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Articolo scritto il 13 feb 2012, si trova in Recensioni.

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Donald Ray Pollock – Le strade del male

D.R.Pollock "Le strade del male"Recensione di Eleonora Rossi

«Quello che voglio dire è che quando si arriva al dunque, alla fine soffrono tutti».
A pronunciare queste parole è Willard Russell, uno dei personaggi delle Strade del male, il primo romanzo di Donad Ray Pollock, e Arvin Russell, suo figlio, troppo presto deve rendersi conto che la sofferenza farà parte della sua vita e che il mondo che lo circonda è un inferno.
Arvin ha solo dieci anni, la faccia sporca di torta ai mirtilli e gli occhi ancora umidi delle lacrime versate per la morte della mamma quando scopre nel bosco vicino casa il corpo di suo padre ormai senza vita, inginocchiato sul terreno zuppo di sangue e circondato da carcasse di animali.
La madre è morta poco a poco per un male che le ha avvizzito il corpo e spezzato le ossa. La sua agonia ha straziato l’anima di Willard che, dopo aver tentato invano di salvare la moglie, in preda a una follia cieca ha deciso di uccidersi squarciandosi la gola con un coltello. Ma Willard non era più lo stesso da tempo, da quando, anni addietro, era stato nel Pacifico dove aveva combattuto durante la Seconda guerra mondiale. Lì aveva conosciuto l’atrocità e la barbarie che resteranno impresse nella sua mente: sarà ossessionato per sempre dall’immagine cruenta di quell’uomo crocifisso vivo che lui stesso aveva aiutato a morire.
Taciturno e capace di uccidere a mani nude, sarà preso nel vortice della follia, allestirà un ceppo per la preghiera, e andrà poi alla ricerca ossessiva di vittime – animali e uomini – da sacrificare a Dio in un rito primitivo e sanguinolento in cambio della vita di sua moglie. Alla fine Willard, ormai impotente ma ostinato nel riavere con sé la moglie, compierà l’estremo sacrificio di sé stesso.
Arvin amava e allo stesso tempo temeva quel padre, «non sapeva cosa fosse peggio, se quando beveva o quando pregava. Per quanto riuscisse a ricordare, suo padre combatteva il Diavolo da sempre».
Così, a distanza di poche ore, il ragazzino si ritrova orfano, solo, in un mondo affollato da gente depravata e violenta. Sarà affidato alla nonna Emma e crescerà insieme a Lenora, un’altra orfanella, e allo zio Earskell.
Diventato un giovane uomo, bellissimo e così diverso da tanti «topi di fogna», è costretto a intraprendere un viaggio attraverso l’Ohio e il West Virginia. Oltrepasserà desolati villaggi come Coal Creek, Meade «una cittadina dedita alla fabbricazione della carta, un’ora di strada a sud di Colombo, che puzzava di uova marce», Knockemstiff «dove, nel 1957, vivevano circa quattrocento persone, quasi tutte legate dal sangue per via di qualche desolata calamità, che fosse lascivia o necessità o pura e semplice ignoranza».
Questi luoghi, che sono gli stessi in cui Pollock è cresciuto e dove – come la cittadina Knockemstiff – ha ambientato anche la sua prima opera, sono posti dimenticati da Dio, in cui il diavolo può nascondersi dietro ogni curva, a ogni stazione di servizio, in una chiesa, in motel lerci e fatiscenti o in un bar in cui un vecchio jukebox suona la musica country di Johnny Cash o di Patsy Cline. Qui ognuno è capace di commettere crimini atroci e incredibili, e «non possiamo nemmeno immaginare quante maniere di tormentarci conosce il Diavolo, nessun uomo è mai stato cattivo abbastanza, nemmeno quel tipo lì, quell’Hitler…». Il Diavolo dunque può farsi vivo sotto forma di simboli, o incarnarsi in qualunque essere vivente, trascendere ogni cosa:

«Premette la sigaretta nel posacenere e guardò di nuovo il cuscino. Sei erano i modelli con cui avevano lavorato in quel viaggio, e sei erano i dollari che la vecchia stronza gli aveva chiesto per la camera; e adesso ecco quelle sei mosche stecchite sul letto. [¼] “E cosa significavano questi tre sei, Carl” si chiese a voce alta. Tirato fuori il coltello armeggiò con un foro in uno dei due molari, mentre pensava a una risposta adeguata, una risposta che ignorasse l’implicazione più evidente di quei tre numeri, il segno biblico che la sua vecchia pazza gli avrebbe fatto allegramente notare, se fosse stata ancora viva. “Significa che è il momento di tornare a casa” disse infine, chiudendo il coltellino con uno schiocco».

