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Intervista a Federica Buglioni, curatrice della collana Ci provo gusto (Editoriale Scienza)

il-club-dei-cuochi-segreti-copertina---310-310SCARABOCCHILa rubrica dedicata alla letteratura per bambini e ragazzi.

A cura di Rossella Gaudenzi

Luca, Pepe, Mimma e Federico sono i quattro piccoli cugini protagonisti di Il club dei cuochi segreti (Editoriale Scienza, 2014). Si ritrovano stagione dopo stagione nella casa di campagna di nonna Lu e nonno Leo e sotto la loro vigile presenza imparano a sporcarsi le mani con la terra, con le piante, con i frutti da raccogliere e da trasformare in cibo profumato e gustoso. Assaggiano la libertà e iniziano a bilanciare il prezzo del prendersi le responsabilità delle proprie azioni.

Per la triestina Editoriale Scienza, casa editrice specializzata in divulgazione scientifica per ragazzi, lo scorso ottobre è nata la collana Ci provo gusto, con le due uscite Giochiamo che ti invitavo a merenda? (a partire dai 3 anni) e Il club dei cuochi segreti (a partire dai 7 anni), un progetto di Federica Buglioni ed Emanuela Bussolati.

«Anche io sono stata una bambina curiosa e vispa, cresciuta ai bordi di una metropoli ma con l’incommensurabile ricchezza di un’ampia casa di campagna dei nonni pronta ad accogliermi. Ogni volta che vi tornavo cambiavo pelle trasformandomi in una creatura dei campi. Il club dei cuochi segreti che parla di natura, cibo e libertà, ha riacceso l’entusiasmo di quei tempi lontani».

Via dei Serpenti ha intervistato Federica Buglioni, una delle autrici.

Federica Buglioni

Federica Buglioni

Federica Buglioni lavora da molti anni nel mondo dell’editoria, prima come redattrice, poi in qualità di autrice di libri di cucina e alimentazione per genitori e bambini. Ha tradotto dall’inglese documentari di natura a marchio Airone, National Geographic e Bbc, e lavorato come interprete. È co-fondatrice e presidente dell’associazione milanese Bambini in cucina, attraverso cui promuove il valore educativo e affettivo del cucinare con i bambini, insieme a un approccio all’educazione alimentare fondato sul piacere del fare. Ha pubblicato per Editoriale Scienza Cuochi col sale in zucca, Giochiamo che ti invitavo a merenda?, Il club dei cuochi segreti; è autrice inoltre di In cucina con mamma e papà (San Paolo) e di In cucina con i nostri bambini (Franco Angeli), scritto con Marcella Marraro.

L’elemento cibo – e sempre più buon cibo, sano, non avvelenato, preparato con cura e lentezza – da tempi “non sospetti” (In cucina con i nostri bambini. Esperienze e ricette, Franco Angeli, 2004) fa parte del bagaglio di ricchezza personale di Federica Buglioni. Quale valore aggiunto ritieni dia, oggi nel 2015, a un libro per bambini?
Ho iniziato a interessarmi al tema del cibo quando mio figlio era piccolo, rendendomi conto, come genitore, che il cibo è un elemento completo che permette a un bambino anche molto piccolo di fare esperienze diversificate e di comprendere molte cose, proprio perché parte della sua vita quotidiana. Ad esempio per un bambino di città la frutta e la verdura sono l’unico elemento di contatto con il mondo naturale, è la natura che entra in casa ogni giorno. Si tratta soprattutto di un’esperienza tattile: cucinare significa fare esperienza con materiali diversi, che possono poi essere messi in bocca senza pericoli. Il cibo è un “materiale” che si presta a tantissimi approcci. A scuola non è soltanto utile per imparare a fare le divisioni, capire l’origine dei cibi significa capire la storia, la geografia; per i più grandi c’è la chimica, la fisica. A casa, ma naturalmente anche a scuola, il cibo è socialità: ci sediamo a tavola non solo perché è pratico mangiare insieme, ma per creare un momento di incontro e affettività; il bambino mette in bocca cibo ed emozioni. Un bambino che non mangia a tavola reagisce spesso a un clima non favorevole, raramente non apprezza quel che c’è nel piatto. Parlare di cibo ai bambini non significa insegnare quello che fa bene o fa male o parlare dei “mattoncini” che compongono il corpo umano: significa invece esplorare linguaggi. Nel libro Il club dei cuochi segreti i quattro bambini protagonisti esplorano prati e boschi, imparano a giocare col mondo selvatico e a mettere in campo tutti i sensi, gusto compreso ed è attraverso questo processo, andando incontro alla natura che nutre, che imparano ad amare il cibo di qualità. In Giochiamo che ti invitavo a merenda c’è la ritualità del cibo, che con i bambini si può esplorare facendo finta: si gioca a ricreare un mercatino, a inventare ricette magiche con stoffe, cartoni e materiali che abbiamo in casa, magari per organizzare la festa di compleanno per le bambole. Il bambino fa le prove a imitare l’adulto, impara i gesti ed esplora sé stesso.

