonisti della filiera libro, moderati dalle serpenti romane Emanuela e Rossella.

Il programma:
16 gennaio – Un libro si scrive. La parola allo scrittore Sandro Bonvissuto – Libreria L’Altracittà
6 febbraio – Un libro si pubblica. La parola all’editore Sandro Ferri di e/o – Libreria Pagina 348
12 marzo – Un libro si pubblica . La parola all’editor Massimiliano Borelli – Libreria Risvolti
Aprile – Un libro si illustra. La parola all’illustratore Simone Rea – Libreria Scripta Manent
Maggio – Un libro si traduce. La parola al traduttore Riccardo Duranti – Libreria Pagina 348

L’ingresso è gratuito con aperitivo.

Vi aspettiamo il 16 gennaio alla libreria L’Altracittà di Silvia Dionisi con lo scrittore Sandro Bonvissuto.

Qui gli incontri della prima edizione romana.

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La festa di Pagina 348. 23 anni e non sentirli!

INDILIBR(A)I – Rubrica dedicata ai librai e ai lettori indipendenti

Anche quest’anno, il 16 dicembre, i librai Marco, Cristina e Alessio di Pagina 348, la libreria di quartiere che dal 1992 anima la vita culturale della periferia sud di Roma, organizzano una festa per il loro 23esimo compleanno.

Festeggiare il compleanno è diventata una consuetudine per la libreria Pagina 348 da quando, nel 2012, per il loro ventennale, i librai hanno organizzato un evento al Centro culturale Elsa Morante chiedendo a Fabio Bartolomei, Ilaria Beltramme, Claudio Coletta e Giovanni Ricciardi (tra gli autori più amati dai clienti di Pagina 348) di scrivere un inedito per l’occasione. È stato un successo che si è replicato negli anni.

Fabio Stassi e Marco Guerra alla festa della libreria nel 2013

Fabio Stassi e Marco Guerra alla festa della libreria nel 2013

Questa volta a cambiare è solo il luogo. Non più, infatti, il Centro culturale Elsa Morante, chiuso dal giugno 2015 per una serie di responsabilità condivise fra amministratori, politici e burocrazia, ma la parrocchia del quartiere, l’unica evidentemente disposta a offrire ospitalità gratuitamente.

La lista degli ospiti è sempre più lunga e tra chi ha già dato conferma ci sono: Lia Levi (e/o), Claudio Coletta (Sellerio), Ilaria Beltramme (Newton Compton), Giovanni Ricciardi (Fazi), Paolo Foschi (e/o), Mila Venturini (Nottetempo), Giampaolo Simi (Sellerio) che arriverà direttamente da Viareggio, Anna Monica Ciotola dell’associazione Teatro in gioco.

Gli ospiti saliranno sul palco uno alla volta, scambieranno due parole con Marco Guerra, parleranno del loro ultimo titolo, racconteranno aneddoti divertenti accaduti in libreria. E poi si parlerà del gruppo di lettura della libreria, della riffa di fine anno (in palio un buono di 50 euro da spendere in libri), delle varie collaborazioni con locali, circoli e associazioni del territorio.

Si annunceranno anche  alcune iniziative in programma per il 2016: il corso di scrittura di Mila Venturini tra febbraio e marzo; le nuove attività con i bambini organizzate dall’associazione Teatro in gioco in primavera; l’incontro con l’editore Sandro Ferri di e/o il 6 febbraio per la seconda edizione romana di Cosa si fa con un libro? organizzata da Via dei Serpenti.

L’ingresso è gratuito, si sta comodamente seduti e si può acquistare un libro degli autori presenti.

Quando?  Mercoledì 16 dicembre alle ore 20.45

Dove?  Teatro della parrocchia Spirito Santo in via Rocco Scotellaro 11

Björn Larsson, ospite d’eccezione alla libreria Il Mare

di Emanuela D’Alessio

cover_ilmareEvento d’eccezione il 3 novembre a Roma. Per festeggiare i suoi quarant’anni di attività la libreria Il Mare di Via del Vantaggio ha invitato Björn Larsson, lo scrittore svedese di fama internazionale noto al pubblico italiano per le sue storie di mare e pirati e non solo.
Da pochi mesi è uscito il suo ultimo libro, Raccontare il mare (Iperborea, 2015), una sorta di rilettura critica dei classici (pochi in realtà) della letteratura marinaresca.