Le strade del male raccontate da Pollock proseguono idealmente verso quelle di Flannery O’Connor in Un brav’uomo è difficile da trovare o quelle attraversate dai personaggi di Cormac McCarthy. Sono percorsi accidentati e pericolosi, popolati da grotteschi predicatori mangia-insetti, pedofili storpi, sceriffi corrotti, cameriere squallide disposte a vendere anima e corpo per un sogno o un po’ d’amore. Oppure si può incontrare una coppia di serial killer che adesca giovani autostoppisti per immortalarli in foto pornografiche:

«La coppia vagava da ormai diverse settimane per il Midwest, in quell’estate del 1965, costantemente a caccia, due nullità in una Ford station wagon nera […]. L’uomo sul sedile del passeggero era sempre più grasso e credeva nei sogni e aveva l’abitudine di pulirsi i denti cariati con un coltellino tascabile Buck. La donna era sempre al volante e indossava pantaloncini stretti e camicette leggere che ne mettevano in mostra il corpo pallido e ossuto in un modo che entrambi trovavano allettante. Lei sfumacchiava una dietro l’altra ogni tipo di sigaretta al mentolo su cui le riusciva di mettere le mani, mentre lui masticava di continuo sigari neri a buon mercato che chiamava cazzi di cane. La Ford puzzava di olio bruciato e perdeva dai freni, e minacciava di sversare le sue viscere metalliche su tutta l’autostrada ogni volta che la spingevano a più di cinquanta miglia all’ora. All’uomo piaceva credere che assomigliasse a un carro funebre, ma la donna preferiva pensare a una limousine. I loro nomi erano Carl e Sandy Henderson, ma a volte ne usavano altri. Negli ultimi quattro anni, Carl era andato convincendosi che gli autostoppisti fossero il meglio, e in quei giorni, sulle strade, di autostoppisti ce n’erano un sacco. Lui chiamava Sandy l’esca, e lei chiamava lui il cacciatore, e per entrambi gli autostoppisti erano i modelli».

Corrotti, assassini, stupratori, alcolizzati, tutti saranno legati ad Arvin da un cordone insanguinato. Sono anime dannate senza alcuna possibilità di salvezza, conforto o consolazione. Non nella religione, non nella giustizia, né nei sogni e neppure nel cielo che è solo un «baldacchino grigio e sconfinato».
Donald Ray Pollock è arrivato alla scrittura relativamente tardi e questo è il suo primo romanzo, ma Le strade del male può essere considerato come l’opera di un vero narratore. Pollock riesce a tenere attaccato alla pagina il lettore che «malauguratamente» decide di prendere in mano il suo libro. Fa di tutto per respingerlo, scaraventandolo in questo universo di orrore dove il male regna all the time, sempre e ovunque. Pur di fronte all’esplicita e quasi mai allusiva oscenità del male, si prosegue fino alla fine, ipnotizzati dal ritmo incessante di una macabra danza di morte.
E poi, da tutto questo sfacelo riesce ad affiorare un anelito di umanità che, come un raggio di sole, fa breccia nella fitta e umida coltre di nebbia che avvolge questa parte di mondo.

Nota sull’autore
Donald Ray Pollock è nato nel 1954 a Knockemstiff, una cittadina nel sud dell’Ohio e oggi vive a Chillicothe.
Ha lasciato presto la scuola e ha lavorato in un mattatoio e per più di trent’anni in una cartiera. Poi si è iscritto a un corso di scrittura per farsi ridurre l’orario di lavoro. Il suo incontro con la scrittura è stato quindi piuttosto casuale.
Ha ottenuto un MFA alla Ohio State University nel 2009 e nello stesso anno ha anche pubblicato la sua prima opera, la raccolta di racconti Knockemstiff (uscito in Italia con la casa editrice Elliot) con la quale ha vinto il PEN/Robert Bingham Fellowship, ricevendo apprezzamenti dalla critica americana.
Le strade del male (The Devil All The Time, pubblicato in Italia sempre da Elliot) è il suo primo romanzo ed è uscito in America nel 2011. Dei suoi scritti si è parlato nelle più importanti pagine culturali americane: «The New York Times», «The Journal», «Sou’wester», «Chiron Review», «River Styx, «Boulevard», «Folio», «Granta», «NYTBR», «Washington Square, «The Berkeley Fiction Review».

Per approfondire:
leggi la recensione su Lankelot
leggi la recensione su D
leggi la recensione su Cabaret Bisanzio

Donald Ray Pollock, Le strade del male
traduzione di Giuseppe Maugeri
Elliot, 2011
pp. 256, euro 16,50

 

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6 commenti

  1. Adele
    14 febbraio 2012

    Complimenti per la bella e accurata recensione. Il libro però non lo leggerò, quell’ “universo di orrore” che descrivi con tanta precisione non mi attira per nulla.

  2. Eleonora
    14 febbraio 2012

    Grazie Adele, grazie davvero.
    Mi fa molto piacere che la recensione ti sia piaciuta.
    Il libro non è di certo rassicurante ed è probabile che provochi delle idiosincrasie. Capisco quindi la tua posizione, anche se ritengo – e credo di averlo in qualche modo scritto – che sia un buon libro.

  3. luca
    26 aprile 2012

    scusa non ho capito bene: come finisce il finale?

  4. viadeiserpenti
    27 aprile 2012

    Finisce finito.

    • luca
      29 aprile 2012

      io intendo: Arvin perchè è costretto a intraprendere un viaggio?
      E in quale luogo si trova(Arvin) quando finisce il romanzo?

  5. eleonora
    30 aprile 2012

    Ciao Luca!
    In genere, quando scrivo le recensioni, evito di dare informazioni dettagliate sulla trama. Per questo sono stata evasiva su alcuni punti e, invece, più precisa su altri aspetti del libro. Se proprio lo vuoi sapere però ti posso dire che Arvin è costretto a intraprendere un viaggio perché commette un crimine.
    Per il resto, ti consiglio davvero di leggere il libro.
    Grazie per l’attenzione e buona lettura!

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