Le avventure di Luca, Pepe, Mimma e Federico, i giovani protagonisti di Il club dei cuochi segreti si svolgono a Bertello, località di dolce campagna. Che luogo è Bertello?
Bertello è un luogo di fantasia. Ho immaginato una località sull’Appennino perché questo mondo si snoda per buona parte dell’Italia, è accessibile e raggiungibile agevolmente anche solo facendo una gita fuori porta. La mia esperienza di vita libera che narro in Il club dei cuochi segreti  – i cui temi portanti sono cibo e libertà – risale a un paese collinare nel cuore della Sardegna dove andavo da bambina. Con i piccoli amici di allora si cercavano girini e libellule, si raccoglievano i fichi d’india e si rientrava a casa pieni di spine. Ma l’Appennino è un mondo più accessibile e ricco, che ha molto da offrire ai bambini in tutte le stagioni, un regno in cui è possibile raccogliere more, lamponi, funghi e castagne; miracolosamente qui è ancora arduo cementificare quindi verdeggiano i boschi e si sviluppa una campagna meravigliosa.

Emanuela Bussolati

Emanuela Bussolati

Ci racconti il procedere di questo lavoro di scrittura, illustrazione e fotografia, svolto insieme a Emanuela Bussolati?
Emanuela Bussolati per me è una maestra, ha conoscenze vaste e sa comunicarle molto bene. Padroneggia i linguaggi, quello della parola e quello dell’immagine; dietro la mano dell’artista ci sono tanta competenza e tanto sapere sul modo in cui i bambini recepiscono, su ciò che tocca il loro cuore. Senza Emanuela questo progetto non si sarebbe realizzato. Non abbiamo voluto dividere i compiti: il pensiero è stato costruito e sviluppato insieme, il progetto di collana è stato ideato insieme; lei è un’artista dal cuore selvatico e su questi temi ci siamo trovate sulla stessa linea d’onda. Il testo contiene i ricordi di entrambe, la parte inerente le immagini è stata affidata interamente a lei, i disegni sono i suoi, le fotografie – forse per il 60% mie e il 40% sue – sono istantanee di vita quotidiana. Le mie sono state scattate durante passeggiate in campagna con mio figlio, senza l’ambizione di essere belle foto: lo scopo era di fermare i momenti di un’esperienza alla portata di chiunque. Non ci interessa fornire “il consiglio dell’esperto”: pensiamo alle giovani mamme di oggi come a giovani sorelle a cui trasmettere il testimone di quello che abbiamo compreso. Il mondo femminile è ricco di saperi dall’enorme valore e quindi abbiamo voluto mantenere questo livello di concretezza e di realtà.