Chi è Björn Larsson?
Björn Larsson ha 63 anni, vive in barca e in un piccolo monolocale in Svezia, trascorre una settimana al mese anche a Milano, è docente universitario di letteratura francese a tempo parziale, «per anni sono andato avanti facendo due lavori, il docente e lo scrittore; ora ho avuto l’opportunità di scegliere questa sorta di pre-pensione, e l’ho colta», ha una figlia di vent’anni.
Quando era piccolo voleva fare il geologo seguendo l’esempio paterno, poi si appassionò alle immersioni subacquee, quindi decise di diventare scrittore e andò a Parigi, infine ha scoperto la vela e non l’ha più abbandonata. «Per me il mare è un modo di vivere, mai uno sport o una sfida».
Conosce l’inglese, il francese e lo spagnolo e parla italiano così bene da poter intrattenere con me una conversazione fluida e rilassata.

Bjorn Larsson e Marco Firrao

Bjorn Larsson e Marco Firrao

Perché studiare l’italiano?
Larsson ha deciso di studiare l’italiano per fronteggiare la popolarità dei suoi libri nel nostro Paese.
«Ho cominciato a ricevere molti inviti a festival, presentazioni, eventi in Italia e all’inizio pensavo che conoscendo l’inglese, il francese e lo spagnolo non avrei avuto difficoltà a comunicare e invece no, dovevo sempre ricorrere all’interprete. Allora ho deciso di imparare, anche perché mi piace conoscere una nuova lingua, per poter leggere un giornale, entrare in una libreria e comunicare liberamente, insomma per entrare in contatto con le persone».
Mi vengono in mente i casi di Amara Lakhous e Jhumpa Lahiri che dopo aver imparato a parlare l’italiano hanno deciso di scrivere libri nella nostra lingua. Ma Larsson non sembra avere questa intenzione.
«No, non è possibile per me. Quando vivevo in Francia, dove sono rimasto cinque anni, parlavo e scrivevo in francese. Arrivò però un momento in cui avrei dovuto scegliere tra il francese e lo svedese, ma non ero pronto ad abbandonare la mia lingua di origine».

Come è nato il rapporto con Iperborea?
Se Larsson è così conosciuto e apprezzato in Italia lo si deve innanzitutto alla scelta lungimirante di Emilia Lodigiani che ventotto anni fa ha fondato Iperborea, la casa editrice milanese specializzata nella letteratura del Nord Europa. Nel 1998 ha pubblicato La vera storia del pirata Long John Silver. Un legame esclusivo tra autore ed editore che Larsson racconta così.
«Il contatto è nato un po’ per caso. All’epoca nessuno in Italia e in Europa si interessava alla letteratura nordica. Fu con il libro Il senso di Smilla per la neve, del danese Peter Hoeg (pubblicato da Mondadori nel 1994), che si ruppe un po’ il ghiaccio. La mia agente mi disse che una casa editrice italiana sembrava interessata a pubblicare La vera storia del pirata Long John Silver.  Spedì il libro a Emilia Lodigiani. Al salone di Francoforte di quell’anno la storia di Long Silver diventò un caso editoriale, si scatenarono tutti con offerte stratosferiche per acquistare i diritti. La mia agente mi chiamò di nuovo per chiedermi se dovevamo mantenere la promessa o prendere i soldi. Io risposi di mantenere la promessa, e ho fatto bene».

Il perché della scrittura
Qualcuno ha detto, credo Alessandro Baricco, che: «Per scrivere ci vuole follia, arroganza, direi perfino megalomania, perché se non hai un’alta idea di te stesso non cominci a scrivere un romanzo». Quali sono o dovrebbero essere gli ingredienti indispensabili per diventare uno scrittore?
«Arroganza forse è una parola troppo negativa. Però ha ragione in un certo senso, perché ci vuole presunzione per pensare di avere qualcosa da raccontare agli altri. Invece si deve essere molto testardi e determinati, perché ci vogliono almeno due anni per scrivere un libro. Circa la follia, dipende. Certamente si è folli se si scrive pensando di diventare ricchi».
Quindi, perché scrive Björn Larsson?
«Per avere un’opportunità di entrare in un mondo dove non sono mai stato, per esplorare altri modi di pensare, altre emozioni. In una parola, scrivo per cambiare il mondo. E l’unico modo di cambiare il mondo è cambiare gli atteggiamenti, per offrire alle persone libertà, nuove occasioni per riflettere ed emozionarsi».