In quale momento hai deciso di dedicarti ai libri per bambini e perché?
Vengo dal mondo dell’editoria dove ho lavorato per lungo tempo. Quando è nato mio figlio, ho iniziato a fare attività di cucina con lui, un modo per mantenere attivo un bambino molto curioso e per tenerlo sott’occhio. Credevo che tutti i genitori facessero lo stesso, ma confrontandomi mi sono resa conto che molti pensavano che la cucina fosse un luogo pericoloso. Non vivevamo ancora gli anni della crisi però mi rendevo conto che un pacco di farina in casa lo abbiamo tutti: un laboratorio di cucina non è un’attività di élite, è alla portata di qualsiasi tasca. La cucina per i bambini è un’attività democratica, adatta a qualsiasi cultura, mentalità, pensiero; forse da considerarsi la fetta che manca in certa formazione montessoriana. A mio avviso è materia didattica a tutti gli effetti. Tutto è nato così, per esperienza diretta. Lavorando nell’editoria il passaggio è stato semplice. I primi libri su questo tema scritti da me sono per genitori e non per bambini. Se non avessi conosciuto Emanuela Bussolati non mi sarei avventurata nella scrittura di un libro per bambini, impresa ben più difficoltosa: ci si rivolge a un pubblico intelligente con il quale bisogna comunicare con un linguaggio diverso da quello dell’adulto.

giochiamo-che-ti-invitavo-a-merenda-copertina---310-310Quali editori meglio rappresentano Federica Buglioni e perché?
Non sono un’esperta del mondo editoriale per bambini e ragazzi. È stata scelta Editoriale Scienza perché prima di questa collana ha realizzato libri realmente interessanti e ben fatti sul cibo, forti dell’idea che il cibo vada raccontato da diversi punti di vista, dalla narrazione alla scienza al semplice ricettario e così via. Proporre a loro la collana ci permetteva di confrontarci con qualcuno in grado di capire l’intenzione.

Esiste una fascia di età infantile a cui ti senti più vicina?
Non direi. Nella mia esperienza sul campo, quella dei laboratori che tengo da anni per l’associazione Bambini in Cucina, mi relaziono con le diverse fasce di età facendo sempre nuove scoperte. I bambini più attenti sono i più piccoli; i più grandi a volte vengono distratti dal confronto con gli altri e temono il giudizio, si sentono a volte in competizione: se il clima non è sereno fanno fatica e subentrano dinamiche più complicate. Tra due bambini che preparano per la prima volta gli gnocchi, paradossalmente riuscirà meglio nell’impresa quello di quattro anni rispetto a quello di otto, anche se il bambino più grande è poi aiutato da un pensiero logico e razionale che lo porterà ad andare più avanti. Una particolarità che ho notato è che i bambini della fascia nido-materna hanno una discreta manualità grazie a varie attività svolte, ma alle elementari disimparano, come se le mani dimenticassero le esperienze fatte. Non di rado incontro bambini che non riescono più a chiudere la mano a pugno per impastare.

Nel libro Il club dei cuochi segreti le figure dei nonni sono centrali contro una totale assenza delle figure genitoriali. Perché?
La generazione dei nonni di oggi, che potrebbe andare dai cinquantacinquenni in su, è quella di coloro che hanno fatto molte esperienze a contatto con la natura e, a differenza dei genitori spesso risucchiati da ritmi di vita frenetici, non ne hanno paura. Il libro riporta la storia di una coppia di nonni ex hippie che hanno viaggiato, toccato con mano la libertà, sporcandosi le mani con il mondo. Ecco perché sono figure così centrali, in grado di infondere coraggio e serenità.

Altro tema portante del libro: l’importanza della missione, dell’obiettivo.
Ogni giorno i nonni affidano ai bambini una missione, un obiettivo, che rappresenta da una parte un pretesto per uscire e dall’altra un limite, che per i bambini è rassicurante. La missione è anche un aiuto a focalizzare l’attenzione su un alimento e quindi un invito a guardarlo in modo non superficiale, a godersi un’esperienza, a consumarla fino in fondo. Qual è il fondo? La cucina, naturalmente, dove l’alimento viene trasformato, tutti insieme, in un sapore che entra a far parte della trama e dell’ordito della quotidianità.

Quali libri ci sono sul tuo comodino?
In questo momento sto leggendo l’ultimo libro di Dario Bressanini, La scienza della pasticceria (Gribaudo, 2014). Ma sul mio comodino c’è anche una raccolta di miti greci, un libretto scritto da non so chi, scovato su una bancarella, che mi accompagna con leggerezza verso il sonno.