LarssonIl mare come mito, il mare come luogo di solitudine
Il mito positivo e romantico del mare come simbolo di libertà, avventura e cambiamento viene contraddetto dalla realtà di chi nel mare trova la morte, l’estrema solitudine, la noia, la limitazione ai propri desideri. Quindi si può parlare anche di mare crudele o semplicemente indifferente, luogo desolato e immobile. Nel libro Raccontare il mare Larsson mette in evidenza proprio questa contraddizione.
«In realtà il mito romantico del mare esiste per chi vive a terra. Conrad, nel suo Lo specchio del mare, afferma senza remore che i marinai non amano il mare, amano le barche. I marinai non sanno nuotare. Per un pescatore norvegese, ad esempio, saper nuotare non serve a niente, perché nelle acque gelide del nord si resiste al massimo cinque minuti prima di morire. Ma io non voglio smontare un mito, né potrei farlo scrivendo un libro. In  Raccontare il mare ho voluto invece raccontare un mondo che non è stato raccontato. Interrogare questa assenza, portare l’attenzione su un’altra realtà, quella delle 100 mila navi che navigano ogni giorno, dei milioni di marinai, di quello che succede nei porti».
Nel libro di Johsua Slocum Solo, intorno al mondo uno dei temi centrali è la solitudine estrema con cui si è chiamati ogni giorno a confrontarsi, soprattutto se si naviga in solitaria come fece lui. Un altro scrittore, assai distante dalle tematiche marinare, Teju Cole, parla di solitudine intensa in mezzo a migliaia di sconosciuti nei sotterranei della metropolitana. Insomma, della solitudine esistono infinite declinazioni.
«La solitudine è una scelta, soprattutto in barca. Io non ho navigato molto in solitaria, anche se vivo da solo sulla barca. Ma penso che la solitudine in una città provochi maggiore sofferenza, perché c’è il rimpianto di un’occasione perduta. Sulla barca questo non accade, perché non ci sono aspettative. Quando si scende dalla barca poi, e questo è molto importante, si viene accolti con gioia, come un ospite, quindi non ci si sente affatto soli».

La crisi del libro
In Italia si pubblicano più o meno 60.000 titoli l’anno. Un numero che fa impressione soprattutto in relazione alla percentuale assai limitata di lettori. Si parla da anni di crisi del settore. In Svezia che cosa succede?
«Io non penso che ci sia una vera e propria crisi. Ci sono molti libri pubblicati e molti libri venduti. C’è piuttosto un fenomeno di moda. Quando Stieg Larsson vende 20 milioni di copie significa che non sono venduti 15 milioni di copie di un altro bravo scrittore. Non penso che si debba leggere di più, ma dovremmo chiederci che cosa si legge. In una libreria in Svezia il 50% dei romanzi sono gialli, questo perché i giallisti hanno occupato uno spazio vuoto che altri romanzieri non hanno utilizzato. Ma la rappresentazione della società svedese attraverso la criminalità non è realistica».

libreriaLe librerie in Svezia
«In Svezia ci sono poche librerie indipendenti, mentre il 70% del mercato è occupato da una sola catena di librerie con un’offerta omologata. Inoltre in Svezia il prezzo dei libri è totalmente libero e questo provoca distorsioni. Ad esempio, si applicano forti sconti su un best seller e non su un poeta sconosciuto che quindi resterà tale, senza alcuna agevolazione al suo acquisto».

Che cosa legge Björn Larsson?
«Io leggo di tutto. Quando scrivo su un tema, leggo tutto quello che c’è su quell’argomento. Quando sono tornato dagli Stati Uniti, dove ero andato a 15 anni, ho letto tutta la letteratura americana, Ernest Hemingway, Samuel Bellow. Poi ho letto per lavoro tutta la letteratura francese e ora sto scoprendo i classici moderni italiani come Italo Calvino, Dino Buzzati e altri.
Ho appena finito di leggere un libro di interviste di Herta Müller, in valigia ho anche la Divina Commedia, ma ancora non riesco a capire nulla. Poi ho acquistato per caso un libro di Dacia Maraini, che è anche mia amica, su Chiara d’Assisi».

Oltre al best seller La vera storia del pirata Long John Silver, Larsson ha scritto romanzi di mare,  tra gli altri Il cerchio celtico e Il porto dei sogni incrociati, filosofico-scientifici come Otto personaggi in cerca (con autore), un’autobiografia in due tappe (La saggezza del mare e Bisogno di libertà), thriller atipici come I poeti morti non scrivono gialli, tutti pubblicati da Iperborea.